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ARTICOLO


 Da "Cobas" Articolo sulla proposta referendaria La campagna referendaria contro la “Cattiva Scuola”1)Aspetti politici. Sull’uso del referendum vi sono diffuse riserve perché, esclusi quelli sull’acqua, che significativamente è stato accompagnato da una forte e costanza mobilitazione in tutte le sue fasi, e quello sul nucleare, che ha sfruttato l’onda lunga del disastro della centrale giapponese, i referendum degli ultimi 20 anni si sono arenati sul duplice scoglio del giudizio di ammissibilità costituzionale della Corte e del quorum di validità. Anche i risultati di quelli vincenti sull’acqua sono stati ampiamente violati nella prassi delle spa che gestiscono il servizio che continuano ad imporre tariffe con i margini di profitto. Non è stato così, però, per il nucleare, che almeno per il momento è uscito dallo scenario delle opzioni politiche.Il punto decisivo è: quale prospettiva e sbocco diamo alla resistenza interna alle scuole contro la Legge 107  e alla mobilitazione  classica esterna alle scuole? La resistenza interna alle scuole già stenta a decollare in molte scuole, nonostante l’attivismo dei Cobas, la contro informazione nei Convegni Cesp e il materiale che abbiamo messo a disposizione sin dalla fine di agosto. Ammesso che riusciamo ad estenderla in modo significativo, è pensabile che la resistenza  continui all’infinito senza la prospettiva di potere abrogare le parti peggiori e più dequalificanti della Cattiva scuola? Alla resistenza interna bisogna dare uno sbocco, altrimenti dopo i primi tempi, in cui vi è ancora indignazione per i contenuti e per il metodo politico con cui è stata approvata la Legge 107, tenderà ad affievolirsi e a ripiegare su sé stessa fino a spegnersi. La mobilitazione esterna nel corrente anno scolastico ha visto finora come unico momento significativo lo sciopero e la manifestazione nazionale del 13 novembre indetta dai Cobas e dall’ Anief, mentre i Cinque sindacati, nonostante gli impegni presi nelle assemblee unitarie dei primi giorni di scuola e le roboanti dichiarazioni del giugno scorso, di fatto hanno lanciato un segnale di smobilitazione. Ma, a maggior ragione, anche la mobilitazione esterna hanno bisogno di uno sbocco abrogazionista. Dall’altro lato i referendum sulla Legge 107 nella migliore delle ipotesi si terranno nella primavera del 2017, per cui si può sperare in una partecipazione al voto superiore al 50 % degli aventi diritto e in una vittoria dei SI solo se la resistenza interna alle scuole e, soprattutto, la mobilitazione esterna terranno viva l’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico sui temi della scuola.E’ altresì indispensabile coinvolgere un ampio arco di associazioni, organizzazioni collettive sia interne che esterne alla scuola, per cui è opportuno allargare la campagna referendaria ad altre controriforme del governo Renzi, che hanno lo stesso indirizzo politico neoliberista, in particolare il Jobs Act e il decreto Sblocca Italia.Infine, i comitati promotori dei referendum debbono ripetere nella loro organizzazione interna e nella campagna referendaria l’esperienza positiva dei Comitati per l’acqua pubblica: largo coinvolgimento di associazioni e organizzazioni; approccio paritetico senza primogeniture e forme esplicite o implicite di egemonia; metodo del largo consenso nel prendere le decisioni; stretto collegamento tra campagna referendaria e mobilitazioni nelle loro varie forme.   2) I criteri di ammissibilità della Corte La Corte Costituzionale nella sentenza n. 16/1978 ha stabilito 4 criteri di ammissibilità del referendum, a cui ha poi aggiunto un quinto criterio nella sentenza n. 36/1997. Il primo criterio attiene alla chiarezza, omogeneità e univocità del singolo quesito, che non può riguardare materie eterogenee tra di loro e deve andare nella stessa direzione politica, senza coartare la libertà di voto dei cittadini. Per es. potrebbe verificarsi che un cittadino sia d’accordo con l’abrogazione del premio di merito, ma non lo sia con l’abrogazione Carta da 500 € o viceversa. Mettere insieme le due questioni coarta la libertà del voto dell’elettore (al di là delle intenzioni politiche del comitato referendario) per cui un unico quesito onnicomprensivo non sarebbe sicuramente considerato costituzionale. E’ l’argomentazione principale che usò la Corte per l’inammissibilità del referendum sulla legge sulla parità scolastica: un elettore poteva essere d’accordo con l’abrogazione dei finanziamenti pubblici alle scuole paritarie, ma non lo era necessariamente anche con l’abrogazione della possibilità delle scuole paritarie di ricorrere al lavoro gratuito dei volontari. L’obiettivo era ridurre lo sfruttamento del lavoro nelle private, ma non era univoco con il resto del quesito e coartava la libertà del voto. L’omogeneità significa anche che la norma di risulta (quella che residua in caso di vittoria dei si) deve essere non contraddittoria: per es. se si abroga il potere del DS di individuare le imprese per l’alternanza scuola lavoro e si lasciano in piedi le altre norme sulla stessa materia la norma di risulta è contraddittoria se non prevede chi e come possa scegliere le imprese.