Ziggy Stardust

20. L'aspirazione borghese al dominio


20. L'aspirazione borghese al dominioEccolo qui. Monsieur Rivière. Anno 1805. Era un funzionario dell'amministrazione pubblica. Il pittore è sempre Ingres: ma ai suoi esordi, ancora prudente e sobriamente didattico. Il ritratto della borghesia al suo debutto. Monsieur Bertin quando ancora doveva vincere. Allora la luce è più distesa, perché deve illuminare tutto, e spiegare bene. C'è già l'orologio (e in più un anello prezioso) a certificare una certa sicura ricchezza. Ma il corpo è ancora tirato, a mostrare l'animale che ancora deve sostenere la lotta. E i vestiti (eleganti, cari) non sono l'arrogante cornice a uno strabordante benessere, ma il diligente adempimento all'imperativo della classe.
Il volto sorride, sicuro, nascondendo qualsiasi retropensiero: non cerca altro che ispirare fiducia. La posa è classica, riposata, aristocratica: il tre quarti d'ordinanza. I capelli, pettinati: non c'era ancora stato Beethoven a sdoganare l'addio al pettine, e il taglio astutamente rinvia, insieme a quella mano nascosta e al mobilio, al modello napoleonico: bene o male, un precedente clamoroso per l'aspirazione borghese al dominio. Così immortalato, Monsieur Rivière sembra avere tutte le carte in regola per partire alla conquista del mondo. Ma non ci sono stemmi araldici, intorno a lui, né simboli aulici: era il suo tallone d'Achille. Non era nessuno. E allora, ecco la necessità di esibire le sue armi. Se stesso, il suo mobilio, il suo orologio, certo: ma anche qualcosa di più: la sua nobiltà intellettuale, la sua superiorità spirituale. E così, li vedete spuntare, sullo scrittoio, al suo fianco, i certificati della sua aristocrazia d'animo: dei libri, Rousseau, una partitura, Mozart, e un quadro, Raffaello. Solo trent'anni dopo, Monsieur Bertin potrà anche lasciarli nel cassetto, forse perfino ignorarli. Ma nel 1805, no. Erano tutt'uno con il corpo del borghese, erano i suoi quarti di nobiltà, erano l'aristocrazia del suo sangue. Tutto questo per aiutarvi a capire che ne avevano bisogno. Quella certa idea di anima e di spiritualità è stata, in un certo contesto storico, una necessità. Noi l'abbiamo ereditata, e oggi la domanda che dovremmo porci è: abbiamo ereditato anche quella necessità? O ce la siamo immaginata? Non so se avete una risposta, e invero non so nemmeno se ce l'ho io. Ma una cosa so: i barbari, loro, ce l'hanno.