fasce marginali

Slipping Down


..La piega presa. Non era delle migliori.Rammentai a me stessa.Sibilavo in continuazione. Quell’incomprensibile.Variabile. Insignificante. Di cui mi facevo ambasciatrice.Un codice morse. Decifrabile. Solo con gli occhi.Ricordo. Che in quell’istante esatto.Per qualche strana ragione. Rimasi come sospesa.Un alto pericolo d’attrazione. Sembrava trascinarmi sotto.Il cuore cominciò a rullare. Qualcosa s’era messo in moto.Facendo frullare le turbine. E caricare le correnti. Ascensionali.Degli starter. Preposti appositamente. A soddisfare.I comandi impartiti. Dalla tabella numerata. Dentro la mia cassa toracica.Scolpendo. Nell’aria. Le tonalità di un abbandono.Intanto una parte di me. Era come immobile.Decisa a non muovere un solo passo.E arrampicarsi. Con la sola forza del pensiero.Per non precipitare. A coordinate. A terra.Sul nero asfalto. Della mia immaginazione.Solo un suono. Cominciò a serpeggiare. Alle mie spalle.Un alternarsi di dune impercettibili.Da farne mucchietto. E stendere. Come fosse reticolato.Il suono di un posto.Dal contorno umano. Senza peso specifico.Aggrappato a un principio di verità.E una fragilità. Che avrei perso. L’indomani.Insieme a quel brusio negli occhi..Lasciai andare. Le lacrime.Ma io rimasi.