Arrancame la vida!

per sempre uguale


Ecco. La cosa bella di abitare in questo Paese è che potresti stare via anni, ma che dico, decenni,  millenni e avere la certezza assoluta che tutto rimane al suo posto, quel posto esatto che ci è stato dato di occupare nel precisissimo ordine dell’universo, nei secoli dei secoli. Potresti essere stato indifferentemente su Marte o a Kabul e al tuo ritorno trovi tutto esattamente uguale, anzi, un po’ peggio.Il mondo crepa di fame, la gente è in cassa integrazione, i pensionati frugano nei cassonetti dell’immondizia, ma noi siamo preoccupatissimi per l’influenza. Ecco, sì, l’influenza ci preoccupa un sacco. Soprattutto da quando in tutte le edizioni dei vati Tg non si parla d’altro. E per fortuna che ci hanno pensato le case farmaceutiche, vere opere pie ed esempio di carità vivente, a mettere sul mercato vaccino e anti influenzali, così siamo tutti a posto o quasi. Neanche fosse la peste dei tempi bui del Medio Evo. Chissà quanto ci guadagneranno da questa influenza e chissà chi intascherà tutti quei soldi. Mi rode questa domanda. Il nano maledetto, fra un puttan tour e l’altro, vola a Tripoli a rendere omaggio ad uno dei peggiori farabutti della storia moderna. Ma, certo, meno male che noi in Italia abbiamo un tipo tutto d’un pezzo come La Russa, che, perdio, le frecce tricolore le fa volare solo se dal culo sputano bianco, verde e rosso, che è così che si dimostra di avere polso, mica storie. E che ci fa se poi fra gli invitati c’è pure Omar al Bashir, ricercato dal Tribunale penale internazionale dell'Aia per crimini di guerra.? Mica è colpa del nano sporcaccione se ai party di Tirpoli c’è qualche pecora nera, che la Libia mica è casa nostra, dove facciamo come ci pare. Dopo tutto la Libia ci serve. Lo dicono chiaramente in tv i vari portavoci del governo, che qui mica si discute di etica, qui si parla di cosa sia utile o meno. A chi poi resta da vedere.  Siamo o non siamo un’azienda, dopo tutto? Il Giornale, mirabile esempio di giornalismo autentico e super partes, attacca l’Avvenire e il Vaticano. Il Vaticano si difende. Detesto il Vaticano, ma detesto ancora di più il Giornale, ovvio.  A Roma si prendono a calci e pugni alcuni omosessuali. Non è mica che i romani siano più razzisti dei veneti e dei piemontesi, è che a forza di vedere attorno a noi minchiate di ogni tipo, legittimate da un governo di destra, cioè conservatore, qualunquista, populista, negligente e un poco fascista, è ovvio che qualche testa di cazzo che prima teneva per sé le proprie idee naziste, oggi si senta più  al sicuro se azzarda le sue prodezze infami. A Roma c'è la gay street ( tale e quale che a San Francisco), ma non è mica colpa dei romani, è la gente che ha perso il senso della civiltà, ad ogni latitudine, pare.  E dopo tutto è così che si fa.  Gli immigrati, del resto, li facciamo morire in mare se non ci servono a  nulla. Se invece ci servono, come le badanti, ad esempio, non solo li accettiamo, ma diamo loro perfino uno stipendio. Straordinario l’amore che mettiamo nelle nostre azioni, noi. E meno male che fra poco ricomincerà X Factor, così, fra la minaccia di una pandemia e l’ennesima vaccata del nano malfattore, potremo almeno tirare un sospiro si autentico sollievo al cospetto dell’arte vera. Bellissimo. E’ proprio bello tornare  a casa.