fasce marginali

phile


Granny mi scosse dal torpore come una lingua che si insinua fra le tue foglie di fico preferite-stavo allungando strizzando il mio sonno in ina calma agitazione-tentavo di allontanare i creeps che scivolavano brutti pensieri dentro gli interstizi dell'abbandono più languido-cera bollente nelle orecchie-mi ero dimenticato della seduta così venivo sbattuto e sbobinato fuori dalle lenzuola-messo sotto una lampadina a scarsità di fuoco- con uno specchio davanti fatto di tagli tentavo un'operazione di recupero e inseguivo gli abiti mentre una paralisi tranquera mi abbarbicava gli stinchi e risaliva i glutei fino agli intestini-bloccandomi i circoli normali dell'assuefazione e ribollendo le minuscole gramaglie di pasto finchè diventavano formiche rabide in fuga verso la bocca- Vomito- La strada non è più la stessa-è intrecciata da nappi di origine e stralci di vite australiana-la pavimentazione stradale è eruttata- granny mi trascina letteralmente mentre la mi lingua tocca tutte le impurità della terra e gli occhi si fanno ebeti come la nebbiolina cloudy sul tergicristallo di un pomeriggio eunuco-è freddo-quelle mattine di marzo in cui si sente la Primavera ma non la si vede-le insegne le hanno diroccate-i fantasmi giocano a hide and seek con i vecchi camioncini divelti dell'algida-un vigile prime presenze viventi s'è incatenato a un cane ed entrambi sono diventati attori di sè stessi indossando una pastiera di tarocchi la scalinata per l'udienza è lunga e dissestata-tento di agganciarmi ad un passamano ma lo trovo unto di ruggine e troppo deformato dal vento così rinuncio-ovunque ogni otto passi statue della Fortuna e di morti bendati frati cappuccini in posa benedicente e lugubri allocchi impiegati- nulla di corporale intendo-  Io e Granny entriamo nella sala e un grande strepito si leva da una gazza appollaiata sopra il mirrorball raffigurante la Giustizia in atto di offendere il panno che Cristo tiene premuto al costato-è blasfemo grido e tanto di arrampicarmi sulle precarità delle canne sbrecciate dell'organo che mantica con affanno spinto da un turco riprogrammato-Granny nemmeno mi osserva poi mi stronca e mi sostiene per quella che subito appare come un'immensa camminata sino al fondo della sala dove finalmente un'essere in carne e polvere mi aspetta per offrirmi il suo giudizio-Colpevole-biascica la vecchia chimera di un magistrato mentre ancora si nutre delle sottile pieghe filettate del fegato dispeptico del suo succubo- Poi tutta la persona infrollisce come un bastione di caramello sotto l'afa spietata-la  chimera gracchia e sbatacchia lontano da quel luogo dove i condoni si erano fatti cappi-  Finalmente fugo a Granny e sbuco su un'enorme tromba di scale senza echi-in fondo minuscolo intravvedo zio Gerardo morto repubblichino secoli addietro- Maledetto comunista mi sbraita così hai portato l'italia-alza il moschetto 91 nella mia direzione e apre il fuoco-il proiettile mi lacera una guancia e mi sbatte contro la parete nuda- le urla si confondono alla quiete più assoluta mentre tutto l'edificio traballa ma incassa-come sempre secondo ingiustizia-cerco Granny e chi mi farà scontare la pena ma improvvisamente la città si è cristallizzata come dentro una gabbia di murano virale- piangiamo in silenzio l'uno sulla spalla dell'altro-prigionieri-