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“Il cappotto” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’


...Del resto, poi, provò piacere, pensando che grazie a quella circostanza, sarebbe andato a una serata con il cappotto nuovo. Tutto quel giorno fu per Akakij Akakievic proprio come la più grande festa solenne. Da Il cappotto, come disse Dostoevskij, "siamo usciti tutti". Sono usciti gli umiliati, i mostri, gli offesi dell'universo dostoevskijano e non solo. Il cappotto (1843) è il più celebre tra I racconti di Pietroburgo, una delle opere più note di Nikolaj Vasil'evič Gogol' ed è un vero e proprio archetipo della letteratura, non solo russa.Akakij Akakievic Bašmaèkìn è un inetto, il primo anti-eroe della letteratura moderna. Quella figura che prolifera nella letteratura russa della seconda metà dell'Ottocento e che influenzerà fortemente le altre letterature primo-novecentesche. Akakij Akakievic Bašmaèkìn, un'onomastica che già nella sua componente del significante rivela con quei suoni così aspri e ridicoli un uomo piccolo che, scrive Eridano Bazzarelli, incarna il "meschino" nel senso più antico del termine, cioè "schiacciato dal destino".Un impiegatuccio che da quel destino, che nella sua brutalità si realizza in maniera impeccabile, viene tratto in inganno, dando la reale impressione che non v'era possibilità di salvezza e rivalsa sociale. Gogol' è perfetto nel suo racconto ad equilibrare ed integrare alla perfezione i vari strati stilistici e intonazionali riuscendo a non cadere nel patetico e, d'altro canto, a non porsi dalla parte dei derisori di Akakij Akakievic, i suoi colleghi di lavoro. Parlando del Il cappotto di Gogol', infatti, è quasi scontato richiamare la componente comico-grottesca a cui il personaggio si presta e che di fatto fu ed è una delle chiavi interpretative maggiormente discusse, ma, d'altra parte, per quanto detto prima, questa componente si sfuma, lasciando anche spazio al tragico che compone e caratterizza più di tutto il protagonista e il suo destino.Akakij Akakievic risulta grottesco e da quella comicità ne è colpito, vero, beffato dai colleghi, dalla vita, dal destino; ma dall'esterno, ponendosi invece lui come emblema del tragico e la cui unica evidente condizione è quella dell'inesistenza che è, vero, inesistenza sociale, ma forse, ancor più morale ed intellettuale. E anche solo l'idea dell'imminente arrivo del suo "sogno", il cappotto, commissionato a puntino per superare il freddo di Pietroburgo, a sostituzione del cencio che i colleghi beffandolo chiamavano "vestaglia", diviene il suo penoso nutrimento spirituale e unica ambizione. Cito dal libro: egli si nutriva spiritualmente, portando nei suoi pensieri l'idea eterna del futuro cappotto. Da allora era come se la sua stessa esistenza fosse diventata in qualche modo più completa  . Era diventato in un certo qual modo più vivace, persino di carattere più fermo, come persona che aveva stabilito e posto a se stesso uno scopo. E quel cappotto così ben confezionato diviene il riscatto sociale di quell'impiegatuccio, prima d'allora vivo in virtù d'una sua funzione d'oggetto sacrificale su cui i colleghi sfogavano le loro frustrazioni. Poi il destino però, come accennavo prima, svolge il suo corso secondo una logica perfetta. E così da inesistenza a inesistenza, da fantasma a fantasma, Akakij Akakievic, quell'omuncolo per cui non c'è dato di provare pena, svanisce come svanita, poco prima di lui, era, con il furto del cappotto, la sua illusione.la dignità calpestatal'illusione di un riscattoil dramma di moltiRUN TO THE SUN