Ambarabà

Ma lascia andare

Creato da scorpione.scorpione il 08/02/2011

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« Non avevamo l'automobileDelle asprezze della scuola »

Forse non lo sai ma pure questo amor.....

Post n°33 pubblicato il 10 Maggio 2012 da scorpione.scorpione

Correva un dicembre di anni fa, gironzolando annoiato, trovo un nik che si qualifica come

Justine.

Dopo qualche scambio di battute le ho scritto qualcosa che suonava più o meno così:

Ti porterò via con la mia nave, tutta vele e cannoni, all'imbrunire di un giorno pieno di vento.

La mia nave e la mia spada saranno ai tuoi piedi, se vorrai essere la mia

schiava e regina.

Schiava e regina.

Questa fu la cifra che segnò il nostro rapporto.

Qualche giorno dopo ci incontrammo nella sua città, non molto lontana dalla mia.

Venne con giubbetto jeans e pelliccia, sopra un golfino rosso scollato che mostrava le tette (povere donne, quanto freddo!).

Ci eravamo già visti in fotografia, nessuno dei due aveva fatto il furbo e ci siamo piaciuti.

Siamo andati in un bar per fare la prima conoscenza e chissà perché ho ordinato un succo di pomodoro condito. Prima volta da anni.

Questa cosa l'ha mandata in solluchero (và a capire le donne!).

Poi in centro, in un piccolo ristorante adatto al momento.

Fin da subito è iniziato il gioco della dominanza.

Io la corteggiavo con mica tanto velata sensualità.

Lei si arrotolava su se stessa come una gatta.

"Mi sento priva di volontà"

"non ci serve la tua volontà, basta la mia"

Quando si è protesa troppo verso di me le ho detto: "togli le tette dal piatto".

Al momento dei cantucci e vin santo, mi sono alzato, sono andato dietro la sua seggiola e le ho fatto toccare con mano quanto lei già mi interessasse.

Non saprei come descrivere la sua faccia sbalordita e lusingata.

Era un gioioso duetto, preludio a ciò che sarebbe venuto poi.

Il caffè, siamo andati a prenderlo a casa sua e, prima ancora che la caffettiera borbottasse, sapevo che il vertice delle sue cosce grondava e ne avevo l'odore sulle dita.

L'ho presa lì, rovesciata sul piano della cucina.

Le ho ordinato di versare il caffè nelle tazze mentre la prendevo.

Non mi ha obbedito.

Avrebbe imparato poi, ad obbedire.

Poi nel suo letto, ho bevuto il caffè mentre lei si prodigava in una volonterosa fellazio.

"Brava" le sussurravo, "ancora, così, più in fondo..." sorseggiando il caffè.

Le piaceva che le dicessi brava.

Più tardi, quando mi capitò di prenderla un po’ più brutalmente, da dietro,lei si voltò e fra i capelli neri che le coprivano il viso sconvolto, mi disse "si, così, più forte".

Non so come fu che mi trovai fra le mani la cintura.

E' una cintura di cuoio morbido e spesso, va bene per i jeans. Non la uso più ma la conservo.

La frustai, tre o quattro volte.

Lunghe pause fra uno schiocco e l'altro.

Ogni volta più forte.

Bisogna immaginare di essere in quella situazione, eccitati, in piena erezione e dentro la donna con la quale si fa sesso, per capire la sensazione che provoca una frustata schioccata sulle natiche nude della compagna di giochi.

Lo schiocco della frustata lo sentivo nel sangue.

Ghiacciato.

Era come se tutta la pelle di tutto il mio corpo sentisse, vedesse, annusasse.

Mi sentivo il cuore in gola.

E la frustata ghiacciata come un'onda, nelle vene.

La mattina dopo mi ha detto

"non ce n'è come i cinquantenni".

E' iniziato un gioco di legami e manette che è durato due anni, spegnendosi piano.

Le piaceva raccontare il nostro modo di fare sesso ai suoi amici, tanto che per il mio compleanno un suo amico omosessuale mi regalò i quattro libri di Pedro Juan Gutierrez, scrittore cubano al quale, secondo lui, somigliavo (credo di si, Pedro mi somiglia).

Una volta che tardò a rispondere al telefono la sentii giustificarsi:

"sai, mi ha voluto sui suoi pantaloni!", con il suo sorriso furbetto.

Ho ancora una sua foto al museo del sesso di Barcellona. Lei davanti ad un sostegno arcuato, sul quale era legato un manichino femminile in posizione da essere penetrata da chiunque in qualunque modo.

E lei la indica con il solito sorriso furbetto...

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