PASSI...

Lacrime di amore


 Questa che sto per raccontarvi è un’antica leggenda che si perde nella notte dei tempi, parla di un amore profondo e della disperazione di una donna per il suo amato.                                                                       C’era una volta… No, questo vale per le favole, quelle che finiscono bene con il “vissero felici e contenti”…                                                                                                                                                                 Molti secoli fa, vi erano due bellissime isole poco distanti fra loro, il mare era pescoso ed il clima mite, i loro abitanti però, per una vecchia questione di pesca, erano diventati acerrimi nemici ed evitavano accuratamente ogni contatto. Due giovani, appartenenti alle due comunità, un giorno si erano incontrati, per uno strano segno del destino, su uno scoglio e da lì era nato l’amore. Consci che questo sentimento avrebbe suscitato le ire degli anziani dei villaggi, lo avevano tenuto nascosto a tutti e si incontravano segretamente presso quelle rocce emergenti, poco più di un attracco per barche.                                                                             Furono momenti felici, lei diceva ogni giorno che sarebbe andata a pesca ed al villaggio si meravigliavano di questa sua assiduità, non era lavoro da donne, ma non mancava giorno che ella non portasse una sporta di pesce tra la sorpresa generale.                                                                                          Ogni volta che giungeva al luogo dell’appuntamento il suo amato le faceva trovare il pescato e lo divideva con lei per poi trascorrere quei momenti l’uno nelle braccia dell’altro. Capitò però che tutta questa inaspettata fortuna cominciasse a far crescere gelosie e qualcuno cominciò a seguirla, cercando di carpire il segreto di quella zona di mare così pescosa. La fanciulla riuscì più volte a far perdere le proprie tracce, ma la cosa diventava sempre più difficile sino al momento che dovettero rinunciare a incontrarsi in quel modo. Oramai quei due cuori vibravano all’unisono e il dolore di non vedersi si faceva sempre più forte. Una delle poche volte che ancora riuscirono a incontrarsi egli le disse di recarsi la sera, quando tutti dormivano, dinanzi la rupe prospiciente il mare e, se vedeva una luce brillare dall’isola vicina, aspettare.                                                                                                              La giovane così fece e, quando per un attimo quella notte vide il segnale, rimase lì, guardando il mare che luccicava sotto la luna come il riflesso di mille stelle. Passò mezz’ora, un’ora, il sonno stava per prenderla, quando, ad un tratto, una voce la fece sussultare. Era lui, bagnato, stanco ma dal sorriso ed il viso illuminati dall’amore. Aveva percorso a nuoto la distanza fra i due lembi di terra, se avesse preso la barca ne sarebbe stata notata l’assenza; ed ora era lì, dinanzi a lei.                                                              Si amarono su quella rupe, complici il mare che suonava per loro con la risacca e la luna che accarezzava loro i capelli con la sua pallida luce. Ogni notte si ripeteva quel incanto, ogni notte i loro corpi, le loro labbra, si univano sino alle prime luci, quando il sole, complice anch’esso, li avvisava che era l’ora di staccarsi.                                                                                                                                            Diventava sempre più difficile separarsi, ma il pensiero che di nuovo sarebbe giunta la notte era la gioia più dolce.  Venne l’inverno e, per quanto mite, il mare cominciava ad agitarsi, spesso le onde si increspavano, ma il giovine non mancò una sola volta l’appuntamento con l’amata: nulla lo avrebbe tenuto lontano. Una notte arrivò la tempesta, la pioggia flagellava la rupe, ma ella fedele, si recò all’appuntamento. Diceva in cuor suo: -non vedrò la luce, ma so che è lì, anche se non può venire. Le onde si ergevano minacciose, spumeggiavano, mentre era un rombo, un ringhio nell’infrangersi contro gli scogli, lampi minacciosi disegnavano rami scheletrici di fuoco nel cielo e lo scoppio del tuono si univa ai rumori del mare; ad un tratto brillò la luce, scomparve nella foschia, poi riapparve. La ragazza pensò per un attimo di essersi sbagliata, non poteva essere lui, ma la luce continuò a brillare, mentre il cuore di lei capì e si fermò per un attimo. Stava arrivando. Rimase impietrita, trascorrevano i minuti e poi ancora oltre il dovuto, i suoi occhi scrutavano il mare, che nero e minaccioso si illuminava a giorno sotto i lampi. Ad un tratto lo vide, una piccola figura immersa nell’oscurità da cui riemergeva per brevi istanti, si avvicinava per poi essere di nuovo allontanata dalla forza dell’oceano, il suo cuore visse ogni onda vedendolo ora sulla cresta, ora sprofondare alla sua vista, sino a che il vento portò pietoso la sua voce mentre gridava il suo nome. La sua mano tesa ed il suo braccio furono l’ultima immagine, come se avesse voluto stringerla ancora. Poi scomparve.                                                                                                                                              Non voleva crederci, aspettò, aspettò, aspettò. Il sole la trovò lì, mentre le nuvole si diradavano, il mare divenne di nuovo calmo e tutto ciò che era stato sembrava solo un sogno. I primi raggi le baciarono il viso, la accarezzarono dolcemente come a lenire il suo dolore mentre ella guardava impietrita quelle acque e lo spasimo la lacerava senza nemmeno darle il respiro. Tornò alla sua capanna molte ore dopo e quando venne sera fu di nuovo lì a cercare quella luce che non si accese più. Ogni sera continuò ad essere fedele al suo appuntamento, ogni sera su quella rupe a guardare l’oceano, il dolore le impediva di piangere sino a che finalmente una notte, sotto la luna le lacrime sgorgarono rotolando sulle gote per precipitare in quelle acque. Erano lacrime di amore, lacrime di dolore, la luna si commosse ed il mare pure e per magia quelle lacrime nel cadere diventarono perle, ecco perché le perle sono calde, sono lacrime di amore.