Creato da cinciarella10 il 13/10/2014

L'ODORE DELLA NOTTE

… la notte, secondo l’ora, cambia odore …

 

 

Attenti anche voi

Post n°296 pubblicato il 04 Febbraio 2015 da cinciarella10
 

 

 

 

Caduto dall'asino...

Un giorno un brav'uomo se ne andava in groppa al suo asinello e, passando accanto a un giardino, vide un ramo che attraverso la cancellata si spenzolava sul sentiero, ed era carico di magnifiche pere. Vederle e averne voglia fu la stessa cosa. Alzandosi un po' sulla sella, l'uomo afferrò il ramo con una mano, e con l'altra afferrò la pera più bella. Ma non fece in tempo a coglierla, perché l'asino, ombroso, chissà di che cosa si spaventò e scappò via al galoppo. Per non cascare, l'uomo dovette afferrarsi con tutte e due le mani al ramo.
Mentre se ne stava appeso a quel modo, sgambettando, accorse il giardiniere e gli gridò: - Ehi, tu, che cosa fai sul mio albero?
- Amico mio, non mi crederai: sono caduto dall'asino!
Il giardiniere non volle credere che si potesse cadere all'insù. Prese un bastone e gliene diede ne tante ne poche.
State attenti anche voi: c'è modo e modo di cadere dall'asino.

Una favola dall'Inghilterra
Fiabe inglesi e anglosassoni per bambini

 
 
 

Quando vien la Candelora …

Post n°295 pubblicato il 02 Febbraio 2015 da cinciarella10
 

 

 


Il giorno della Candelora

Febbraio, il mese più corto dell'anno, ci riporta alla festa della candelora. 
Febrarius, in latino significa purificare. Numa aveva dedicato questa porzione di anno al dio Februus ed aveva anche stabilito che durante questo mese si celebrassero riti funebri agli dèi Mani. Nelle feste, che cadevano nella seconda quindicina di gennaio, era ricordata anche Dea Februa ovvero Iunio Februata, Giunone Purificata, ed anche, nelle Calende di febbraio, come Iuno Sospita, Giunone Salvatrice. Per la purificazione della città le donne giravano per le strade portando fiaccole accese.
La Chiesa occidentale, nel VII secolo, adattò al 2 febbraio una festa che già era celebrata in oriente fin dal IV secolo, ovvero la presentazione al tempio del Signore. La presentazione del neonato al tempio, e la conseguente purificazione della madre, dovevano avvenire quaranta giorni dopo il parto e, poiché il giorno della nascita era stato fissato, per convenzione, al 25 dicembre, ecco coincidere perfettamente la purificazione della Vergine con la festa pagana di Giunone Purificata.
Successivamente, la Purificazione della Vergine aveva preso il sopravvento sulla presentazione al tempio di Gesù. Questo giorno venne e viene tutt'ora chiamato "Giorno della Candelora", perché vi si benedicono le candele che saranno distribuite ai fedeli. E' un rinnovare l'antica usanza dei romani che durante i festeggiamenti a Giunone Purificata e Giunone Salvatrice correvano per la città portando fiaccole accese. 
Nel VII secolo, in occasione della festa cristiana, si svolgeva già a Roma una processione notturna con ceri accesi. I fedeli si riunivano a Sant'Adriano da ogni parrocchia della città e confluivano tutti verso Santa Maria Maggiore. Successivamente si instaurò l'usanza della benedizione delle candele a fine processione. Secondo la tradizione, i ceri benedetti erano conservati in casa dai fedeli ed erano accesi anche per placare i violenti temporali, nell'attesa di una persona che non tornava, o che si pensava fosse in grave pericolo, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti difficili. In quest'ultimo caso abbiamo ancora un retaggio degli usi dell'antica Roma che ci fa ricordare che Giunone era detta anche Lucina, dea della luce, protettrice tra l'altro delle partorienti. 
Infine dobbiamo ricordare che a Febbraio ricorre la festa celtica per la purificazione e la rinascita, la festa di IMBOLC (Il termine "Imbolc" in irlandese significa "in grembo", in riferimento alla gravidanza delle pecore, ed è anche il termine celtico per "Primavera".)

"Quando vien la Candelora, dell'inverno semo fora, ma se piove e tira vento, dell'inverno semo dentro"


Chiesa di Santa Maria della Candelora a Reggio Calabria
(vecchia chiesa-baracca in una cartolina)

E' un' usanza stregonesca festeggiare la Candelora accendendo dei piccoli lumini galleggianti in uno specchio d'acqua o addirittura una bacinella, dando a questo gesto l'accezione della luce novella che emerge dalle acque del grembo di Gea, la Madre Terra.
Candelora è la celebrazione della femminilità naturale ed è anche vista come la festa dell'infanzia della vita, periodo in cui ogni strega guarda con positività e speranza al proprio futuro, lasciandosi alle spalle gli aspetti negativi e le situazioni infauste del passato. Sebbene l'inverno stia continuando il proprio corso, possiamo già da ora notare intorno a noi il timido affacciarsi della primavera con l'apparire dei primi bucaneve, fiori sacri e simbolici della Candelora. 
Tradizionalmente sono noti alcuni piccoli rituali che fanno della Candelora la festa della purificazione mediante la luce, come l'accensione di candele bianche e la conseguente meditazione personale sulle cose e sugli aspetti negativi che vogliamo bandire dalla nostra vita terrena. 
In questa ricorrenza è uso comune tra le streghe benedire di nuova luce la propria abitazione, girando per le stanze di casa in senso orario (senso magico apportatore di energia) con in mano la candela bianca accesa, visualizzando la potenza della luce permeare nei muri, nelle suppellettili ed in tutti gli oggetti che "vivono" della nostra esistenza. Le streghe maschio possono recarsi in un bosco o in un prato e raccogliere un dono per la propria casa come una penna d'uccello, una pietra, un sacchetto d'erbe, mentre le streghe femmine hanno il compito di spazzare fuori dall'uscio le energie morte dell'anno trascorso con la propria scopa celebrativa.


da tanogabo.it

 
 
 

Un evento annunciato …

Post n°294 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da cinciarella10
 

 

 


Oltre i mille c'è il paese

Sergio Mattarella è diventato presidente della repubblica. Come annunciato, senza sorprese. Tranne qualche franco sostenitore tra le file berlusconiane, sempre più in ordine sparso.

Quei 665 voti (Napolitano ne aveva ricevuti 543) danno forza e slancio alla figura del nuovo Capo dello stato. Se dovessimo usare toni retorici dovremmo dire che fin in dai primi segnali di questa sua nuova vita politica, il neopresidente parla un'altra lingua. Mentre tutti lo cercavano inseguendo una Panda grigia - diventata ieri quasi un simbolo di normalità - Mattarella è comparso in tv, perfetto sconosciuto al popolo dei telespettatori, visibilmente emozionato per la sua prima apparizione pubblica da Presidente.

Accanto alla presidente della Camera, il Capo dello stato ha preso la parola per pochi attimi, a conferma della sua proverbiale riservatezza. Lo ha fatto per rivolgere «un pensiero innanzitutto e soprattutto alle speranze e difficoltà dei nostri concittadini», aggiungendo «questo può bastare». E in effetti nelle "speranze" e nelle "difficoltà" che vivono gli italiani in questi momenti di profonda crisi e di rapida mutazione politica del paese c'è l'istantanea e la sintesi dell'Italia degli "ultimi". Poi si è diretto per un omaggio alle Fosse Ardeatine, gesto simbolico, testimonianza di fedeltà e riconoscimento ai martiri della Resistenza e alla Costituzione che ne porta i segni.

Speranze e difficoltà delle persone normali, ma anche speranze e difficoltà di un mondo politico che con l'elezione di Mattarella (perfettamente pianificata nelle stanze del partito di maggioranza) ha dato e ricevuto uno scossone che probabilmente influirà su alleanze ed equilibri futuri. Perché l'elezione per il Quirinale sembra aver rimescolato le carte per un nuovo gioco politico. Tra vincitori e vinti, tra destra e sinistra.

Innanzitutto è evidente il risvolto che questa elezione avrà nel frastagliato mosaico della sinistra. A cominciare dal presidente-segretario del Pd, rafforzato nella leadership in quanto principale artefice dell'operazione-Quirinale. Abile nel far approvare subito la riforma elettorale, Renzi ha disarmato l'ex Cavaliere, ha messo in stand-by il patto del Nazareno, ha umiliato l'alleato di governo.

Nonostante la curiosa, e unica, circostanza di vedere un presidente del consiglio, nemmeno parlamentare, che "nomina" il Capo dello Stato, questa partita Renzi l'ha dunque giocata innanzitutto come segretario del Pd. Con un partito diviso e lacerato, in disaccordo su tutto (lavoro, riforme, democrazia interna) affrontare il voto dei mille grandi elettori sarebbe stato un doppio salto mortale senza rete. Oltretutto, uno come lui, sensibile agli umori dell'opinione pubblica, non era certo incoraggiato a tirare ancora la corda mentre i sondaggi registravano un calo costante di popolarità.

La scelta del nome di Mattarella è stata probabilmente obbligata. Innanzitutto dalla necessità di tenere insieme la "ditta" accettando una vera mediazione con il resto del partito. Eleggere il Capo dello Stato con Berlusconi avrebbe avvicinato il pericolo di una scissione.

A buon diritto la sinistra dei Bersani e dei Fassina può rivendicare il positivo risultato della sfida interna. Ma, contemporaneamente, quelli che stavano con un piede sull'uscio ora rientrano in casa e, al massimo, possono tenere la porta socchiusa.

Nulla cambia, invece, a sinistra del Pd perché, l'appoggio convinto di Vendola a Mattarella (anzi pare che non ne abbia proposto ufficialmente il nome per non bruciarlo), non modifica in questa area politica la convinzione che Renzi, nei contenuti del suo programma politico, continuerà a dirigere l'ammiraglia del Pd verso il centrodestra di Alfano e Berlusconi.

L'elezione di Sergio Mattarella non muta, non stravolge le politiche sul lavoro, non trasforma (anche se ieri Bersani cercava di spiegare il contrario) l'impianto della legge elettorale (pronta a essere approvata alla camera). Né cambierà la naturale sintonia con Berlusconi, costretto all'alleanza sulle riforme se vuole mantenere almeno il controllo sui "nominati" del prossimo, futuro gruppo parlamentare quando (molto in là sulla tabella di marcia) torneremo alle urne.

Certamente la forzatura che Renzi ha imposto ai "nazareni" di ogni ordine e grado, fino al plateale richiamo all'ordine del ministro Alfano, provocherà una navigazione governativa più difficile.

Ma i rapporti di forza, l'unica cosa che conta nella politica (renziana e non solo), sono gli stessi di cinque giorni fa. Anzi l'abile e lucida operazione-Quirinale (misurata, pesata, calibrata nelle alchimie riservate tra gruppi e correnti) rafforza la leadership del premier. Se fino a ieri ha tirato la corda del Pd, rischiando di spezzarla, ora tira quella del carro berlusconiano. Un gioco di briglie in cui ha dimostrato abilità e cinismo. Anche perché vincere non avendo rivali non è poi così difficile.

Comunque nelle prossime settimane vedremo che cosa cambierà, nelle scelte politico-istituzionali. Se il dualismo (Mattarella-Renzi) convivrà felicemente e vedremo se questa pax cattolica post-democristiana sarà in grado di rimettere in piedi il paese dalla drammatica situazione sociale in cui si trova.

Capiremo se le prime frasi pronunciate dal Presidente della Repubblica sono soltanto parole o diventeranno fatti. Perché la partita non si gioca tra i mille scesi in campo tra le mura del parlamento, ma tra i milioni di lavoratori e famiglie italiane che sono al collasso.

Norma Rangeri
Il Manifesto, Sabato 31 Gennaio 2015

 
 
 

Brigit, dea della Primavera

Post n°293 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da cinciarella10
 

 

 


1 febbraio: La festa di Imbolc

La luce, che è nata al Solstizio di Inverno, comincia a manifestarsi all'inizio del mese di febbraio: le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando. Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza. 
Questo era il più difficile periodo dell'anno poiché le riserve alimentari accumulate per l'inverno cominciavano a scarseggiare. Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d'animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.
Se sovrapponiamo la Ruota dell'Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l'1 febbraio.
Presso i Celti l'1 febbraio era Imbolc (pronuncia Immol'c) detta anche Oimelc o Imbolg. L'etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè "grande pioggia' e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche "Festa della Pioggia": ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all'idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.

Invece Oimelc significa "lattazione delle pecore" mentre Imbolg vorrebbe dire 'nel sacco" inteso nel senso di "nel grembo" con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all'inizio della buona stagione.
L'allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio.Imbolc è una delle quattro feste celtiche, dette "feste del fuoco" perché l'accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell'anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all'imbrunire del giorno precedente).
Nell'Europa celtica era infatti onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice "breo" (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell'ispirazione artistica e dell'energia guaritrice.

Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un'arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni. 
La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anche essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l'alchimia medievale fu l'ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.
Sotto l'egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose "sorgenti di Brigit". Diffuse un po' ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l'immagine dell'Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati. La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell'Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.
Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l'1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l'esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l'acqua in cui si lavava!

A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un'intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale "Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte". Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell'antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall'intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.
Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 12° secolo. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel 6° secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.

I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese. 
Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un' immagine dell'antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il "letto di Brid", con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte "Brid è venuta, Brid è benvenuta!", indi lasciano bruciare torce e candele vicino al "letto" tutta la notte. 
Se la mattina dopo trovano l'impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l'anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell'isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa'l Breesley. Nell'Inghilterra del Nord, terra dell'antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata "Giorno delle Levatrici".
In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l'anno prima e conservate fino ad allora. La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un'antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.
Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l'altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall'ultimo covone del raccolto dell'anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell'Orzo, dell'Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell'Orzo, dell'Avena, ecc.).Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell'ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell'autunno e dell'inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.
Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall'altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì. 
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell'Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all'agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l'emblema di Gesù Cristo.
In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell'800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:
                                                       
"La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me"

Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell'antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico "neamh" (cielo) è simile a "naimh" (veleno), provenendo entrambi dalla radice "nem". La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l'eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla...)

In un'altra area culturale europea, nell'antica Roma, i primi giorni di febbraio erano sacri alla dea Februa o a Giunone Februata. "Februare" in latino significa purificare, quindi febbraio è il mese delle purificazioni (anche la febbre è un modo di purificarsi usato dal nostro corpo!).
Processioni in onore di Februa percorrevano la città con fiaccole accese, simbolo di luce e allo stesso tempo, di purificazione. 
Un'altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).

La Chiesa, per combattere queste usanze, istituì processioni con candele, alle quali a partire dall'11° secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Col nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata "Presentazione del Signore al Tempio". Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano. 
Il legame della festa con le candele, la purificazione e l'infanzia, sopravvisse nell'usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.
L'idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case. 
Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove.

Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!
La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve. E' il primo fiore dell'anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.

Celebrare Imbolc

Fisicamente è opportuno praticare una dieta più leggera, dopo che i banchetti delle feste invernali e la forzata sedentarietà trascorsa al chiuso delle nostre case, hanno appesantito il nostro fisico. Possiamo anche decidere di fare una bella pulizia in casa! E' utile purificare la nostra casa e il nostro corpo con il fumo dell'incenso: vanno benissimo anche i bastoncini di incenso profumati che si trovano ovunque in commercio. Scegliamo pure l'aroma che ci piace di più e lasciamo che il fumo sottile pulisca i nostri corpi energetici.
Psicologicamente è il momento di purificare la nostra mente dai cattivi pensieri e dai sentimenti inadeguati. Una bella pulizia mentale, che ci consenta di fare entrare in noi la luce della Natura rinnovata e di partecipare al risveglio del cosmo dalla lunga notte invernale.
Spiritualmente può essere utile la celebrazione di piccoli rituali legati ai simboli della festa.
Un rituale molto semplice può essere quello di accendere una candela bianca (colore di purificazione) dicendo "Accendo la fiamma di Brigit per illuminare il cammino della mia vita". 
Si mediti per un po' di tempo sui significati della festa: sul nostro bisogno di purificazione, sulla necessità di abbandonare cose e aspetti della nostra vita che non ci piacciono più, sulle nuove cose che vogliamo portare nelle nostre esistenze. 
Poi si porti la candela accesa nelle varie stanze della nostra abitazione, facendo il giro degli ambienti in senso orario (magicamente è la direzione propizia, che porta energia). Alla fine si spenga la candela dicendo "Spengo la fiamma di Brigit per farla vivere in me" e si visualizzi la luce della candela che entra in noi.
Se si vuole compiere qualcosa di più tradizionale, gli uomini possono uscire dopo l'imbrunire della vigilia di Imbolc, per andare a raccogliere un dono per Brigit (pietra, conchiglia, penna di uccello) da riportare in casa. Le donne invece possono trascorrere la vigilia di Imbolc pulendo la casa e immaginando di ramazzare via le energie morte dell'inverno: la Vecchia dell'Inverno è cacciata fuori dall'uscio di casa con la scopa.
Poi, sempre le donne, con rametti raccolti in precedenza preparano un letto per Brigit dove depongono una bambola fabbricata con spighe tenute da parte per l'occasione, e danno il benvenuto alla Dea accendendo una candela bianca e meditando sulla nuova vita che sta tornando. 
Anche gli uomini, ritornati in casa con il dono per Brigit possono accendere una candela bianca e meditare sul ritorno della luce e della buona stagione.
Un rituale invece più complesso, che possono eseguire tutti, consiste nel procurarsi tre candele (sempre di colore bianco!), e disporle in un triangolo, con la punta rivolta verso nord. Nel centro del triangolo così disposto si pone un calice di acqua (simbolo della purificazione) o di latte (simbolo del nutrimento della nuova vita). 
Dopo un breve rilassamento, seduti o in piedi, ci si muove verso la candela a nord, la si accende e si dice "Signora dell'Inverno, ti dico addio, la tua stagione è terminata". Si visualizzi il gelido potere dell'inverno che si allontana. Dopo avere sostato un po', ci si sposta alla candela di sud-est, la si accende e si dice "Signora della Primavera, ti offro un caloroso benvenuto, la terra è il tuo letto". Si visualizzi il gioioso potere della primavera che si avvicina. Dopo un po' si va alla candela di sud-ovest, la si accende e si dice "Signora dell'Estate, presto io ti chiamerò e risveglierò il tuo amante". Si visualizzi il potere ancora lontano della bella stagione, desideroso di nascere e pulsante di vita nel sottosuolo. 
Quando ci si sente pronti, si va al centro del triangolo, si raccoglie il calice e si dice "Io bevo il potere della Triplice Dea. Possa questo potere diffondersi su tutta la terra per segnare la nascita della primavera". Si beve dal calice e si immagina il potere che fluisce in noi, attraverso di noi per risvegliare la Natura. A questo punto si può inserire qualche usanza ricordata in precedenza, cioè la fabbricazione del letto di Brigit o l'arsione delle decorazione vegetali delle feste invernali. Oppure si può semplicemente concludere la cerimonia andando a ciascuna delle candele, nell'ordine in cui sono state accese: si spengono dicendo mentalmente o ad alta voce "Va' fuoco e caccia l'inverno, riscalda la terra e risveglia la primavera". Ovviamente in tutti questi piccoli rituali le parole delle formule possono essere adattate e se lo desideriamo, possiamo utilizzare brevi frasi che noi stessi avremo composto, secondo le nostre capacità e la nostra sensibilità.

Tratto da: Roberto Fattore. Feste Pagane

 
 
 

Buona domenica!

Post n°292 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da cinciarella10
 

 



 
 
 

A domani …

Post n°291 pubblicato il 31 Gennaio 2015 da cinciarella10
 

 

 
 
 

The new President ...

Post n°290 pubblicato il 31 Gennaio 2015 da cinciarella10
 

 

 
 
 

Auguri!

Post n°289 pubblicato il 30 Gennaio 2015 da cinciarella10
 

  

 

Ma ... auguri a chi? A me, naturalmente! Oggi è il mio compleanno! Breve incursione ... scappo!

 
 
 

Dedicato a StregaM0rgause!

Post n°288 pubblicato il 27 Gennaio 2015 da cinciarella10
 

 

 
 
 

“La memoria corta …”

Post n°287 pubblicato il 27 Gennaio 2015 da cinciarella10
 

 

 


Nel 1953 e nel 1990 la Germania venne "graziata" con enormi cancellazioni di debiti dal resto d'Europa.

Troppi mitizzano o pontificano la Germania, scordando completamente la Storia degli ultimi 150 anni, in cui la Germania e' stata il maggior protagonista planetario in tema di aggressività coi vicini, con 2 guerre costate decine di milioni di vittime, danni economici ed immateriali incalcolabili, ma anche di numerosi default.
Nonostante ciò il resto del mondo ha riaccolto questo operoso (ma aggressivo) popolo nel circuito planetario, nelle istituzioni finanziarie, nelle alleanze internazionali, nell'Unione Europea; inoltre l'occidente ha anche graziato varie volte la Germania, dandole aiuti economici e graziandola dei debiti.
Ciò aiuta a comprendere quanto l'atteggiamento tedesco recente della Germania sia fortemente scorretto col resto d'Europa (piena di difetti, per carità): da una politica di "fotti il vicino" deflazionando i salari in regime Euro, dal ritiro massivo di capitali dai paesi periferici durante la crisi, mandando gli stessi all'aria, all'imposizione di politiche di austerity degli ultimi 3 anni, che sostanzialmente hanno distrutto l'Europa, ad un atteggiamento denigratorio verso i "fannulloni" del mediterraneo, fino ad un certo cinismo nella risoluzione in particolare della crisi greca. Il Popolo tedesco è un grande operoso popolo, ma la storia insegna che è una popolazione incapace di esercitare una leadership intelligente, fortemente aggressivo ed assolutamente non lungimirante nelle relazioni coi vicini, per cui è bene "rispettarli", ma anche star loro alla larga.
Nel 1953 venne firmato un accordo sui debiti tedeschi decisamente magnanino per la Germania, e nel 1990 alla ricca Germania vennero cancellati ulteriori debiti (anche dalla Grecia e dall'Italia, e da nazioni povere) per consentire alla Germania di gestire la riunificazione senza rischiare il default. Sappiamo bene come la Germania ha restituito il favore.

La Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l'Italia.
Dopo la Grande Guerra, John Maynard Keynes sostenne che il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. 
L'ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, al 100% del Pil tedesco. Fatalmemte, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l'iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar. Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti, i marchi risparmiati furono investiti per la rinascita economica e il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra, ben peggiore, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo, enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L'ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora!)
La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.
Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all'ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi, Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d'America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia, con un trattato firmato a Londra le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c'era di fatto. L'altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l'eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l'allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell'accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.
Nell'ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell'ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.
Senza l'accordo di Londra che l'ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell'economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell'Organizzazione Mondiale del Commercio.
Quindi: che cos'ha da lamentare la Merkel, dal momento che il suo Paese ha subito e procurato difficoltà ben maggiori e che proprio dall'Italia e dalla Grecia ha ottenuto il dimezzamento delle somme dovute per i disastri provocati con la prima e la seconda guerra mondiale? La Grecia nel 1953 era molto povera, aveva un grande bisogno di quei soldi, e ne aveva sicuramente diritto, perché aggredita dalla Germania. Eppure... Perché nessun politico italiano ricorda ai tedeschi il debito non esigito?

da scenarieconomici.it

 
 
 

CINCIARELLE



 

I POETI LAVORANO DI NOTTE



I poeti lavorano di notte
quando il tempo
non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini, da "Destinati a morire"

 

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DANZA DELLE STREGHE


Le streghe non si vedono,
ma le streghe ci sono
Nel buio si radunano,
in riva a fiumi e laghi
Corrono senza un frullo,
volano senza un suono
Non le sentono gli uomini,
non le vedono i maghi.

Le streghe sono magiche,
le streghe sono donne
Incendiano le tenebre
con le risa e la danza
Fanno ruotar mantelli,
le favolose gonne
Finché dura la notte,
finché ne hanno abbastanza.

E gli umani le cercano,
le vogliono vedere
Curiosi delle favole,
stupiti delle grida.
E furtivi si accostano,
chini nelle ombre nere
Tremanti di paura,
ubriachi di sfida.

Ma le streghe li sentono,
corrono sulle sponde
Sopra le acque fuggono,
gioiose equilibriste
E per gli umani restano
i cerchi delle onde
Come gonne che ridono:
"Le hai viste? Non le hai viste?"

Bruno Tognolini
da Melevisione
Il libro nero di Strega Salamandra
Giunti Junior Editore

 

BIANCA TRA LE FOGLIE

 

RIMA DELLA RABBIA GIUSTA



Tu dici che la rabbia
che ha ragione
È rabbia giusta
e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro
tutta quella gente
Ma poi cambi canale
e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla
come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce
quando arriva la stagione
Vedere se diventa
indignazione
E se diventa,
voglio tenerla tesa
Come un'offesa
Come una brace
che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo

Bruno Tognolini
da "Rime di Rabbia", Salani Editore

 

FILASTROCCA LIBERA




Libero, libera, liberi tutti
Libero l'albero e libero il seme
Liberi i belli di essere brutti
Le volpi furbe di essere sceme
Il fiume libero d'essere mare
Il mare libero dall'orizzonte
Libero il vento se vuole soffiare
Liberi noi di sentircelo in fronte
Libero tu di essere te
Libero io di essere me
Liberi i piccoli di essere grandi
Liberi i fiori di essere frutti
Libero, libera, liberi tutti

Bruno Tognolini,
da Rima rimani, Salani 2002

 

SCONGIURO CONTRO IL NAZISMO FUTURO




Gli abbiamo detto
che la rabbia non è bene
Bisogna vincerla,
bisogna fare pace
Ma che essere cattivi
poi conviene
Più si grida, più si offende
e più si piace
Gli abbiamo detto
che bisogna andare a scuola
E che la scuola com'è
non serve a niente
Gli abbiamo detto
che la legge è una sola
Ma che le scappatoie sono tante
Gli abbiamo detto
che tutto è intorno a loro
La vita è adesso,
basta allungar la mano
Gli abbiamo detto
che non c'è più lavoro
E quella mano
la allungheranno invano
Gli abbiamo detto
che se hai un capo griffato
Puoi baciare 
maschi e femmine a piacere
Gli abbiamo detto
che se non sei sposato
Ci son diritti
di cui non puoi godere
Gli abbiamo detto
che l'aria è avvelenata
Perché tutti
vanno in macchina al lavoro
Ma che la società sarà salvata
Se compreranno
macchine anche loro
Gli abbiamo detto tutto,
hanno capito tutto
Che il nostro mondo è splendido
Che il loro mondo è brutto
Bene: non c'è bisogno di indovini
Per sapere che arriverà il futuro
Speriamo 
che la rabbia dei bambini
Non ci presenti
un conto troppo duro

Bruno Tognolini
da "Rime di Rabbia", Salani Editore
 

I PIEDI
---------------------------------

 

Salgono i piedi per la salita, 
passo per passo finché è finita.
Scendono i piedi per la discesa,
giù verso il basso
che il passo non pesa. 
Piedi leggeri, passi pesanti, 
lungo i sentieri
che portano avanti. 
Passi di marcia rivoluzionaria: 
testa per terra, piedi per aria. 

Bruno Tognolini
da "Rimelandia" 
Il giardino delle filastrocche
Mondadori Newmedia

 

DANZA ARABA

 

JAZZ

 

TEATRO



"Il mio scopo non è insegnarvi a recitare, il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi. Il materiale per crearlo dovete prenderlo da voi stessi, dalle vostre memorie emotive, dalle esperienze da voi vissute nella realtà, dai vostri desideri e impulsi, da elementi interni analoghi alle emozioni, ai desideri e ai vari elementi del personaggio che impersonate ... Imparate ad amare l'arte in voi stessi e non voi stesse nell'arte."

Konstantin Sergeyevich
Stanislavskij

 

CINEMA

"Il cinema è composto da due cose: uno schermo e delle sedie. Il segreto sta nel riempirle entrambe." Roberto Benigni

 

GENERALE



Generale,
il tuo carro armato
è una macchina potente.
Spiana un bosco
e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
Ha bisogno di un carrista.

Generale,
il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta
e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
Ha bisogno di un meccanico.

Generale,
l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Bertolt Brecht

 

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