Amici mieiIl venerdì sera quando non siamo di turno andiamo da Stefania, una delle sorelle di Francesca. Stefania ha quarant’anni, è vedova da cinque e ha un figlio, Cristiano, un bel diciottenne che ha ereditato dal padre - un antiquario famoso per le avventure galanti - l’altezza, gli occhi scuri e una considerevole attitudine all’innamoramento.Siccome Stefania odia cucinare (a parte la pasta al forno con le polpettine per l’adoratissimo figlio), in genere facciamo che ognuna porta una cosa, ma nei momenti di scarsa creatività o di depressione cupa andiamo in una pizzeria rimbombante di musica house dove mangiamo con gli occhi vitrei – modello Invasione degli ultracorpi – rimandando il momento di parlare a quando saremo stravaccate sul divano a sorseggiare il limoncello preparato dalla padrona di casa che ha un talento particolare per gli alcolici a base di frutta e zucchero. Prepara malinconicamente limoncello, nocino e bergamino proprio come quando c’era Davide il grande amore della sua vita, la cui morte ha peggiorato in modo significativo lo stato mentale della poveretta già di per sé pericolosamente incline all’astrazione e al sogno. La nostra commedia ha inizio proprio qui, a casa di Stefania.“Uomini comme il faut non ce ne sono più”, dico io per dare la giusta curvatura alla serata e vengo subito annientata dagli sguardi laser delle Coccinelle perché in presenza di Stefania l’argomento ‘uomini’ è tabù. Quando siamo con lei siamo costrette a compiere inverosimili giri della morte verbali per mantenerci in equilibrio. Non bisogna offrirle il destro né per sciogliersi in lacrime né per ripensare in alcun modo al bel tempo che fu e per riuscirci bisogna parlare di argomenti neutri mantenendo sempre altissimo il livello dell’attenzione. Strizzo gli occhi in attesa dell’inevitabile ma questa volta miracolosamente le mie parole sortiscono solo un cenno di assenso accompagnato da una debole alzata di spalle. Subito dopo però c’è la compensazione. Stefania scoppia a piangere e Francesca mi incenerisce.“Dai, su”, recitiamo secondo copione, “non fare così!”Lei va a cercare un pacchetto di Tempo e torna soffiandosi vigorosamente il naso paonazzo.“Non piango per Davide”, singulta tamponandosi gli occhioni blu e noi ci scambiamo uno sguardo annichilito. “E’ per Cris”.“Oddio, che è successo?”, chiede Francesca col tono niente più deve permettersi di accadere a mia sorella già esageratamente provata dalla sventura. Si alza di scatto e va ad abbracciarla già perfettamente calata nel ruolo di pia donna e intanto io ed Elisabetta ci spariamo in vena due fiale di Tanax preferendo una morte rapida alla lenta agonia che ci aspetta se c’è un problema che tocca Cristiano a cui Stefania è totalmente consacrata.“Cosa ha fatto”, azzarda Betta, “non ti dà più il bacio della buona notte?”“Idiota”, reagisce spazientita Francesca appallottolando un fazzoletto convenientemente zuppo di lacrime sororali.“E’ innamorato perso di una compagna di classe”, risponde Stefania indifferente all’ironia, con una voce stridula che prelude LA CRISI ISTERICA. “E quest’anno ha la maturità!” conclude in CRISI ISTERICA CONCLAMATA aumentando pericolosamente la produzione di acqua dagli occhi.“E dove sarebbe la tragedia?”, insiste Betta che quando decide di essere stronza non fa sconti a nessuno.“Oddio, ma sei ottusa!” fa l’inconsolabile abbandonando per un attimo i panni vittimistici in favore di un atteggiamento grintoso a sedici valvole. “Lo capisci che non studia? Non studia, non studia! Sta tutto il giorno al telefono con lei oppure chiuso in camera con lei. Fanno finta di studiare ma figurati se non lo so…io entro con delle scuse e sono sempre arruffati e sudaticci…”“Ha diciotto anni, è normale”“Eh, no, eh?! Deve studiare, prendere il diploma e iscriversi all’università”, replica ormai prossima al parossismo Stefania che trascorre metà della propria esistenza irreale ricoprendo di cure quel povero sventurato ragazzo e l'altra metà raccontando alle fotografie di Davide come si sta prendendo cura del loro figlio.“Una pomiciata non ha mai impedito a nessuno di prendere la maturità”, ribatte Elisabetta.”Io”, sibila Stefania ritta sulla coda come un cobra indiano, battendosi la punta dell’indice sul petto, “ho una enorme responsabilità. Mio figlio non ha padre e io devo fare per due. Devo stargli addosso sennò mi diventa…qualche cosa…non mi viene”.Un puttaniere come suo padre? vorrei suggerire, ma mi astengo perché qui non c’è l’abitudine all’iconoclastia come a Roma, soprattutto quando si tratta di defunti.“Non puoi mica stargli sempre addosso”, dico tanto per riempire il vuoto.“Devo trovare il modo di distoglierlo da quell’arpia e voi dovete aiutarmi”.“Organizzando turni di guardia di tre ore ciascuna?” chiede Betta.“Oh, cavolo, lo avete visto crescere, gli avete raccontato milioni di favole della buona notte, ci sarà pure qualcosa che potreste dire per convincerlo a studiare!”“Naturalmente, tesoro” promette Francesca per tutte e tre. Poi ci rivolge il suo sguardo è un’emergenza, comportatevi come vi ho insegnato e va a stravaccarsi davanti alla tivù lasciandoci lì a badare ad una squilibrata in astinenza sessuale e/o di psicofarmaci manco fosse sorella nostra e non sua. Oltretutto io non ho mai raccontato favole della buonanotte ad altri che a mio figlio quindi dovrei essere esonerata da qualsiasi progetto riguardante Cristiano.
capitolo terzo - Amici miei -
Amici mieiIl venerdì sera quando non siamo di turno andiamo da Stefania, una delle sorelle di Francesca. Stefania ha quarant’anni, è vedova da cinque e ha un figlio, Cristiano, un bel diciottenne che ha ereditato dal padre - un antiquario famoso per le avventure galanti - l’altezza, gli occhi scuri e una considerevole attitudine all’innamoramento.Siccome Stefania odia cucinare (a parte la pasta al forno con le polpettine per l’adoratissimo figlio), in genere facciamo che ognuna porta una cosa, ma nei momenti di scarsa creatività o di depressione cupa andiamo in una pizzeria rimbombante di musica house dove mangiamo con gli occhi vitrei – modello Invasione degli ultracorpi – rimandando il momento di parlare a quando saremo stravaccate sul divano a sorseggiare il limoncello preparato dalla padrona di casa che ha un talento particolare per gli alcolici a base di frutta e zucchero. Prepara malinconicamente limoncello, nocino e bergamino proprio come quando c’era Davide il grande amore della sua vita, la cui morte ha peggiorato in modo significativo lo stato mentale della poveretta già di per sé pericolosamente incline all’astrazione e al sogno. La nostra commedia ha inizio proprio qui, a casa di Stefania.“Uomini comme il faut non ce ne sono più”, dico io per dare la giusta curvatura alla serata e vengo subito annientata dagli sguardi laser delle Coccinelle perché in presenza di Stefania l’argomento ‘uomini’ è tabù. Quando siamo con lei siamo costrette a compiere inverosimili giri della morte verbali per mantenerci in equilibrio. Non bisogna offrirle il destro né per sciogliersi in lacrime né per ripensare in alcun modo al bel tempo che fu e per riuscirci bisogna parlare di argomenti neutri mantenendo sempre altissimo il livello dell’attenzione. Strizzo gli occhi in attesa dell’inevitabile ma questa volta miracolosamente le mie parole sortiscono solo un cenno di assenso accompagnato da una debole alzata di spalle. Subito dopo però c’è la compensazione. Stefania scoppia a piangere e Francesca mi incenerisce.“Dai, su”, recitiamo secondo copione, “non fare così!”Lei va a cercare un pacchetto di Tempo e torna soffiandosi vigorosamente il naso paonazzo.“Non piango per Davide”, singulta tamponandosi gli occhioni blu e noi ci scambiamo uno sguardo annichilito. “E’ per Cris”.“Oddio, che è successo?”, chiede Francesca col tono niente più deve permettersi di accadere a mia sorella già esageratamente provata dalla sventura. Si alza di scatto e va ad abbracciarla già perfettamente calata nel ruolo di pia donna e intanto io ed Elisabetta ci spariamo in vena due fiale di Tanax preferendo una morte rapida alla lenta agonia che ci aspetta se c’è un problema che tocca Cristiano a cui Stefania è totalmente consacrata.“Cosa ha fatto”, azzarda Betta, “non ti dà più il bacio della buona notte?”“Idiota”, reagisce spazientita Francesca appallottolando un fazzoletto convenientemente zuppo di lacrime sororali.“E’ innamorato perso di una compagna di classe”, risponde Stefania indifferente all’ironia, con una voce stridula che prelude LA CRISI ISTERICA. “E quest’anno ha la maturità!” conclude in CRISI ISTERICA CONCLAMATA aumentando pericolosamente la produzione di acqua dagli occhi.“E dove sarebbe la tragedia?”, insiste Betta che quando decide di essere stronza non fa sconti a nessuno.“Oddio, ma sei ottusa!” fa l’inconsolabile abbandonando per un attimo i panni vittimistici in favore di un atteggiamento grintoso a sedici valvole. “Lo capisci che non studia? Non studia, non studia! Sta tutto il giorno al telefono con lei oppure chiuso in camera con lei. Fanno finta di studiare ma figurati se non lo so…io entro con delle scuse e sono sempre arruffati e sudaticci…”“Ha diciotto anni, è normale”“Eh, no, eh?! Deve studiare, prendere il diploma e iscriversi all’università”, replica ormai prossima al parossismo Stefania che trascorre metà della propria esistenza irreale ricoprendo di cure quel povero sventurato ragazzo e l'altra metà raccontando alle fotografie di Davide come si sta prendendo cura del loro figlio.“Una pomiciata non ha mai impedito a nessuno di prendere la maturità”, ribatte Elisabetta.”Io”, sibila Stefania ritta sulla coda come un cobra indiano, battendosi la punta dell’indice sul petto, “ho una enorme responsabilità. Mio figlio non ha padre e io devo fare per due. Devo stargli addosso sennò mi diventa…qualche cosa…non mi viene”.Un puttaniere come suo padre? vorrei suggerire, ma mi astengo perché qui non c’è l’abitudine all’iconoclastia come a Roma, soprattutto quando si tratta di defunti.“Non puoi mica stargli sempre addosso”, dico tanto per riempire il vuoto.“Devo trovare il modo di distoglierlo da quell’arpia e voi dovete aiutarmi”.“Organizzando turni di guardia di tre ore ciascuna?” chiede Betta.“Oh, cavolo, lo avete visto crescere, gli avete raccontato milioni di favole della buona notte, ci sarà pure qualcosa che potreste dire per convincerlo a studiare!”“Naturalmente, tesoro” promette Francesca per tutte e tre. Poi ci rivolge il suo sguardo è un’emergenza, comportatevi come vi ho insegnato e va a stravaccarsi davanti alla tivù lasciandoci lì a badare ad una squilibrata in astinenza sessuale e/o di psicofarmaci manco fosse sorella nostra e non sua. Oltretutto io non ho mai raccontato favole della buonanotte ad altri che a mio figlio quindi dovrei essere esonerata da qualsiasi progetto riguardante Cristiano.