femminile plurale

cap. ventitre - Airport -


Cristiano mi piomba alle spalle mentre sto per aprire il cancello. I cani lo adorano a tal punto che neanche gli abbaiano così la sorpresa è perfetta. “Se non ti levi ‘sto viziaccio, uno di questi giorni resto fredda”, gli abbaio contro io, in compenso.“Scusa, ma è che veramente abbiamo una sfiga, ma una sfiga…”“Che sembrano due?”“Parola”“Che avete combinato?” gli chiedo seguendolo in cucina dove si è diretto in cerca di cibo.“A quest’ora?!?” esclamo mentre lui apre una girella e un buondì al cioccolato.“E questa roba cos’è?” inorridisce Gloria entrando in quel preciso momento e indicando le merendine che io le avevo abilmente nascosto.“Mò sono cazzi tuoi”, dico solo col labiale e poi ad alta voce: “Posa ‘sta robaccia che poi non mangi e tua madre si mette in apprensione”. Non contenta incorporo pure un mellifluo: “E ci spendete pure i soldi per queste porcherie che vi guastano i denti e vi polverizzano il fegato”, mentre lui sgrana gli occhi per correre poi a tuffarsi su un divano lasciandosi dietro una traccia di briciole.“Allora?” torno a chiedergli sedendomi accanto a lui. Intanto la Beata del Cibo Balsamico, purifica con l’incenso i locali inquinati dai conservanti delle merendine.“Abbiamo organizzato un incontro in una paninoteca ma Susi prima non ha guardato il calendario dei voli di suo padre e così mentre noi lo aspettavamo da Paninopoli, lui stava atterrando a Miami”“Non sapevo che faccesse lo steward”, butto lì con aria indifferente.“Fa il pilota, zia. E poi si dice assistente di volo, non steward”. ”See vabbè, come operatore ecologico anziché spazzino. Comunque, a questo punto direi che potete arrendervi”.“Sì, sì, vuol dire che deve restare vedova a vita”.“In fondo io pure sono una quasi zitella e nessuno si preoccupa…”“Sì ma tu non passi tutto il giorno in lacrime e soprattutto non rompi i coglioni a Jacopo”“Solo perché è lontano, solo perché è lontano”, lo tranquillizzo sorridendo.