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Post N° 12

Post n°12 pubblicato il 09 Giugno 2008 da xxsirenettaxx
 

MERCATO E
DEMOCRAZIA


SE IL CAPITALISMO DEMOCRATICO
COMPETE CON QUELLO AUTORITARIO


di CORRADO PASSERA
(Consigliere delegato di Intesa Sanpaolo) da IL SOLE 24 ORE del
30/05/08


Nella tradizione del
pensiero liberale e nella stessa storia occidentale, da più di due secoli e
mezzo siamo abituati a considerare naturale e imprescindibile il rapporto tra
mercato e democrazia. Anche se nel passato ci sono state numerose forme di
capitalismo "autoritario", cioè sviluppatesi in assenza di democrazia o con
forme di democrazia e di libertà civili molto limitate, il binomio
capitalismo-democrazia finora aveva sempre avuto la meglio, anche attraversando
esperienze devastanti come le guerre dello scorso secolo.


Oggi non sembra più
così. Il dinamismo del capitalismo democratico, fatto di crescita vigorosa,
coesione sociale, welfare, diritti civili, libertà di informazione e di
espressione, mobilità sociale, appare aver perso la sua spinta e si mostra quasi
inceppato.


Altri modelli
sembrano affermarsi come vincenti, in particolare in quelle aree del mondo tese
verso obiettivi di forte crescita come condizione di riscatto da una situazione
di sottosviluppo e povertà. La democrazia, come noi la intendiamo in Occidente,
non sembra più essere indispensabile per il successo di un Paese: anzi, talvolta
sembra essere un impedimento, o un lusso che non sempre ci si può permettere.


Ma non dobbiamo in
nessun modo farci tentare da una scelta alternativa tra mercato e democrazia.
Per affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti a noi, abbiamo bisogno di più
mercato e, insieme, di più democrazia, contemperando competitività e coesione
sociale.


La globalizzazione
genera grandi opportunità ma mette in discussione i sistemi di equità vigenti
nei nostri paesi e minaccia lo spazio delle sicurezze sociali. Al contrario, le
società più solidali sono state in molti casi anche quelle con maggiore
dinamismo sociale e crescita economica. Non dimentichiamoci mai che solo il 15%
della popolazione mondiale vive in Stati di democrazia sostanziale e, non a
caso, quegli Stati sono anche quelli a più alto sviluppo economico e a più alto
benessere diffuso.


«Mercato e
democrazia» è il binomio scelto quest’anno come tema del Festival dell’Economia
di Trento. E in tale contesto l’ordine (prima mercato, poi democrazia) non
sorprende. In realtà, però, la democrazia viene prima: il mercato, infatti, per
essere forte ed efficiente, ha bisogno di una democrazia forte alle spalle.


La democrazia è
fondamentale per la sopravvivenza e la prosperità di un’economia di mercato,
perché porta alla creazione di istituzioni che difendono i mercati, che li
proteggono dalle spinte auto-distruttive insite nella loro stessa natura, ne
correggono i fallimenti e le distorsioni.


Senza quelle
istituzioni, quei sistemi di leggi, quegli apparati di controllo e indirizzo
chiamati ad applicarle, quei sistemi di protezione sociale che rappresentano una
componente fondamentale della democrazia sostanziale, il mercato, lasciato a se
stesso, imporrebbe la sua legge spesso crudele e iniqua, il suo darwinismo
sociale fondato solo su rapporti di forza. Non solo la coesione e il dinamismo
sociale sarebbero messi a rischio, ma la stessa efficienza economica
risulterebbe indebolita. Chi ha maggiore potere di mercato riuscirebbe a
comprimere la concorrenza, a imporre posizioni di monopolio. Beni e servizi
collettivi di fondamentale importanza quali l’istruzione, la salute, la
giustizia, la sicurezza non troverebbero nel mercato, o solo nel mercato, il
luogo ottimale per essere assicurati alla società.


Per tutte queste
ragioni, e nel rispetto reciproco, la democrazia deve avere il primato rispetto
al mercato. La politica e il suo esercizio democratico, tuttavia, per poter
meritare tale primato devono essere all’altezza del proprio compito nei
confronti del mercato. Un compito sempre più difficile, per tante ragioni.


Anzitutto il mercato
cambia rapidamente e continuamente, mentre spesso i tempi della politica non
sembrano essere in grado di tenere il passo. Il mercato è sempre più globale,
mentre la politica ha una dimensione che è rimasta di solito confinata a livello
nazionale, quando non addirittura locale. Il mercato, infine, assume crescenti
connotati che potremmo definire "aggressivi", esprimendo attori sempre più
potenti e finendo così per aumentare la sua forza negoziale nei confronti della
politica e creando in taluni casi commistioni pericolosissime.


Di fronte alle sfide
poste da una globalizzazione trainata dalla rapida apertura dei mercati, una
democrazia che disattende i suoi compiti, rimanendo indietro soprattutto sul
terreno delle decisioni, è una democrazia fragile che finisce per subire gli
inevitabili costi della globalizzazione senza saperne cogliere le grandi
opportunità. In Italia il nostro assetto democratico sta soffrendo da troppo
tempo di una vera e propria paralisi: sbloccare il processo decisionale è dunque
la priorità numero uno del Paese.


Il problema di molte
democrazie appare proprio quello di consolidare e aumentare il potere dei
governi perché essi siano in grado di rispondere più rapidamente ed
efficacemente alle crescenti domande provenienti da tutte le componenti delle
società che rappresentano. Ridare capacità decisionale alla democrazia non ha
nulla a che fare con restaurazioni autoritarie, ma significa salvarla da una
situazione di stallo. Una democrazia che non decide, che rimane imbrigliata in
una paralizzante ragnatela di veti, è una democrazia che non funziona, che
scarica sui cittadini costi altissimi e diffonde sentimenti di sfiducia.


Se non dovessimo
riuscirci il rischio è grandissimo. La storia ci dice che, là dove la politica
non è all’altezza dei suoi compiti, nascono l’antipolitica e derive
antidemocratiche di varia natura. Talvolta, proprio a causa dell’incapacità
della politica di rispondere ai bisogni della società si arriva a perdere la
democrazia, per vie antidemocratiche o talvolta, paradossalmente, per vie
addirittura " democratiche". Libertà economica (mercato) e libertà politica
(democrazia) sono pertanto due beni preziosi che devono alimentarsi e prosperare
insieme.


È dunque essenziale
riavviare una fase di crescita economica sostenibile. Qualcuno guarda con
invidia alle non-democrazie che crescono più di noi. Dobbiamo crescere di più
anche noi: sappiamo di poterlo fare agendo contemporaneamente e con decisione su
tutte le leve della competitività, della coesione e del dinamismo sociale.


Le dimensioni
nazionali appaiono comunque poco efficaci nel fronteggiare le sfide della
globalizzazione, mentre assistiamo al sopravanzare di nuove realtà geopolitiche
di dimensioni e vitalità impressionanti anche se spesso in notevole ritardo sul
terreno degli assetti autenticamente democratici.


Occorre pertanto
rilanciare il disegno europeista e accelerare il completamento della costruzione
del mercato unico europeo. E diventato urgente fare dell’Europa uno spazio
compiuto di democrazia, dotato di tutti gli strumenti politici necessari a
governare questo mercato nella competizione globale. Ma non basta: è urgente
fare dell’Europa non solo un’area di libero scambio, ma anche un’entità dotata
di forza e responsabilità politica e di autentica legittimazione democratica.
Occorre cioè fare dell’Europa un esempio su scala mondiale di come si possa
coniugare al meglio mercato e democrazia. È un compito vasto e arduo che aspetta
le classi dirigenti di molti Paesi, tra cui il nostro.


«Più mercato e più
democrazia», dunque, è l’obiettivo da raggiungere. Senza mai farsi prendere dal
dubbio che esista un bivio che divide, anche a casa nostra, mercato da
democrazia.

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