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« VIOLENZA SULLE DONNE; TU...MAI GIUDICARE PER SENTIT... »

E SUCCESSO A ME !

Post n°1146 pubblicato il 07 Gennaio 2013 da abele.2005

 

 

 

lunedì 9 luglio 2012 di Claudio Raccagni






LA DOPPIA FACCIA DELLO STALKING

Aiutare persone "rincorse" dallo Stalkin e ritrovarsi a difendersi dalle stesse. La realtà cruda di Paola Caio, madre, donna, impegnata nell’aiuto verso le vittime di comportamenti persecutori messi in atto da esponenti del proprio nucleo famigliare o meno. Stalking: prima non "esisteva", poi se ne è parlato un pò. Ora è una realtà, più reale che mai.

 

 

Quante volte questo comportamento ossessivo viene collegato a donne, che subiscono questa violenza, da parte dei propri mariti o ex-fidanzati, ma è doveroso ricordare che, queste violenze comportamentali, sono portate avanti da qualunque tipo di persona. Lo Stalking è la violenza psicologica, fino ad arrivare a quella fisica, che una persona attiva verso quella che definisce una sua nemica da eliminare. Ecco che ci si può ritrovare ad essere vittime di persone a cui, poco prima, abbiamo dato il nostro aiuto e sostegno, sia economico sia morale.

Entriamo in questo fragile discorso con Paola Caio, mamma coraggio, che abbiamo già visto ospite a trasmissioni quali Mattino 5 con Claudio Brachino; Pomeriggio 5 con Barbara d’Urso; Rai Uno con Caterina Balivo, Rai Due con Senette; Rai uno a "La vita in diretta". Due volte dal Maurizio Costanzo Show e una presenza sui canale di La7, sempre a raccontare, sottolineare, la sua "seconda Vita" adoperata al sostegno psicologico di donne vittima di stalkers, dopo la morte della figlia Monica, per opera del compagno stesso della figlia.

Parliamo tranquillamente con Paola, con cui abbiamo fatto conoscenza già nel 2008, attraverso la partecipazione alla manifestazione contro le violenze sulle donne, svoltasi a Milano, e per la sua partecipazione alla presentazione di un mio libro: "Io sono Linda", che tratta appunto di questi episodi. Paola non ha conosciuto solo l’amara realtà della violenza domestica, che le ha portato via, in un istante, la propria figlia, ma, in modo assurdo, ha conosciuto anche lo stalker completo, quello che nasce piano piano e diventa aggressivo e pericoloso per la propria figura sociale.

D) Paola, parlare di tua figlia Monica sò che non è facile, ma è doveroso per far capire meglio l’assurda situazione in cui ti sei ritrovata, dopo anni di lotte ed impegno sociale. Puoi raccontare cosa è successo a tua figlia e cosa credi che non abbia funzionato nella legge, la quale dovrebbe limitare la violenza di questi cosiddetti "aggressori", ma che invece ha in sè, forse, più di una falla?

R) Ogni volta che parlo della tragedia di mia figlia Monica è un riaffiorare di ricordi molto penosi e tristi. Monica amava il suo carnefice, tanto da sopportare per anni una violenza inaudita , piu volte picchiata selvaggiamente ,tanto da ricorrere alle cure del pronto soccorso. Tutto questo a mia insaputa , portava quasi sempre maglie con le maniche lunghe per non mostrare i lividi sulle braccia, sulle spalle , nascondendo cosi ai miei occhi ,la violenza che subiva dal suo convivente.

Non mi ha MAI fatto capire nulla del suo dramma, le amiche sapevano tutto ma si son guardate bene a riferirmelo, forse per paura ,o forse perché minacciate da quell’ uomo tutto muscoli, ma niente cervello. Dopo la sua morte le amiche di Monica me ne hanno parlato ma oramai era troppo tardi , l’OMERTA in casi di violenza e maltrattamenti non serve ad aiutare la vittima .

D) Paola Caio ha iniziato poi il suo impegno sociale attraverso un’ Associazione.

R) Si, collaborando attivamente come Presidente dell’Associazione Italiana vittime della violenza in cui sono rimasta in carica per tre anni, poi hò deciso di dimettermi, in quanto non condividevo alcune cose all’interno della Associazione stessa. Si era deciso che la Politica rimanesse FUORI, …..invece ... Anni fa si parlava poco o niente di violenza sulle donne, i dati parlano chiaro: ogni anno muoiono a causa della violenza molte donne , troppe. Da allora mi sono sempre informata sui decessi per violenza. Ho contattato alcune madri e familiari e insieme abbiamo fondato una Associazione.

D) La lotta alle violenze porta inevitabilmente a dover affrontare la violenza stessa, e cercare di porle un ostacolo. Prendere contatto con una vittima non è cosi semplice, perchè poi bisogna seguirla.

R ) Esatto , anche dopo le mie dimissioni ho avuto modo di conoscere donne che subivano violenza, donne sotto l’attacco di stalkers. Mi chiedevano consiglio su come potersi difendere. Solo dopo tali richieste di Aiuto, da parte loro , le indirizzavo alle autorità competenti, Dapprima si stabiliva un approccio di fiducia , dopodichè , le invitavo alla denuncia presso la Caserma dei Carabinieri o al posto di Polizia piu vicino a loro. Alcune di loro le ho accompagnate personalmente da un Avvocato di fiducia ed insieme abbiamo intrapreso l’iter per uscire dallo stato di violenza. In alcuni casi sono bastati due giorni, perché queste donne trovassero rifugio nelle Case protette ..

D) Si sottolineava, nell’introduzione al nostro incontro, come alcune vittime di stalkers, siano invece false vittime e si rivelino poi pericolose nemiche. Aiutare, cioè, persone, che lamentino violenze subite, e ritrovarsi poi a doverle combattere. L’assurdità di andare incontro allo stalker, cosa che mai nessuno penserebbe di fare. Ma è un problema che esiste ed è giusto evidenziarlo. Chi sono queste false vittime?

R ) Non tutte le donne sono vere vittime della violenza. Alcune donne, rare per fortuna, usano questo sistema per vendicarsi dei torti subiti da parte del loro compagno, marito, fidanzato , denunciano per il solo gusto di far del male ; per togliere la patria potestà dei figli al padre denunciato, o vedere il proprio ex in difficoltà, al limite dell’esaurimento nervoso o della propria morte. Anche se non sempre riescono nel loro intento di vendetta . Purtroppo è facile essere raggirati, almeno nel contatto iniziale, da queste false vittime, perchè il loro racconto è pieno di continue violenze, soprattutto psicologiche, messe in atto dai mariti, contro loro stesse o i propri figli. Denuncie che poi risultano vere e proprie falsità, ma armi potenti, perchè messe per iscritto. Denuncie successivamente smascherate, ma che portano altrettanta ingiustizia, durante il loro percorso. Pensiamo a due episodi, con cui altrettante donne extracomunitarie non volevano che i mariti vedessero i propri figli, solo ed esclusivamente perchè il loro rapporto affettivo era finito. In un caso la donna ha costruito la denuncia di violenza contro i suoi bambini; nell’altro caso si è parlato di violenza sessuale, mentre invece c’era un rapporto consenziente. Poi ci sono le donne fragili, emotivamente instabili provate dalla vita, incapaci di relazionarsi col prossimo: quelle che non accettano i loro insuccessi nella vita. Quelle che usano mezzi diffamatori per demolire psicologicamente le persone che, nel corso del loro operato, sono riuscite a portare a termine casi difficili, andati a buon fine, grazie alla competenza e alla discrezione .

D) Come è possibile che riescano ad entrare in contatto con associazioni di lotta alle violenze, loro stesse, che la violenza la usano?

R ) Da qualche anno i gruppi Antiviolenza sono aumentati a dismisura. Tutti capaci di aiutare il prossimo. Si definiscono laureati, criminologi, psicologi ecc. ecc., ma quanti di questi personaggi lo sono davvero, in termini di competenza provata? E’ cosi che molti aiuti partono in automatico e ci si rende conto, più o meno in ritardo, di aver aiutato persone sbagliate. L’importante è accorgersene il prima possibile.

D) Ci sono donne che avvicinano associazioni di lotta alle violenze, o persone specifiche, come te, utilizzando racconti fittizi, per averne un rendiconto, e che si rivelano un potenziale pericolo per le persone e le associazioni stesse; rovinando anche la figura delle donne che, invece, in pericolo lo sono davvero. Hai conosciuto problematiche di questo tipo?

R ) Io stessa sono tutt’oggi oggetto di STALKING da parte di una persona , conosciuta tramite il network facebook, utilizzato ormai da tutti per comunicare con più persone possibile. Ho avuto qualche contatto via mail; ho conosciuto personalmente la persona in questione , ma resomi conto della realtà delle cose, e cioè della infondatezza dei suoi racconti, ho chiuso i contatti con questa persona e da allora non mi sono piu fatta sentire, ne via mail , ne con telefonate, ne tramite facebook. Anche dal fatto che sono stata BANNATA, cancellata, dalla persona stessa.

All’inizio le avevo creduto ciecamente, talmente era abile nel professarsi vittima. Poi, piano piano, come era logico accadesse, tutti i nodi sono venuti al pettine e mi sono allontanata. Non sopporto il vittimismo inesistente, ne è da assimilare per lungo tempo. Da allora non ho più pace. Da persona che concede aiuto, sono diventata, in modo assurdo, una vittima di stalking. D) Senza entrare nei particolari, ma che atteggiamenti ha preso, verso di te, questa persona, per essere apostrofata come stalker?

R)Mi stà accusando di farle telefonate minacciose addirittura di morte, naturalmente prive di fondamento. Prende contatti con associazioni o persone, che sono in rapporti con me, per "sputtanare" letteralmente la mia persona. Ha messo in essere denuncie con false accuse.

D) Paola, di norma, queste tipo di denuncie vengono poi analizzate nello specifico, e se risultano false c’è l’avvio dell’operato delle forze dell’ordine, per riportare la realtà nella sua giusta forma. Questo tipo di comportamenti danneggiano, non poco, il vero bisogno di aiuto, che hanno le persone sotto violenza, ed è un tipo di comportamento che va eliminato con fermezza.

R) Si, infatti sono già al lavoro le forze di polizia e spero nella loro provata professionalità, nel cercare , dai tabulati telefonici, dalla memoria del PC, o in qualunque altro modo, chi davvero è in fallo. E siano prese serie posizioni in merito. Posizioni che già ora si stanno delineando... e in breve termine.

Ecco la figura che volevamo uscisse e di cui è doveroso tenere conto: la falsa vittima. Proprio quella persona che chiede aiuto, sviando l’attenzione verso vere vittime di violenza, e togliendo a loro aiuti anche vitali. Aiutare una persona non è un gioco e nello stesso tempo non lo è nemmeno il chiedere aiuto. Ringraziamo Paola Caio; le associazioni con cui collabora; le forze dell’ordine, con cui ho avuto modo di dialogare, in questi anni, in relazione a crimini diversi, tra cui lo stalking, perchè è doveroso, lo ripetiamo, evidenziare subito la falsa vittima, il potenziale nuovo stalker, perchè è una figura immatura, che nulla ha a che vedere con una vera vittima. Un invito anche alla conglomerazione delle migliaia di associazioni, in poche, ma più funzionanti realtà, cosi che gli stessi finanziamenti a loro versati, non siano persi in migliaia di piccole inutili azioncine, ma in vere e proprie azioni di contrasto e protezione delle donne e di tutte quelle persone vittime di violenza. Non è una denuncia a salvare la vita, ma tutto quello che si fa dopo.

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