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REFERENDUM SOCIALI


Referendum SocialiINCENERITORI Quesito referendario per l’abrogazione dell’art. 35 del D. L. 12.09. 2014, n. 133, convertito dalla Legge 11.11.2014, n. 164. La richiesta di abrogazione vuole cancellare la previsione dell’art. 35 della Legge 133/2014, conosciuta come “Sblocca Italia”, nelle parti che prevedono: la classificazione degli inceneritori di rifiuti quali “infrastrutture strategichedi preminente interesse nazionale”, e l’individuazione da parte del governo della localizzazione regionale e persino della capacità specifica di quindici nuovi impianti, da collocare nelle Regioni del centro – sud – isole, sottraendo questa decisione alla programmazione dei Piani Regionali di gestione rifiuti;l’’obbligatorietà del “potenziamento al massimo carico termico” di tutti gli impianti, senza tenere conto delle autorizzazioni di Valutazione di Impatto Ambientalegià rilasciate;laloro “riclassificazione obbligatoria a recupero energetico”;la decadenza del limite regionale di conferimento di rifiuti,che potranno essere prodotti in una Regione ed inceneriti in altre;il “dimezzamento dei termini di espropriazione per pubblica utilità” e la riduzione dei tempi per la Valutazione di Impatto Ambientale;il “commissariamento delle Regioni in caso di mancata ottemperanza”, da parte del governo, che mette “sotto tutela” i poteri costituzionali delle Regioni previsti all’art. 117. Votare SÌ al quesito significa perciò volere: restituire alle Regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti, nel rispetto dell’art. 117 della Costituzione, riconsegnando agli amministratori pubblici e ai cittadini il diritto di decidere sul futuro dei propri territori;contrastare l’incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute pubblica e l’ambiente dalla conseguente ed irreversibilecontaminazione tossicadi aria – suolo – falde idriche da polveri ultra-sottili, ceneri e scorie contenenti diossine, policlorobifenili e metalli pesanti, dispersi in atmosfera o accumulati in discariche, che entrano nella catena alimentare;spostare risorse economiche pubbliche dall’incentivazione di inutile produzione di energia al potenziamento della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio, incentivando la riprogettazione degli imballaggi ed il recupero di materia, per avviare un nuovo percorso sostenibile di “Economia Circolare”, l’unico in grado di produrre ampia occupazione locale stabile e professionale. TRIVELLE Dopo il referendum del 17 aprile contro le concessioni già esistenti in mare nelle prime 12 miglia, un quesito sui dei nuovi progetti nella restante parte del territorio italiano, per bloccare nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi La richiesta di abrogazione riguarda specifici limiti territoriali ai divieti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. L’articolo sottoposto a referendum contiene infatti riferimenti a precise aree del Paese: cancellandoli, il divieto dovrà essere applicato a tutto il territorio nazionale, per i nuovi interventi in terraferma e in mare al di fuori delle 12 miglia, prima delle quali è già vietato. Il quesito non riguarda le concessioni esistenti, perché colpire titoli minerari già assegnati dallo Stato lo avrebbe reso inammissibile dal punto di vista costituzionale. Votare “Sì” significa perciò volere il blocco di tutti i nuovi progetti di perforazione ed estrazione di idrocarburi, ridurre le devastazioni ambientali e i gravissimi problemi di salute dei cittadini connessi ai progetti petroliferi e porre l’Italia in linea con le richieste degli scienziati di tutto il mondo, che chiedono di fermare l’estrazione delle riserve di idrocarburi e la loro combustione, perché causano sconvolgimenti climatici che mettono in grave rischio la vivibilità stessa del Pianeta. Attualmente le richieste dei petrolieri in corso per nuove concessioni in terraferma e in mare sono oltre 100,  su vastissime aree del Paese. Fermiamole! Petizione popolare per il diritto all’acqua e alla sua gestione pubblica e partecipativa Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del 2011, il governo Renzi e la maggioranza rilanciano i processi di privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali e cercano di cancellare definitivamente il contenuto politico-culturale di un pronunciamento democratico del popolo italiano, che ha affermato il principio che l’acqua è un bene comune. Questo attacco prevede: - lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell’acqua, presentata con oltre 400.000 firme nel 2007, con una serie di modifiche che eliminano ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa; - la pubblicazione del Testo Unico sui servizi pubblici locali (decreto attuativo della Legge Madia sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione – n. 124/2015), con l’obiettivo di:ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità e di vietarla per quelli a rete, come il servizio idrico; di rafforzare il ruolo dei soggetti privati; di promuovere la concorrenza; di reintrodurre il principio dell’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nel calcolo della tariffa, proprio la dicitura che il referendum aveva abrogato. Contro questo progetto lanciamo una campagna contro le privatizzazioni e i monopoli privati, per una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua e dei beni comuni, e raccogliamo le firme a sostegno di una petizione popolare in cui chiediamo: - il riconoscimento dell’esito referendario sull’acqua e sui servizi pubblici locali del giugno 2011; - il ritiro dei decreti attuativi della legge Madia sulle aziende partecipate e sui servizi pubblici locali; - l’approvazione della proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, nel testo originario; - l’avvio di una discussione parlamentare per l’inserimento del diritto all’acqua nella Costituzione