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tagliaboschi 10-11-2009


Perde il posto di lavoro dopo quindici anni di precariato nei servizi sociali del comune di Anagni.  È successo ad una donna di Anagni di 46 anni, Rosetta Brescia, moglie del locale segretario del circolo di Rifondazione Comunista. Dall’ottobre scorso, infatti, alla donna non è stato rinnovato il contratto dalla Lavorint, la nuova ditta subentrata   nella gestione dei servizi sociali su incarico dell’amministrazione di centrodestra del comune di Anagni. Questa la cronistoria dei suoi 15 anni trascorsi da precaria al comune: impiegata come assistente domiciliare nelle scuole, a favore di alunni portatori di handicap con contratto a convenzione dal 13-01-1995 al 15-06-2002; inserita nel progetto “cantiere scuola e lavoro”  per numero 36 ore settimanali in qualità di assistente domiciliare dal 05-12-2002 al 29-03-2003 e dal 30-03-2003 al 05/04/2004; nel progetto “cantiere scuola finalizzato” come assistente domiciliare operante su portatori di handicap dal 05/04/2004 al 30/04/2006; e poi sempre nell’assistenza di portatori di handicap e di anziani con un contratto a tempo determinato dal 30/04/2006 al 30/11/2007; impiegata nell’assistenza di portatori di handicap e di anziani alle dipendenze della cooperativa sociale “Emmaus” prestante servizio per il Comune di Anagni dal 1/12/2007 al 30/11/2008; quindi nell’assistenza di portatori di handicap e di anziani alle dipendenze della agenzia “Orienta” dal 30/11/2008 al 30/09/2009. «Mi hanno messa da parte, così, su due piedi – dichiara indignata - dopo quindici anni di servizio, come uno straccio vecchio. Ho cominciato a lavorare come operatrice per disabili e anziani alle dipendenze dei Servizi Sociali del Comune di Anagni nel 1995. Sempre da precaria, con varie tipologie di contratto, ma sempre comunque a termine. E dopo quindici anni adesso l’agenzia interinale che fornisce gli operatori al Comune non mi ha rinnovato il contratto, a me soltanto. E dire che i miei diritti erano già stati calpestati perché il Comune avrebbe dovuto stabilizzarmi, insieme a una collega, già da qualche anno, avendo preso un finanziamento regionale per la realizzazione dei cosiddetti “Cantieri Scuola” finalizzati appunto alla stabilizzazione dei precari. E invece niente. Finito il progetto, della durata di due anni, il Comune ha continuato a farci lavorare da precarie. E ora il mancato rinnovo del contratto, che però ha riguardato solo me. Dopo quindici anni di lavoro e di esperienza che mi hanno fatto guadagnare l’apprezzamento e la stima degli utenti e dei superiori vengo inspiegabilmente messa da parte. La mia condotta è sempre stata irreprensibile, sia sul lavoro che nella vita privata. C’è pero qualche piccola coincidenza che mi ha fatto pensare: sono una militante di un partito della sinistra e mio marito è il segretario del locale circolo di questo partito. Inoltre una delle persone chiamate a sostituirmi e la sorella di un candidato della destra alle ultime elezioni comunali. Ma sono solo coincidenze, come altro potremmo chiamarle? In ogni caso – conclude la donna - la vicenda è già sul tavolo delle sedi delegate a trattarlo, il sindacato e l’assessorato al Lavoro della Regione Lazio. E andrò fino in fondo, chiedendo conto a tutte le persone che hanno collaborato o chiuso gli occhi davanti a questa vergogna».                                                     Fabrizio Tagliaboschi