Petali di parole

Here we are with our running and confusion


Cammino nuovamente il suolo di Trieste, e se non sono felice, sicuramente sono serena.Non ho più addosso la pesantezza degli ultimi mesi, quella dei litigi, dei sensi di colpa, dell'inadeguatezza. Ora mi sento leggera, pronta a dedicarmi a cose davvero importanti. Eppure rimane una sorta di grossa e affolata confusione nella mia testa. Qualcosa che ha più a che vedere con la categoria del volere che del dovere. Ciò che devo mi è noto. E' ciò che voglio che non capisco. Sono contenta di avere ancora tempo per mettere in ordine la soffitta dei miei pensieri, per riscoprirmi palmo a palmo. Non mi spaventano le ore di lezione e poi quelle di studio. No, affatto. Mi spaventa il telefono che può squillare come no, mi spaventa controllare la posta elettronica. Mi atterriscono le possibilità del mondo, la democrazia, il pluralismo dei sentimenti, delle scelte, delle opinioni. Quello che sento, ora, è solo il gran bisogno di rifugiarmi in un mondo concreto, fatto di certezze tangibili. Un mondo di appuntamenti con la vita, una vita di ritmi, di scadenze. Un mare di boe e di scogli. Voglio vedere le stesse facce, lo stesso sole, le stesse strade, ogni giorno. Non voglio preoccuparmi che debba accadere qualcosa di nuovo. Avere a che fare solo con me stessa. Alone with everybody.