fasce marginali

Vermilion


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.Vermiglio è la lenta ascesa ai margini della tua bocca. Intersecata perfezione che s’accosta alla mia, gonfia d’un pudore d’aurore calpestate. E sul primo chiarore del mattino strofino le palpebre di un pensiero che non oso dire e che mi piega allo stremo dei giorni trascinandomi addosso il veloce incedere delle tue parole. Ho un torpore sulla lingua e brutti pensieri d’assuefazione che mi ribolliscono nella scelta di maiuscole e minuscole fra le mie dita ricolme e le mie mani impazienti di un istante prossimo, pregno di ogni sfumatura. Il dominio dell’attesa mi macera in petto di ipotetiche verità. E in quel non dire traboccante di morsi dai tratti torbidi. Ti concedo il supremo e indecifrabile percepire agli angoli della bocca. Divago. Distolgo lo sguardo appena e mi sciolgo in silenzio al riparo dalle mille tue lingue che mi leccano il cuore alle mille supposizioni di teche e frammenti per un puzzle che è solo mio immaginario sull’avvenire, e vana speranza di avere ali abbastanza ampie per proteggerti dai sicari abbagli di apnea e cicatrici implose. Disciolgo gli occhi e me ne curo appena. Spegnerò anche questa notte portandomi dietro la mia goffa e inutile timidezza. Poi all’alba mi mangerò le nocche e ne succhierò lenta la striatura che accenna ad una vana più buona sorte, frattanto che le mie gonfie tempie tenderanno alle notturne reminiscenze di quel che dico ma che non oso dire.