Questo matrimonio del Marco è stato favoloso, divertente, una vera festa, forse per la presenza di tanti ragazzi e per una cerimonia che sera sentita da tutti, a partire dagli sposi, dal Battista e l'Oscar, dalle famiglie e dagli amici come il momento davvero centrale, qualcosa di speciale. Però si tratta anche, a distanza di qualche giorno, di qualcosa che ti interroga sulla tua vita, sia quella che hai avuto fino a oggi che quella che ancora devi vivere, sui tuoi progetti e i tuoi obiettivi. Prima di tutto vorrei dire che sono felice per gli sposi e che spero anche io, un giorno, se e quando conoscerò la persona giusta, di portare a termine una preparazione come la vostao e di aprire il cammino del matrimonio. Ma, visto l'età (come tutti sanno il Marco e io abbiamo 366 giorni di differenza), e visto che a sposarsi è uno dei miei più cari amici, mi sento interrogato di persona, direttamente da questo evento. Dunque, per la prima volta una persona a me tanto vicina si sposa, e qualcosa si chiude. Si chiudono gli anni della Triade (vero Ade e Marco), del tutto e sempre insieme tutti i giorni, della vita comunitaria, dell'essere senza orari e senza pensieri, del dover rispondere solo a sè stessi. Ora per uno di noi (il Marco) c'è qualcuno che è come un secondo sè stesso, e non è una cosa formale, non è un rito, è il Sacramento. Nulla va perso ma, pur restando legati agli amici, i rapporti si trasformano, ora per ciascuno di voi il primo posto va (ed è giusto e bello che sia così) all'altro componente della vostra piccola famiglia. Non è l'annullamento dell'individualità di nessuno, ma il contributo che darete agli amici, alla comunità, al Mondo sarà con uno spirito diverso, un punto di partenza diverso e un diverso orizzonte. Di tutti noi io sono senza dubbio quello che meno (quasi mai, mai?) ha avuto la possibilità di assaggiare un po' di questa sensazione trovando una persona che mi stesse accanto in modo duraturo, a cui stare accanto in modo duraturo, con cui condividere sul serio una dimensione di me diversa e più intima di quella dell'amicizia. Perciò forse non dovrei parlare di cose che non conosco bene, ma così mi sento ora. E' diventare grandi, passare dalla dimensione di giovani a quella di adulti, dalla dimensione di figli a quella di marito e moglie e, in prospettiva, di genitori. La cosa mi spaventa un po' e mi fa già nostalgia il periodo di quando eravamo piccoli. Ma cari Marco e Silvia, guardando voi mi spaventa meno, mi sembra più un obiettivo e meno uno spauracchio ineluttabile. Anche per questo, grazie.Maurizio
Il Matrimonio del Marco, i pensieri, diventare grandi
Questo matrimonio del Marco è stato favoloso, divertente, una vera festa, forse per la presenza di tanti ragazzi e per una cerimonia che sera sentita da tutti, a partire dagli sposi, dal Battista e l'Oscar, dalle famiglie e dagli amici come il momento davvero centrale, qualcosa di speciale. Però si tratta anche, a distanza di qualche giorno, di qualcosa che ti interroga sulla tua vita, sia quella che hai avuto fino a oggi che quella che ancora devi vivere, sui tuoi progetti e i tuoi obiettivi. Prima di tutto vorrei dire che sono felice per gli sposi e che spero anche io, un giorno, se e quando conoscerò la persona giusta, di portare a termine una preparazione come la vostao e di aprire il cammino del matrimonio. Ma, visto l'età (come tutti sanno il Marco e io abbiamo 366 giorni di differenza), e visto che a sposarsi è uno dei miei più cari amici, mi sento interrogato di persona, direttamente da questo evento. Dunque, per la prima volta una persona a me tanto vicina si sposa, e qualcosa si chiude. Si chiudono gli anni della Triade (vero Ade e Marco), del tutto e sempre insieme tutti i giorni, della vita comunitaria, dell'essere senza orari e senza pensieri, del dover rispondere solo a sè stessi. Ora per uno di noi (il Marco) c'è qualcuno che è come un secondo sè stesso, e non è una cosa formale, non è un rito, è il Sacramento. Nulla va perso ma, pur restando legati agli amici, i rapporti si trasformano, ora per ciascuno di voi il primo posto va (ed è giusto e bello che sia così) all'altro componente della vostra piccola famiglia. Non è l'annullamento dell'individualità di nessuno, ma il contributo che darete agli amici, alla comunità, al Mondo sarà con uno spirito diverso, un punto di partenza diverso e un diverso orizzonte. Di tutti noi io sono senza dubbio quello che meno (quasi mai, mai?) ha avuto la possibilità di assaggiare un po' di questa sensazione trovando una persona che mi stesse accanto in modo duraturo, a cui stare accanto in modo duraturo, con cui condividere sul serio una dimensione di me diversa e più intima di quella dell'amicizia. Perciò forse non dovrei parlare di cose che non conosco bene, ma così mi sento ora. E' diventare grandi, passare dalla dimensione di giovani a quella di adulti, dalla dimensione di figli a quella di marito e moglie e, in prospettiva, di genitori. La cosa mi spaventa un po' e mi fa già nostalgia il periodo di quando eravamo piccoli. Ma cari Marco e Silvia, guardando voi mi spaventa meno, mi sembra più un obiettivo e meno uno spauracchio ineluttabile. Anche per questo, grazie.Maurizio