cingomma

A SPASSO CON DAISY


Pensavo di doverla andare a prendere io. Percorrendo quei pochi chilometri in direzione opposta rispetto a dove dovevamo andare. Poi invece mi ha telefonato dicendomi che si sarebbero aggiunte altre “due ragazze” quindi non si poteva usare la mia auto. Sarebbe passata lei.  Puntuale era sotto casa all’ora stabilita. Il suo fuoristrada nuovo di qualche mese lucido e scintillante come la mia macchina è stata solo il primo giorno. Lei, nemmeno a dirlo, non aveva un capello fuori posto. Truccata e intappata meglio di una ventenne. ..Meglio di me,.. senza tutto quel fard, quel profumo … e quell’ingioiellamento che seppur abbondante non dava il minimo segno di pacchiana tracotanza. Dopo averla abbracciata e baciata mi ha presentata alle ragazze. .. Una sessantenne dalla testa bionda cotonata e una timida rossa, dall’occhialino leggero e setoso foulard intorno al collo, di dieci anni piu in là..o poco meno. .. E io che mi sono scervellata per immaginare chi potessero essere quelle due giovani donne misteriose che Mariù portava al cinema con Sig.ra Longari e me. Non era poi così scontato che non potesse che trattarsi di due simpatiche vedove allegre. L’ultima volta che ho lasciato che guidasse, quest’inverno, mi sono ripromessa che mai più avrei permesso succedesse di nuovo. Per lei non esistono gli specchietti retrovisori e nemmeno le frecce e non conosce il concetto di precedenze...nè quello di un cambio per scalare le marce e di un acceleratore per modulare la velocità che per lei non cambia a seconda della situazione ma di come imposta il piede alla partenza. Così è capace di andare a ottanta fissi centro abitato o meno che sia. Inchiodando ai semafori e prendendo i dossi a tavoletta… che tanto c’ha la gip.  Come se non bastasse, per una misteriosa ragione, ha bruscamente deciso di svoltare per la strada dell’argine. ...E’ stato un viaggio lunghissimo nella sua contenuta manciata di chilometri. Ho pensato a come sarebbe stato essere vittima di un incidente stradale causato da un’ indemoniata ottantenne che si lanciava a tutta birra fra le curve di una stretta strada a ridosso del fiume.  Avevo sinceramente paura. E con la mano puntellavo impanicata e coi sudori freddi ascellari il poggiatesta del sedile anteriore, incastrata com’ero fra un lunotto più lindo dei miei vetri di casa e il mio poggiatesta incastonato fra le scapole  che non avevo capito andava alzato e me lo son tenuto conficcato nella schiena lasciandomi ingobbita per tutto il tragitto. Per fortuna era la mia l’auto stretta!? …  Quando abbiamo parcheggiato centrando le righe in cinque semplici manovrine da esaurimento nervoso e finalmente ho toccato terra sana salva e miracolata ho pensato a quando Lei e Lui mi facevano mille domande prima di uscire perche volevano sapere con chi andassi in macchina per poter valutare il grado di affidabilità’.  Se avessero saputo, sarebbero stati in pensiero anche stavolta… pur non trattandosi più di una ragazzetta irrequieta e dei suoi vivaci amichetti.  … Venerdì diciassette. ..per fortuna non sono granchè superstiziosa….Dopo una passeggiata sul pavé del corso dove a braccetto due a due alternavamo chiacchiere a fugaci occhiate verso illuminate vetrine dai manichini sempre in forma.. - Oddio in realtà le guardava Mariù...io m’impegnavo a restare in bilico fra i cocci i tacchi e le sue brusche frenate di fronte a un occhiale tempestato di svaroschi o a un tronchetto in pelle di ramarro intanto che mi raccontava che il lavoro è la sua vita da quando è rimasta sola e che sebbene si ritaglia il tempo per i suoi viaggi e i suoi fine settimana in giro, non riesce a farne a meno. E so che è vero. ..non soltanto perché me lo dice ogni volta!..come il fatto che ha paura star sola in quella casa grande dove solo il suo gatto Leo le fa compagnia -.., abbiamo raggiunto la sala dove all’ingresso ci aspettava una signora longari avvolta in un poncio che sarà costato piu del mio stipendio di un mese. Nell’abbraccio di saluto ha notato il tremore che mi faceva vibrare la stoffa del soprabito. Pensava fosse per via della gelida arietta che spirava sotto la volta in pietra tappezzata da locandine formato maxi illuminate e sotto vetro. Diceva bene, lei.. che si era fatta quattro semplici passi a piedi fra le medievali viuzze del centro storico. Cosa ne sapeva del mio viaggio d’inferno.  Mariù mi ha pagato il biglietto. Il primo in quarantanni!! .. Signora Longari è andata alla cassa e ne è tornata con due interi e tre ridotti..e non un bambino fra noi.. In fila indiana abbiamo varcato le spesse tende rosso porpora guadagnando posto sotto uno schermo ancora buio e muto. Ho spento il telefono e mi sono messa comoda. Il film è stato delizioso. E’ valso quelle due ore di costrizione fra ristretto rigido velluto imbottito da flebite e un bracciolo da litigarsi col vicino di posto. E’ piaciuto anche alle ragazze. Eh si si… mammamia… proprio i nostri tempi….E vestivamo proprio cosi…  con quei vestiti li….E gli uomini erano proprio cosi…. Cioè? Vi guardavano anche loro con gli occhiali a raggi k?Ridevano, le signorine…..Ah signore...quanto tempo!! … Avevo sedicianni……La conosco da che ho memoria… e per quanto le concedo che puo’  benissimo rubare ventanni alla sua  misteriosa reale età anagrafica, devo anche riconoscere che me la ricordo in là negli anni già da quando ero ancora bambina ….Ma che dici Mariù.. Nel 54 ne aveva undici mamma!? …Potevo anche stare zitta. …. Sarà che eravamo in prossimità di un semaforo giallo ma c’ha picchiato un’inchiodata che m’ha tenuta dov’ero solo l’angusto spazio di quel finto comodo fuoristrada cosi tirato a lucido che le stelle ci si specchiavano dall’alto del buio cielo della sera. Potevo anche lasciarle credere di crederci