essenza di vita

legami di terra


vi era una volta un anziano che spesso si ritrovava quieto a consumare il suo umile pasto sotto la compagnia di un giovane ma robusto albero di pero, quell'anziano ogni giorno percorreva molta strada dalla sua casa per andare a coltivare il suo piccolo pezzettino di terra, aveva il volto segnato come i suoi campi, aveva le braccia gonfie e le mano deturpate dal lavoro e dalla sua vecchiaia, ma ogni sua piantina veniva fuori dalla terra forte e giovane, coltivava tutto, dall'insalata al pomodoro, dalla zucchina alla melanzana, era un piccolo eden immerso nella più vasta campagna, ogni volta che vi arrivava si metteva gli abiti da lavoro si sedeva si accendeva la sua pipa, e commentava i suoi lavori con il solo pensiero, fumava e vedeva, fumava e studiava ogni particolare da apporre alle sue piante, aveva nella sua campagna dei piccoli amici, quali un gatto di nome aristide e un merlo che lo veniva sempre a salutare il suo nome, spione, si lo chiamava spione perchè pensava che veniva a spiare i suoi lavori, ma con aristide era un altra cosa, con aristide stava bene gli portava ogni giorno degli avanzi da casa per farlo mangiare, sapeva che il gatto non era il suo ma di qualche vicino,ma si sa i gatti vanno dove mangiano, ma lui oramai diceva che aristide era il suo gattone, era ora di alzarsi e mettersi a lavorare, tirava fuori la zappa ed altri arnesi e si metteva a zappettare dove occorreva, estirpando erbacce per poi completare il tutto andando al pozzo a tirare su dell'acqua per le sue piantine, poi con molta attenzione raccoglieva i suoi ortaggi maturi e li deponeva nel suo bel cesto di vimini per riportare a casa il suo capolavoro, l'anziano alzava gli occhi al cielo e vedeva di che ora si trattava, e quando era la sua ora prendeva la sua robetta per mangiare la sua bottiglia di vino e si dirigeva sotto il pero accompagnato dai miagolii di aristide, dopo il pranzo si fumava la sua bella pipa, godendo del venticello che accompagnava le sue pippate di fumo, lui non lo ammetterebbe mai ma si appisolava poggiando la testa al pero, poi fatto il pomeriggio si cambiava di vestiti, prendeva il suo cesto chiudeva la sua baracchetta dava un pressatina alla sua pipa e salutanto la sua terra si accingeva per il rientro a casa, la sua terra lo osservava mentre si allontanava somigliava ad un vecchio treno a carbone che ogni tanto sbuffava il fumo fuori, percorrendo le rotaie sino a non vendere più la sua sagoma ma solo il fumo che si innalzava in cielo...................