A Napoli costa 1,93 euro al chilo. A Milano il doppioMA IL PANE HA GIA' FATTO LA SECESSIONEAllasia: “Legare gli stipendi al costo reale della vita sul territorio”Milàn – Si continua a parlare di federalismo, fiscale e solidale, ma i prezzi hanno già fatto la secessione tra Padania e Italia, a ennesima dimostrazione di realtà molto lontane, non solo geograficamente. Il costo medio del pane, infatti, raddoppia tra Napoli dove costa 1,93 euro al chilo e Milano dove si spende 3,61 euro al chilo mostrando una forte variabilità tra le diverse città padane e quelle italiane. I due estremi sono, appunto, quelli del capoluogo lombardo e di quello campano. Altrove si registrano valori che variano tra i 3,47 euro al chilo a Bologna, 2,71 euro al chilo a Palermo, 2,47 a Torino, 2,28 a Roma e 2,39 a Bari. E' quanto emerge da una analisi svolta dalla Coldiretti sui dati del sito www.osservaprezzi del ministero italiano dello Sviluppo economico in occasione dello sciopero della “pagnotta” organizzato contro i rincari ingiustificati, con manifestanti che hanno “svelato”, grazie a cartelli e dimostrazioni, il percorso di una filiera che fa lievitare il prezzo dal campo alla tavola. COSTO DEL GRANO. La forte variabilità è una evidente dimostrazione che, sottolinea la Coldiretti, l'andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano che è fissato a livello internazionale al Chicago Board of Trade e non mostra quindi differenze tra le diverse città. Peraltro, precisa la Coldiretti, le quotazioni del grano tenero per il pane si sono ridotte dall'inizio dell'anno del 40 per cento per raggiungere il valore di circa 0,20 euro al chilo che, secondo il servizio Sms consumatori del ministero delle Politiche Agricole, diventano 0,36 euro quando si trasforma in farina all'ingrosso e in 2,80 euro al chilo quando diventa pane, con un aumento di quasi il 1300 per cento dal campo alla tavola. Una moltiplicazione che rischia di avere conseguenze negative per i consumi con gli acquisti familiari che sono calati del 2,5 per cento per il pane nel primo semestre dell'anno secondo i dati Ismea Ac Nielsen. IMPORTAZIONI E DIPENDENZA. “Nella forbice dei prezzi dal grano al pane c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti della filiera senza per questo aggravare i bilanci delle famiglie” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che il “crollo del grano oltre a non aver effetti per i consumatori rischia di mettere in crisi il futuro delle coltivazioni locali con l'aumento delle importazioni e della dipendenza dall'estero”.CHIUSURA DELLE IMPRESE. “L'emergenza spesa - ha precisato Marini - non si risolve con i prezzi bassi all'origine per i produttori agricoli, perché questi non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico, sociale e sulla bilancia commerciale”. Per questo la Coldiretti, ha concluso Marini, ha avviato un progetto per semplificare e razionalizzare la filiera e garantire una più equa distribuzione del valore all'interno della filiera, dall'impresa agricola al consumatore. E Coldiretti invita a imparare direttamente a fare il pane “fai da te” che costa fino a tre volte meno di quello acquistato: per fare un pagnotta da un chilo, spiega l’associazione di categoria, serve poco più di mezzo chilo di farina, acqua, lievito, più un paio di cucchiaini di olio. La pagnotta viene poi cotta in forno per un'ora circa a 220 gradi. Considerando il prezzo della materia prima e quello dell'energia consumata, il costo dello sfilatino fatto in casa non supera l'euro. REGIONALIZZARE GLI STIPENDI. Sullo “sciopero della pagnotta” e sulle differenze di prezzo tra Padania e Italia è intervenuto il deputato piemontese e segretario provinciale leghista di Torino Stefano Allasia. “E’ arrivato il momento – ha dichirato - di legare gli stipendi al reale costo della vita (attraverso la regionalizzazione degli stipendi) per dare una risposta alle nostre famiglie, ai lavoratori e ai pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese e di approvare la nostra battaglia più importante: il federalismo fiscale. Inoltre – ha concluso Allasia -, con l’obiettivo di evitare spropositate variazioni tra il prezzo del prodotto iniziale e tra quello del prodotto finale, bisognerebbe incentivare il consumo di alimenti prodotti localmente; questo permetterebbe di ridurre notevolmente quei rincari che derivano dal costo dei trasporti per quei prodotti che arrivano da altre regioni e soprattutto dall’estero”. Il Padano.com
Post N° 235
A Napoli costa 1,93 euro al chilo. A Milano il doppioMA IL PANE HA GIA' FATTO LA SECESSIONEAllasia: “Legare gli stipendi al costo reale della vita sul territorio”Milàn – Si continua a parlare di federalismo, fiscale e solidale, ma i prezzi hanno già fatto la secessione tra Padania e Italia, a ennesima dimostrazione di realtà molto lontane, non solo geograficamente. Il costo medio del pane, infatti, raddoppia tra Napoli dove costa 1,93 euro al chilo e Milano dove si spende 3,61 euro al chilo mostrando una forte variabilità tra le diverse città padane e quelle italiane. I due estremi sono, appunto, quelli del capoluogo lombardo e di quello campano. Altrove si registrano valori che variano tra i 3,47 euro al chilo a Bologna, 2,71 euro al chilo a Palermo, 2,47 a Torino, 2,28 a Roma e 2,39 a Bari. E' quanto emerge da una analisi svolta dalla Coldiretti sui dati del sito www.osservaprezzi del ministero italiano dello Sviluppo economico in occasione dello sciopero della “pagnotta” organizzato contro i rincari ingiustificati, con manifestanti che hanno “svelato”, grazie a cartelli e dimostrazioni, il percorso di una filiera che fa lievitare il prezzo dal campo alla tavola. COSTO DEL GRANO. La forte variabilità è una evidente dimostrazione che, sottolinea la Coldiretti, l'andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano che è fissato a livello internazionale al Chicago Board of Trade e non mostra quindi differenze tra le diverse città. Peraltro, precisa la Coldiretti, le quotazioni del grano tenero per il pane si sono ridotte dall'inizio dell'anno del 40 per cento per raggiungere il valore di circa 0,20 euro al chilo che, secondo il servizio Sms consumatori del ministero delle Politiche Agricole, diventano 0,36 euro quando si trasforma in farina all'ingrosso e in 2,80 euro al chilo quando diventa pane, con un aumento di quasi il 1300 per cento dal campo alla tavola. Una moltiplicazione che rischia di avere conseguenze negative per i consumi con gli acquisti familiari che sono calati del 2,5 per cento per il pane nel primo semestre dell'anno secondo i dati Ismea Ac Nielsen. IMPORTAZIONI E DIPENDENZA. “Nella forbice dei prezzi dal grano al pane c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti della filiera senza per questo aggravare i bilanci delle famiglie” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che il “crollo del grano oltre a non aver effetti per i consumatori rischia di mettere in crisi il futuro delle coltivazioni locali con l'aumento delle importazioni e della dipendenza dall'estero”.CHIUSURA DELLE IMPRESE. “L'emergenza spesa - ha precisato Marini - non si risolve con i prezzi bassi all'origine per i produttori agricoli, perché questi non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico, sociale e sulla bilancia commerciale”. Per questo la Coldiretti, ha concluso Marini, ha avviato un progetto per semplificare e razionalizzare la filiera e garantire una più equa distribuzione del valore all'interno della filiera, dall'impresa agricola al consumatore. E Coldiretti invita a imparare direttamente a fare il pane “fai da te” che costa fino a tre volte meno di quello acquistato: per fare un pagnotta da un chilo, spiega l’associazione di categoria, serve poco più di mezzo chilo di farina, acqua, lievito, più un paio di cucchiaini di olio. La pagnotta viene poi cotta in forno per un'ora circa a 220 gradi. Considerando il prezzo della materia prima e quello dell'energia consumata, il costo dello sfilatino fatto in casa non supera l'euro. REGIONALIZZARE GLI STIPENDI. Sullo “sciopero della pagnotta” e sulle differenze di prezzo tra Padania e Italia è intervenuto il deputato piemontese e segretario provinciale leghista di Torino Stefano Allasia. “E’ arrivato il momento – ha dichirato - di legare gli stipendi al reale costo della vita (attraverso la regionalizzazione degli stipendi) per dare una risposta alle nostre famiglie, ai lavoratori e ai pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese e di approvare la nostra battaglia più importante: il federalismo fiscale. Inoltre – ha concluso Allasia -, con l’obiettivo di evitare spropositate variazioni tra il prezzo del prodotto iniziale e tra quello del prodotto finale, bisognerebbe incentivare il consumo di alimenti prodotti localmente; questo permetterebbe di ridurre notevolmente quei rincari che derivano dal costo dei trasporti per quei prodotti che arrivano da altre regioni e soprattutto dall’estero”. Il Padano.com