Ambarabà

Ma lascia andare

Creato da scorpione.scorpione il 08/02/2011

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Nomi in Romagna.

Post n°28 pubblicato il 12 Aprile 2012 da scorpione.scorpione

Al cinema, mio padre e mia madre avevano visto “Cime tempestose”, con Merle Oberon che chiamava a gran voce Heathcliff, che nella loro interpretazione sarebbe diventato “Iglis” e questo era il nome che avrebbero voluto darmi. Non accadde a causa del conflitto sollevato dal prete davanti alla fonte battesimale, ne nacque una discussione e, come spesso accadeva nei conflitti fra preti e comunisti, mi venne attribuito un altro nome, più comune, anzi comunissimo.

Però mi dispiace un po’, oggi, non essere Iglis/ Heathcliff, io che sono il figlio dell’Eros

Mia, infatti, madre si chiama Eros.

Lo sapevano tutti che era un nome maschile, può invece darsi che non sapessero che era anche il nome del dio dell’amore, sicchè mio nonno Florindo che voleva il terzo maschio, dopo due femmine e due maschi, la chiamò comunque Eros.

Mio nonno, fattore perciò appartenete alla borghesia minima di quelle campagne e proprietario di una casa (un pezzo di casa) a Barnabè, era un amante, molto amante della bottiglia e non era raro che mia nonna andasse a raccoglierlo in qualche fosso, lui e la bicicletta, verso sera.

Questa caratteristica di mio nonno potrebbe aver avuto qualche influenza sul fatto che io sia diventato il figlio dell’Eros.

 

“Molto famoso è poi il caso di quei genitori che avevano chiamato i primi sei figli Primo, Secondo, Terzo, Quarto, Quinto e Sesto. Quando è nato il settimo figlio hanno deciso di chiamarlo Ultimo con la chiara intenzione di non continuare la serie. Ma poi ne è nato un altro. E l'hanno chiamato Definitivo. E quando a sorpresa è nata ancora una femminuccia l'hanno battezzata Finiamola”.

 

Ecco come si davano i nomi in Romagna nel secolo scorso, non è un caso che la Romagna fosse una terra di antica dominazione papalina dove la truppe dei Papi ne hanno combinate più di Bertoldo in Francia, che mio nonno fosse iscritto ad un circolo anticlericale e che pochissimi attribuissero ai figli nomi di santi.

Ciò nonostante non mi sono chiamato Iglis e sono stato inconsapevolmente battezzato, segno che andavano scemando le antiche contrapposizioni e nasceva il tempo dei compromessi che avrebbero dato i loro frutti, velenosi e non, decenni dopo.

 
 
 

ohne worte

Post n°27 pubblicato il 12 Aprile 2012 da scorpione.scorpione

 
 
 

A mia moglie (ed ai fantasmi della mente)

Post n°26 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da scorpione.scorpione

Io non lo sapevo che sotto la testa riccia, alla Angela Davis o Marcella Bella, fate un po’ voi,

c’era un cesto di serpenti e vipere che avvelenavano la mente, più la sua che quelle altrui.

Io non lo sapevo che i denti cristallini aperti nel sorriso, nascondevano l’intrico della malattia, appena sopra, nella testa.

E non lo sapevo che il lenimento per la mie mani fredde, sulla cinquecento carica di neve “mettile qui, è il posto più caldo che ho” sarebbe diventato supplizio di anni, senza colpa per l’aguzzina.

E nemmeno sapevo che il grande seno bianco sul mio petto era l’imbocco di un tunnel infinito, senza luce né speranza  e non sapevo, disteso fra le sue gambe che quello “stai dentro di me” avrebbe avuto un prezzo che nessuno può pagare.

Ragazza tutta bianca dai grandi occhi neri della mia giovinezza, che mi passavi le dita fra i capelli allora folti, quanto mi sei costata, quando poi, libera di farlo, trasformavi il viso dolce in una maschera di rabbia e vomitavi parole che non potevano stare nella tua mente e dietro le labbra sbiancate dalla furia.

Chissà cos’era, paura, sospetto, immotivato odio, che ti trasformava nell’idra rabbiosa che è rimasta, dentro gli occhi e la mente di tuo figlio e mio.

Ed io, che avevo per missione di salvare il mondo, non ho salvato nemmeno te.

E lui, solo un po’.

Se mi fossi fermato alla cinquecento carica di neve quanta sofferenza e non solo la mia, non sarebbe stata.

 
 
 

Pellegrinaggi.

Post n°25 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da scorpione.scorpione

Quanta neve nelle campagne piemontesi!

Un mare!

Quelli che erano campi sterminati di granturco, ora sono distese di neve, a perdita d'occhio.

E la neve si confonde con la foschia bianca che, più o meno lontana, quasi sempre aleggia sul Piemonte.

La prossima volta porto le ciaspole.

Sono stato anche a Torino: da Stupinigi a Porta Nuova lungo tutto corso Unione Sovietica.

E cambiata Torino da quando non ci sto più e quasi dappertutto ho qualche ricordo.

Davanti ai Poveri Vecchi, mi viene in mente che sulla destra, qualche via più in là, ci stava P......, che scappava dal balcone del piano rialzato, quando i suoi dormivano e veniva con me nella soffitta di piazza Statuto.

Ho ancora sul palmo della mano destra la sensazione dell'umido che trafilava dai suoi jeans, residuo liquido e pastoso della nostra notte, mentre la spingevo per risalire sul balcone.

Se l'avesse saputo il padre, ufficiale e carabiniere, avrebbe strangolato lei e me.

Era sempre quasi l'alba.

Non mi ricordavo che fosse così grande, i Poveri Vecchi.

Più avanti il distretto militare, dove ho fatto la visita.

La sera prima, con Walterino eravamo andati in sauna, dietro piazza Vittorio perchè lui voleva dimagrire per non essere arruolato, infatti non l'hanno preso, io invece si.

Sulla sinistra, invece, c'era una grossa ditta di consulenze aziendali, ho tenuto un paio di corsi per loro, subito dopo che ho perso il posto da dirigente, mi piaceva tenere l'aula, lo sapevo fare molto bene.

Quando voglio sono un istrione.

Via Sacchi, invece è una delusione: era più bella ed elegante, un tempo.

Porta Nuova irriconoscibile, il grande atrio, altissimo e vuoto di un tempo ora è pieno di negozi e di vita. Meglio così, quell'immenso spazio vuoto, oggi sarebbe fuori tempo.

Binario 13, sono arrivato ed è arrivato mio figlio, lui non ha nostalgia di Torino.

 

 
 
 

"Post" Vermentino.

Post n°24 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da scorpione.scorpione

Come va?

Insomma, non c'è male.

E a Novosibirsk c'è meno 23 e nevica.

Siberia maiala.

 
 
 

Parto domenica.

Post n°23 pubblicato il 07 Ottobre 2011 da scorpione.scorpione

E vado in Palestina.

Non è precisamente un viaggio di piacere e comunque non di lavoro.

E' un viaggio di conoscenza, vado a vedere come vive la nazione alla quale è stato sottratto il suo stato e, quel che è peggio, il territorio, incluse case, uliveti, campi agricoli ecc, ecc, ed in molti casi anche la vita.

Sarò ospite di famiglie, mangerò il loro cibo e, se troveremo una lingua comune, converserò con loro.

Non ci saranno trasgressioni e se qualche signora mi avrà in simpatia, mi guarderò bene dal mostrare di esseremene accorto.

Mi terrò ben stretta la mia vasopressina.

Vabbè, la prossima volta vado a Cuba.

 

 
 
 

Al volante

Post n°22 pubblicato il 29 Settembre 2011 da scorpione.scorpione
Foto di scorpione.scorpione

Da Libero news:

Scene hot in autostrada

Conducente cinese beccato dall'autovelox mentre palpa il seno della passeggera.

Ma si, io ho fatto ben di peggio, guidando, ma molto peggio!

O meglio?

 
 
 

E non mi si parli di passione incontrollabile....

Post n°21 pubblicato il 29 Settembre 2011 da scorpione.scorpione

 Trovato in giro per la rete:

Atto primo: l’attrazione.

Al primo incontro il mesencefalo, l’area celebrale che controlla i riflessi visivi e uditivi, inizia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore legato a sensazioni di piacere ed euforia. L’ipotalamo comanda al corpo di inviare segnali di attrazione: le pupille si dilatano, il cuore pompa più sangue, facendo arrosare il viso, un leggerissimo sudore copre la pelle, rendendola più luminosa. Se l’altro reagisce positivamente a questi segnali, si rafforzano i circuiti celebrali che collegano la sua presenza a sensazioni di piacere.


Atto secondo: nascita di una passione.


Ad ogni nuovo incontro i livelli di dopamina aumentano ancora, intensificando il desiderio per l’altra persona, il ricordo del piacere provato e la voglia di goderne ancora, e crescendo i livelli di altri due neutotrasmettitori: noradrenalina e PEA (feniletilammina). Questo cocktail chimico induce una stato di eccitazione e di leggera vertigine, simile a quello provocato da una piccola dose di anfetamine (oppure da una molto alta ci cioccolata che contiene anch’essa feniletilammina). L’abbassamento contemporaneo dei livelli di serotonina favorisce l’insorgere di un sentimento di ossessione.


Atto terzo: l’attaccamento.


Via via che il rapporto si approfondisce, l’ipotalamo stimola la produzione dell’ormone ossitocina, che stimola i sentimenti di tenerezza e calore, rafforzando inoltre i recettori celebrali legati al circuito delle emozioni. Baci, carezze ed altri rapporti sessuali fanno aumentare ulteriormente i livelli di ossitocina. Un altro ormone, la vasopressina, collegato alla memoria, spinge alla fedeltà ed alla monogamia.


Atto quarto: amami o lasciami


Dopo un periodo che oscilla tra i 18 e i 30 mesi, il cervello si è assuefatto al cocktail di sostanze chimiche e non reagisce più come prima. E’ in questa fase che molte coppie si separano ed ognuno dei due ex si mette alla ricerca di un nuovo partner con cui provare la emozioni vissute nei primi tre atti. Ma no è così per tutti: nelle coppie più solide la vicinanza fisica, non solo sessuale, stimola il neurotrasmettitore endorfina, una sostanza con effetti simili agli oppiacei che riduce l’ansia ed infonde un senso di calma ed intimità. Assai meno eccitanti della PEA, le endorfine inducono però molta più dipendenza e, secondo molti studi, sono una componente chimica essenziale delle storie d’amore che durano una vita.

 
 
 

All'alba.

Post n°20 pubblicato il 28 Settembre 2011 da scorpione.scorpione

Questa mattina ho attraversato la piana lucchese tra Lucca ed il Quiesa, la piana dove scorre il Serchio che a volte fa danni.

Nel retrovisore il sole nascente era una palla rossa e possente e le colline del Quiesa erano mammellone grandi, alte e formose, più grandi ed alte delle mammelle delle Langhe di Cesare Pavese.

E dov'è la storia?

Nessuna storia, il sole nel retrovisore era una grande palla rossa.

 
 
 

Forse le vecchie storie andrebbero lasciate laggiù dove stanno, indietro nel tempo.

Post n°19 pubblicato il 08 Settembre 2011 da scorpione.scorpione

Non è che io volessi nulla da questo ritrovamento che ormai si potrebbe dire archeologico, certo che per trovarla, l'avevo cercata, ma senza particolari intenzioni, come avevo cercato i nomi di amici di tanti anni fa, colleghi e compagni.

Il ritrovamento mi ha fatto davvero sentire archeologo dei miei sentimenti e mi è piaciuto ricordare.

Non che io viva di ricordi, la mia vita sentimentale è stata sempre vivace ed ancor più dall'età matura in avanti.

Mi sarei aspettato un breve scambio di "ti ricordi quelle volta..." e magari il racconto di qualche particolare che completasse i miei ricordi.

Invece no, ho trovato una donna che, forse senza poterselo più permettere, non ha perso l'arroganza giovanile, ma sopratutto, una donna ancora invischiata in problemi di paure e gelosie.

Non libera, come invece la sua età dovrebbe consentirle.

Peccato, non avrò avuto il piacere di diventare cognato di suo fratello ma forse non ho nient'altro da rimpiangere.

 

 
 
 

Forse le vecchie storie andrebbero lasciate laggiù dove stanno, indietro nel tempo.

Post n°18 pubblicato il 21 Agosto 2011 da scorpione.scorpione

Ero contento di averla trovata su FB, era sempre bella ma forse non aveva pubblicato le foto più recenti ma soprattutto aveva sempre la sua inconfondibile espressione, non saprei come definirla, ma guardarla mi sconvolgeva allora e guardando le sue foto oggi, sento ancora sotto la lingua il sapore di quei giorni.

A pensarci bene, oggi, a tanta distanza di tempo da allora, ci sarebbe da pensare che in effetti, io non l’ho ho mai conosciuta, tanto poco è stato il tempo che ci siamo frequentati, forse è stata una donna completamente diversa da come io l’avevo formulata nella mia mente, se poi aggiungiamo che sono facile a farmi delle opinioni e mi accorgo dopo anni che erano sbagliate, mi chiedo se veramente ho mai saputo chi e come era.

Certamente non saprei riprodurre un qualunque dialogo che abbiamo avuto in quei giorni, non saprei proprio dire di cosa parlassimo quando eravamo insieme e non avevamo le bocche impegnate in altre attività.

Quella sera che l’ho invitata al cinema, in ascensore, scendendo da casa di suo fratello dove allora stava, da poco  separata, ho notato che non aveva i tacchi, si era messa le paperine basse basse, così eravamo alti uguale. Non che io avessi programmato di provarci quella sera, ma quando ho notato le paperine, ho pensato che forse qualcosa sarebbe accaduto.

Che film abbiamo visto, proprio non lo ricordo, ma ricordo la sala quasi vuota e che ad un certo punto, come nelle migliori storielle fra adolescenti, ci stavamo baciando.

Ricordo anche bene che dopo, in macchina, dopo un’infinità di palpeggiamenti e toccamenti, mi ha detto “vieni su”, che nel suo linguaggio voleva dire concludiamo, mettimelo dentro, anche se mi pare che sia stata lei ad essere venuta su di me, sul sedile destro della mia Lancia Fulvia già allora d’annata.

Non ricordo molto altro di quella sera, ma ricordo che poi, mentre l’accompagnavo a casa mi ha spiegato che lei aveva un modo suo di avere una storia, che magari spariva per quindici giorni per poi ricomparire.

Infatti  è stato proprio così.

Avevamo poche ore insieme, per me intensissime, e poi per giorni non la si vedeva più.

Ricordo una domenica pomeriggio, nell’ex pied-a-terre di un collega mio e di suo fratello che sarebbe poi diventato casa mia, facevamo l’amore al suono di musica classica suonata da un registratorino a nastro Geloso (chissà perché poi, proprio musica classica, forse già allora avevo velleità didattiche) e me l’ha fatto spegnere perché le impediva la concentrazione.

Era bellissima, era bellissima nuda, a cavalcioni sopra di me, così come era bellissima anche vestita e non solo ai miei occhi.

Il suo viso, l’espressione del suo viso che si avvicinava al mio per raccogliere un bacio mentre cavalcava il mio pube, il suo viso a tratti coperto dalla massa dei suoi capelli chiari, mi sconvolgeva.

Pensarci mi emoziona ancora oggi, mi piacerebbe riuscire a descrivere quella espressione ma per quanto mi sforzi di trovare parole e paragoni, proprio non mi riesce.

Capelli chiari ma non proprio biondi, occhi (mi pare) verdi, naso dritto con le narici appena allargate, una fila di denti bianchissimi e straordinariamente regolari (nelle foto di oggi sono ancora molto bianchi), la fronte alta le sopraciglia ben segnate, poi tutto il resto e le caviglie sottilissime che le facevano gambe bellissime.

Le ho scritto di non pensare che le scrivessi per rinverdire qualcosa di quel breve amore che mi ha fatto stare così male, anzi, non avrei voluto proprio rivederla (paura della delusione? Sono passati decenni), mi bastava aver rivisto il suo viso nelle foto su facebook, era sempre lei.

E’ stata quella domenica che le ho messo un cioccolatino fra le gambe, nella farfallina (scusate il linguaggio, vorrei essere più diretto, ma cerco di essere discreto) e l’ho leccato tutto raccogliendolo con la lingua quando entrava dentro.

Il giorno dopo mi ha detto che sentendo il cioccolatino nella figa ha avuto un brivido. Erano le prime variazioni sul sesso che, ventottenne sperimentavo, se avessi avuto l’esperienza di oggi, sai che brividi le avrei procurato?

Comunque, per qualche giorno dopo abbiamo avuto, lei la farfallina ed io il pisello, irritati e doloranti per la cioccolata.

Io quella domenica la ricordo molto bene.

Ricordo anche che spariva ed io stavo malissimo.

La chiamavo al telefono (e non sempre la trovavo) e le inventavo tutte per incontrarla, ho anche tentato di ingelosirla raccontandole che uscivo con un’altra. Questo non le piaceva, ma niente riusciva a smuoverla; se decideva di venire a casa mia lo faceva, altrimenti no.

Non era gelosia, era proprio solo voglia di vederla e fare l’amore con lei, immaginavo che avesse un altro o che volesse vivere più storie a piacer suo e godersi i suoi venticinque anni di donna bellissima, ero separato da quattro mesi, era una separazione dolorosissima e non per l’amore, non ero pronto per una storia seria, ma questo non mi ha impedito di perdere la testa per lei.

Un’altra domenica pomeriggio, solo in casa, era d’inverno, le ho scritto una lettera, l’ho scritta e riscritta un mucchio di volte e anni dopo, leggendo le “lettere di una monaca portoghese”, mi ci sono ritrovato: suppliche e recriminazioni.

Credo, spero, di non averla mai spedita.

Mi ero fatto zerbino.

E’ stata quella domenica che ho deciso che non sarei stato più male, non per lei né per nessun’altra donna, ho deciso che non l’avrei più cercata e così è stato.

L’ho rivista un’ultima volta a casa di suo fratello ed io ero con Silva, allora ventenne e che avrei frequentato per quattro anni.

Silvia vestita tutta di rosso ed un po’ appariscente, forse troppo. Mi ha raggiunto nel corridoio, in un momento in cui ero solo e mi ha sibilato un “non ci hai messo molto a trovarne un’altra…” al quale non ricordo se ho risposto, ma mi ha molto stupito, non la vedevo né la sentivo da sei mesi!

Io, Silvia l’avrei lasciata in quel momento stesso, magari davanti a tutti, per stare con lei, l’avrei fatto e invece non ho risposto, chissà cosa sarebbe successo se le avessi chiesto di stare con me e di dirlo a tutti, proprio in quel momento. Non sarebbe successo proprio nulla e forse sarei tornato zerbino, meglio così. Però avere suo fratello per cognato, non mi sarebbe dispiaciuto.

Ecco, questo è il modo in cui ho vissuto l’unica storia che mi ha fatto stare male, molto male, malissimo, ho sofferto come un cane.

Ciò nonostante ho un buon ricordo di lei e come si può vedere, non l’ho dimenticata, nonostante la siderale distanza di tempo (e di spazio geografico) che ci divide.

Se una cosa ancora avrei voluto è sapere come avesse vissuto lei, quei giorni, dov’era quando spariva e cosa ricorda.

Ma ho pensato che non ricordasse nulla, non ricordasse proprio nulla.

 
 
 

Tornando a casa

Post n°17 pubblicato il 13 Agosto 2011 da scorpione.scorpione

I tetti qui sono diversi che i Piemonte, meno spioventi, già, siamo sul mare, non nevica mai.

Ecco di nuovo il motociclista con la Bmw 1200 GS, sono almeno 100 chilometri che ci superiamo a vicenda, chissà dove va.

Sto guidando da due ore.

Si capisce che è una Bmw 1200 GS dalla forma delle borse laterali, squadrate e dal bauletto, il motociclista non si vede, nascosto dal casco, deve essere un uomo giovane, sicuramente viene da Milano.

Il motociclista rallenta nuovamente, io sono abbastanza costante, sui 120 all’ora, di più non ha senso, qui, fra montagne, curve e gallerie, lui invece cambia spesso andatura.

Magari sta andando a passare il ferragosto in Versilia, di sicuro c’è una donna che lo aspetta.

Quante volte ho fatto questa autostrada, e con quante macchine, mi ricordo di quella volta che abbiamo preso su due autostoppisti tedeschi a Rapallo, un ragazzo ed una ragazza, loro parlavano in tedesco fra di loro e non sapevano che Helga capiva tutto.

Allora avevo una Opel Rekord, madonna, quanti anni sono passati…

Con Helga ho vissuto diciassette anni, poi l’ho beccata a letto con mio fratello ed è finito tutto.

Però un tempo si andava più forte, qui, con la grossa Alfa, facevo anche i centottanta, ma i centosessanta erano normali. Mai preso una multa, ora invece prendo le multe perché in scooter, vado ai settantacinque sulla provinciale.

Supero il motociclista che va, forse, in Versilia, ha un giubbetto leggero ma serio, da motociclista serio.

Ma si, restiamo su Isoradio, tanto, con le gallerie non si può ascoltare nient’altro, ora fanno una canzone brasiliana, mi piace, la cantante ha una bella voce piena che si appanna a volte in roche sensualità.

A pensarci bene, la voce è come il vino: il vino ha una sapore prevalente e, se è buono e ben fatto, un’infinità di altri sapori ed aromi (lasciamo stare le diatribe su trucioli e barriques) che si sentono poi che se li ascolti bene sono una concertazione di umori sulle papille gustative. Anche la voce è così: riconosci al volo la voce di una persona che conosci, ma se ascolti, oltre le parole ed il loro significato, anche le diverse tonalità ed impostazioni, il “colore” della voce nei diversi momenti, scopri un’infinità di varianti.

Con la voce si può affascinare, io lo so perché ho una bella voce.

Mi piacerebbe, una volta, farmi una brasiliana dalle chiappe sode e alte, qualcuno mi ha detto che curano molto il corpo perché serve per l’amore, bello.

Com’è diverso il panorama qui, boschi e montagne ed a sprazzi, il mare, azzurro in mezzo al verde.

Sono stato in Piemonte in questi giorni; grande pianura circondata dai monti, una distesa di granturco ancora verde. Da quasi tutto il Piemonte di vede il Monviso che svetta aguzzo fra gli altri monti. Quando arrivo a casa do un’occhiata al programma del Cai di Torino,magari la prossima volta vado a fare una camminata con loro.

Guido da due ore e mezza, poco traffico, mi sa che sono pochi, quest’anno ad andare in vacanza.

Nel retrovisore vedo avvicinarsi il motociclista che va in Versilia dove lo aspetta la sua ragazza.

Anch’io, anni fa andavo a raggiungere la mia ragazza al mare, partivo il giovedì sera e tornavo in città il lunedì mattina, chissà cosa faceva lei, nelle altre notti. Non l’ho mai saputo, ma non credo che mi avrebbe fatto piacere saperlo, una donna bella ha così tante opportunità ed è difficile dire di no a tutte.

Il motociclista mi supera per l’ennesima volta, va in Versilia e non sa che la sua ragazza stanotte ha dormito (dormito…!?), con un altro, ma certo! si sa che l’estate e le vacanze sono fatte per le avventure.

Ho avuto anch’io avventure al mare, anche Helga l’ho conosciuta al mare, mi ricordo di quella volta a Pietra Ligure che mi sono fatto la vicina di ombrellone, di pomeriggio nella mia stanza mentre il marito giocava con i bambini in spiaggia. Anche la vicina di ombrellone era una motociclista, aveva una moto da trial, siamo andati in moto per i sentieri della collina ligure, un pomeriggio, guidavo io perché lei aveva paura.

Guido da tre ore, sono quasi arrivato, dalle apuane spunta una luna immensa e rossa, ancora pochi chilometri e sono a casa, non la prossima, la successiva è la mia uscita.

Il motociclista rallenta e mette la freccia, esce alla stazione prima della mia, non va in Versilia.

Non importa, le avventure, sua moglie le può avere anche alle Cinque Terre, anzi, è ancora più romantico.

Sono le otto e trentacinque ed è quasi buio, l’estate sta finendo, esco dall’autostrada e la sbarra si alza da sola quando mi avvicino, sembra sempre una magia.

Fra dieci minuti parcheggio e sono a casa.

 
 
 

In fondo, siamo tutti mammiferi.

Post n°16 pubblicato il 02 Agosto 2011 da scorpione.scorpione

Mi ricordo bene della mia gatta bianca che si era fatta impregnare dal grosso gattone, che da giorni ronzava intorno a casa nostra.

Lei sotto, le zampe posteriori allargate per meglio ricevere le penetrazione del maschio.

Lui sopra, con movimenti che lasciavano intuire l’entrare-uscire dell’attrezzo dalla rosea topina della micia fino a quel giorno vergine.

Con il muso ed i denti ad azzannare la collottola della gatta, che stesse ferma sotto i suoi colpi.

Poi la fine della seduta erotica.

Lui immobile, disteso nella posa dei gatti egizi e delle sfingi, lo sguardo perso nei cespugli attorno.

Pronto ad alzarsi per seguire una qualunque curiosità che l’avesse colto.

Indifferente.

Lei ronfolante di fusa a strusciarsi sul pelo rosso del suo amante, aggirandolo, scavalcandolo, strusciandosi, dalla testa fino alla coda, sui suoi fianchi.

Innamorata.

Eppure lei sa, nel suo femminile istinto gattesco, che non c'è futuro di coppia per loro.

Che lui sarebbe pronto ad ammazzare i gattini appena nati, per provocare nuovamente in lei la voglia di accosciarsi e ricevere il morso del maschio nella collottola ed il suo arnese dentro.

 
 
 

Il tedesco ha un suono dolce

Post n°14 pubblicato il 30 Luglio 2011 da scorpione.scorpione

Non vi sembri strano, ma per me il tedesco ha un suono dolce.

Vero è che il tedesco parlato in Austria è un pochino diverso dal tedesco dei tedeschi, più dolce, specie il dialetto, ma sempre tedesco è.

L'ho incontrata ai lidi ferraresi, im campeggio.

Io, ragazzo padre di 32 anni, con mio figlio di 7 e lei, ragazza madre di 25 anni con sua figlia di 8.

Venivano da Vienna, due ragazze ed una bimba su una due cavalli che toccava terra per il carico.

E non sapevano montare la tenda.

Abbiamo acceso il fuoco sulla spiaggia libera la sera e visitato Venezia tutti insieme, stupite, le austriache, della città sull'acqua.

Poi una sera lei è passata sola davanti alla mia tenda, l'ho fermata e ci è rimasta fino al mattino.

Io non conoscevo il tedesco, lei non parlava italiano ed il nostro inglese era pessimo. Quella volta abbiamo capito come il sesso sia una forma di comunicazione universale e che può far comprendere anche le più raffinate sfumature del discorso.

Intesa perfetta.

Nessun limite.

Quella prima estate, dopo il campeggio, sono venute a casa mia per visitare Torino, siamo poi andati a Portovenere e le 5 terre.  

Noi sugli scogli della passeggiata che non potevamo fare a meno di toccarci e la sua amica che diceva: G. und H in conzert!

Poi io a Vienna, le passeggiate notturne dopo l'amore (ma no! era Sesso!), con gli spuntini al wuerstelstand alle tre del mattino.

L'abbiamo fatto anche sotto la statua di Mozart, secondo noi, lui ci avrebbe approvati.

Poi ancora noi due senza figli da Vienna fino alla Camargue dove c'erano dei miei amici, allora si faceva ancora il camping savage ed abbiamo corso nudi, in moto sull'immensa pista sabbiosa, fra la palude e il mare.

Il vento tra i capelli e le sue tette a premermi la schiena.

E la nostra canadese in continuo movimento. In quelle settimane non abbiamo fatto sesso quando ne avevamo l'occasione, abbiamo fatto sesso in continuazione e provveduto alle necessità quotidiane quando riuscivamo ad interrompere.

Quattro mesi dopo, a Dicembre, abitava a casa mia, il figli dormivano nella stessa stanza ed andavano alla stessa scuola.

Avevamo sviluppato un linguaggio ibrido fatto quasi tutto di inglese, con molte parole francesi (che a lei piaceva ed io avevo studiato a scuola), alcune tedesche e persino latine.

Il tedesco mi è divenuto dolce all'orecchio ed ho saputo che, incredibilmente, in tedesco si può persino cantare. L'ho anche imparato, abbastanza da conversare agevolmente di ogni argomento.

Abbiamo poi vissuto insieme quindici anni anni.

Ma non è andato tutto bene, eravamo entrambi spiriti inquieti.

Non poteva andare tutto bene.

 
 
 

Troppo poco

Post n°11 pubblicato il 13 Luglio 2011 da scorpione.scorpione

Finito il soggioprno in Sardegna, finite e per un'altro intero anno, le spiagge lambite da acqua cristallina.

Ieri sera l'ultima cena sulla terrazza del ristorante sulla spiaggia, tramonto rosa in vista dell'isola di Tavolara, pesce e vino rosè (Cannonau e Vermentino sardo), sublimi gli spaghetti ai ricci di mare, non ne mangiavo dal tempo in cui i ricci li raccoglievo io, sulla punta estrema di Punt'Ala, una quantità infinita di ricci ed una quantità infinita di anni fa..

Oggi la nave per Livorno, stasera a casa e domani al lavoro.

Ansia per i problemi accumulati durante la mia assenza.

Ma non va bene, dieci giorni sono troppo pochi, comincivo appena ad abituarmi.

 
 
 

Nave Aki, Moby Line, verso la Sardegna, 2/7/2011

Post n°10 pubblicato il 07 Luglio 2011 da scorpione.scorpione

 

"...le serve parlano; e pare che donna Bastiana sia una specie si animale: non sa leggere, non sa scrivere, non conosce l'orologio, quasi non sa parlare: una bellissima giumenta, voluttuosa e rozza; è incapace anche di voler bene alla figlia; buona ad andare a letto e basta."  Tomasi di Lampedusa "Il Gattopardo" frammento.

Mi aspettavo una nave vuota per l’enorme aumento dei prezzi, ma non è vero, la nave è piena dappertutto.

Le famiglie occupano tavoli e poltrone. Anche quelle delle quali non hanno bisogno, segnandoli con borse e maglioni.

Ho chiesto ad una coppia di maturi tedeschi se potevo prendere la poltrona vuota accanto al loro tavolo, lei, che già era seduta, si è gettata con tutta la sua mole sulla poltrona, le braccia avanti, agitata come se le stessi rubando un figlio.

La gente cammina su e giù per la nave, c’è un gran traffico di carrozzine con neonati, a volte con neonati già maturi e, volendo, camminanti, orgogliosamente spinte da donne consapevoli del grande valore della maternità, ti scansano un momento prima di investirti, ti guardano in viso come dire “hai visto cosa sono stata capace di fare?” e si allontanano agitando gli ampi sederi.

Nella zona dei giochi dei bimbi, una di loro si è seduta in terra, al fondo della fila di poltroncine rosse.

Non si capisce bene, ma deve essere alta e comunque piuttosto sovrappeso, ha un maglione più pesante di quanto sia ragionevole per la temperatura ed un paio di pantaloni al ginocchio un po’ più attillati di quanto la sua mole non consiglierebbe e sferruzza una maglia, le gambe semiaperte fra le quali pende il suo lavoro.

Di tanto in tanto alza gli occhi e si guarda intorno senza cercare qualcosa di particolare e questo gesto insieme alla espressione del suo viso ed alle gambe semiaperte, le dà un’aria ottusa e stupida come mi e sembrato di osservare in certe donne, ma non solo donne, che mi sembrano venire dal nord-est d’Itala e d’Europa.

Io la trovo molto eccitante, non mi capita spesso di vedere una donna e desiderare di fare subito sesso con lei, mi da l’idea che la mancanza di capacità di pensiero che io le immagino, la rendano mentalmente vergine nel sesso, incapace di finzioni e doppiezze, di quelle donne che sanno dire le loro più profonde verità, nel godimento sessuale.

La immagino china su si me a dirmi con un sorriso candido “ma che bel cazzo che hai”, accarezzandosene la guancia.

Potrebbe davvero essere una donna ottusa e stupida, di quella chiusura mentale che spinge un certo tipo di persone a soddisfare i bisogni primari, mangiare, bere, coprirsi dal freddo e amare con, appunto, ottusa e voluttuosa caparbietà

Si racconta che un mio zio materno, l’intellettuale della famiglia perché aveva fatto le scuole medie prima della guerra, dicesse che la donna che avrebbe sposato avrebbe dovuto essere stupida o almeno più stupida di lui.

Ha sposato una donna bellissima e stupidissima, hanno fatto quattro figli e credo che siano stati felicissimi nel sesso.

Chissà che non avesse ragione lui.

 

 
 
 

Baciare bene...

Post n°9 pubblicato il 26 Giugno 2011 da scorpione.scorpione

Le donne non sanno baciare.

Probabilmente nemmeno gli uomini sanno baciare, ma normalmente non bacio uomini.

Intendo dire che forse si è persa l'arte di "limonare", intendendo con questo termine, l'intreccio delle lingue nelle due bocche e prevalentemente in quella femminile.

Ho scambiato baci con alcune donne, recentemente, ma la tristezza di queste bocche di solito eccessivamente aperte e piene, oltre che di saliva e lingue, anche di troppa aria ovvero vuoto, mi ha fatto desistere dall'andare oltre.

Capisco chi si lamenta di non trovare l'amore, ma come si può sperare di trovare l'amore se non si sa nemmeno baciare!

Il baci, quello fra amanti o innamorati, prevede oltre che le labbra si appoggino le une alle altre, oltre che le lingue penetrino la bocca amata, anche che si eserciti una leggera suzione che risucchi tutta l'aria in modo che il contatto e l'intreccio fra le lingue sia completo e senza soluzione di continuità.

Fatto questo, il resto viene da sè e dalla fantasia e passione che ognuno sa e può mettere nel bacio: movimenti e circoncluzioni delle lingue, fughe e riavvicinamenti, morsetti alle labbra e chi a più fantasia più figure inventerà.

Ma per favore, donne, imparate il bacio, imparate a baciare, è una tale delusione l'incontro con una bocca che non sa baciare da far passare la voglia di tutto il resto.

Però ho insegnato, qualche volta, quando mi è parso che ne valesse la pena.

 

 
 
 

Semplicità.

Post n°8 pubblicato il 25 Giugno 2011 da scorpione.scorpione

Mi annoiano i blogs pieni di fotografie.

Le foto di fanciulle discinte o nude che magari congiungono le mani mostrando un cuore rosso o di altro colore, mi provocano itterizia.

La musica a volte è tollerabile, ma chi la inserisce dimentica che non tutti i momenti sono buoni per ascolare l'una o l'altra musica, ancorchè bella.

Insomma, mi sono antipatici i blog pesanti.

Il blog è fatto per le parole, preferibilmente proprie.

 
 
 

Sono chiuso.

Post n°7 pubblicato il 25 Giugno 2011 da scorpione.scorpione

 

Sono chiuso, bloccato con questa donna.

Non posso farne a meno, anche se spesso vorrei.

E' vero che in mezzo alla gente guardo le altre e quasi sempre mi sembra la più bella, ma è anche vero che ha commesso il peccato grave ai miei occhi: ha permesso che le sue linee si perdessero in cuscinetti inopportuni.

E' una donna debole, tormentata dall'indecisione in ogni scelta, facile alle paure ed a volte al panico incontrollato.

Ma è anche duttile alla mia volontà e nella mia volontà non è mai assente il rispetto.

Ma é il sesso che ci lega.

Non ho mai cercato le donne ma loro mi hanno sempre trovato ed ho accettato una nuova donna solo quando ne ho avuto bisogno, mai per capriccio perché ho sempre sentito l'offrirsi di una donna come cosa sentita e profonda.

Forse a volte ho accettato di soddisfare capricci altrui perché fra un matrimonio ed alcune lunghe convivenze ho dovuto scegliere e per scegliere ho dovuto provare.

"Bisogna baciare molti rospi, per trovare il principe azzurro" diceva una mia amica di carattere allegro.

Ho avuto molte donne ed avendo passione e curiosità per le donne e per il sesso, ho esplorato le une e l'altro con attenzione e costanza ed ho impiegato decenni a capire, ammesso che io abbia capito.

Credo di aver almeno capito me stesso e delle donne penso ora di sapere molte cose.

Dicevo che mi sembra sempre la più bella ma ciò non toglie che mi accada di ricevere sguardi e sorrisi da donne più giovani e più belle.

Le guardo e penso che non potrei avere da altra donna ciò che ho dalla mia, nel letto.

Fra poche ore sarà qui, ho già preparato il letto (il letto ha bisogno di una speciale preparazione, se non voglio buttar via il materasso ogni volta...).

A noi piace il sesso di mattina.

 

 

 
 
 

Io mi volli levar dal reo letame (Lorenzo Stecchetti)

Post n°6 pubblicato il 09 Giugno 2011 da scorpione.scorpione

 
 
Io mi volli levar dal reo letame
Dove marcisce la mia gioventù.
Ti sputai sulla faccia un nome infame
E mi giurai di non amarti più.
 
Ahimè, la primavera oggi è fiorita,
Vibra per l’aer novo un acre odor
Ed un possente palpito di vita
M’agita il sangue e mi fluisce al cor!
 
Ah, de’ tuoi baci e delle tue promesse
Il secreto ricordo ecco m’assal:
Della tua bionda testa ancora impresse
Ecco le forme sovra il mio guancial!
 
Sento l’anima mia che si ribella,
E le vampe dell’odio in me bruciar;
Io t’odio ancora, ma sei troppo bella,
Io t’odio ancora e non ti so scordar.
 
Vieni, ritorna e vadano in oblio
La speranza, la gloria e la virtù,
Suggi co’ baci tuoi l’ingegno mio:
T’odio, ma torna e non fuggirmi più.

 
 
 

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