Siamo andate al cinema tutte insieme – tranne Gloria che disapprova qualsiasi forma di consumismo e i film li guarda solo alla tivù (sic!) -. Si è appolipata pure la Gnoma perché lei anche se non capisce niente pretende di fare tutto quello che facciamo noi perché così si sente trendy. Abbiamo visto un film che più che un manifesto sulla disintegrazione della famiglia è un manifesto sulla disintegrazione degli esseri umani. “Uomini fatti di gelatina, senza sogni, senza aspirazioni…”, dico per dare inizio all’inevitabile masturbazione mentale del dopo cinema. Perché a noi donne piace prendere spunto dai film, dai giornali di gossip, dalla cronaca e perfino dai testi delle canzoni, elucubrare per ore e poi continuare a fare come se niente fosse. La chiamiamo drammatizzazione. Gli uomini, invece la chiamano Muppet show.“L’unico desiderio che manifesta il padre è quello di andare in vacanza tutti insieme” dice Elisabetta in uno dei rarissimi momenti in cui non cerca a tutti i costi di giustificare qualcuno.“Ha il suo momento di gloria in cui potrebbe riscattare una vita in bianco e nero e che fa?…si fa fare la barba da quella pazza della moglie” sintetizzo.“Una donna al posto suo pure sul tavolo operatorio si sarebbe fatta portare un cellulare per avvertire l’amato bene…”“Perché noi quando amiamo lo facciamo con abbandono, in modo totale, mentre loro…”“Però pure lei!…’na pazza scatenata! E la figlia?…” interviene Francesca.“…un bel mignottone…” concludiamo all’unisono.La Gnoma tace perché sta ancora ruminando nell’abomaso le prime scene per capire chi va a letto con chi e perché (per lei infatti tutti i perché metafisici, tutte le aspirazioni personali cominciano e finiscono tra le lenzuola. Possibilmente in tessuto frusciante e luminescente).“Lui, però, è un bel ragazzo”, è il prodotto della sua digestione.Basta questa battuta per accenderci. Via con la top ten dei più fichi assoluti (Ayrton Senna, solo lui, per sempre) e relativi con annesso sogno eroico: dal fine settimana a Parigi col Robert Redford di Come eravamo, ai quindici giorni a Barbados con Gianluca Vialli – quello ricciutello di ieri o il pelato di oggi poco importa perché si tratta pur sempre di un fico da panico e il fatto che io sia sampdoriana non incide sul giudizio -, dal valzer al chiaro di luna col Marlon Brando de La contessa di Hong Kong alle passeggiate autunnali nel sud della Germania con Alain Delon de La prima notte di quiete ma pure con Sting – tranne Francesca che lo trova troppo emaciato -, dal viaggio in moto attraverso l’America con Steve McQueen a una notte di sregolatezza estrema con Eddie Ervine. “Mi chiedo se il modo in cui i maschi ci vedono non corrisponda purtroppo al modo in cui ci vogliono”, sospira Betta. “Ci vedono isteriche, volubili e castranti ma fatte di cemento armato. Ai loro occhi siamo quelle che li scoraggiano e li criticano, che tramano nell’ombra per trasformarli in animali ammaestrati e quando ci sono finalmente riuscite e li hanno svuotati di tutte le loro caratteristiche non li vogliono più”. “Però” dico, “di fatto se siamo dolci e accondiscendenti non ci vogliono. Vedi Elisabetta: c’è una più affettuosa e dedita di lei?”Non abbiamo bisogno di rispondere perché tutte e tre conosciamo la risposta: Betta è un tiramisù ricoperto di panna.“Eppure suo marito l’ha mollata e il nuovo cicisbeo la tiene in panchina e la fa giocare solo quando la titolare è fuori combattimento. Vero o no?”Elisabetta annuisce fissando il pavimento ma dopo un po’ trova il coraggio di parlare. “Si lamenta di lei, dice che è noiosa e prevedibile…”“E ti pareva!…La titolare è sempre lì lì per essere squalificata, però guarda caso il cartellino rosso per lei non viene estratto mai…” E mentre lo diciamo, guardiamo fisso all’indirizzo della Gnoma che meriterebbe di essere defenestrata dal ruolo di moglie solo per l’orrendo gusto nel vestire (giubbottini in lamè dorato e ballerine auree ad ogni ora del giorno e in ogni stagione).“Infatti,” continua Betta. “E allora una cerca di darsi da fare a creare qualcosa che la renda diversa dall’altra. Qualcosa di speciale, di magico…Ho fatto venire il diabete allo stereo a forza di musica romantica, e la mia casa ormai puzza di cimitero a forza di candele profumate e di quelle essenze floreali che si versano sulle lampadine, e mi sono rotta le braccia portando dentro la legna per fargli trovare sempre il caminetto acceso…e lui?: arriva, beve mezzo bicchiere di vino rosso comprato dalla sottoscritta, settantacinque euro non per dire…”“Infatti, non lo dire che è meeglio…”, facciamo noi in coro.“E poi…baciosullaboccamanisulculoeviaaletto. Si mette giù come un pescestocco, si fa fare e dopo un attimo è pronto per andarsene. Durata dell’operazione tra arrivo, pit stop e partenza: trenta minuti. Altro che Kant, su di lui puoi veramente sincronizzare l’orologio”, conclude sconsolata.“Nel film”, intervengo cambiando discorso che è meeglio! “è Alessia che ha il coraggio di mollare il marito mentre lui, coso…Fabrizio Bentivoglio mantiene sempre quella bella faccetta da minchia surgelata e alla fine la chiama solo per farsi rassicurare perché siccome l’altra è sempre più bella…il suo giudizio vale doppio” “Cavolo,” fa Francesca “nemmeno una parola affettuosa…niente: Credi davvero che potrei farcela?” dice cercando di imitare il tono stucchevole di lui.“Gli uomini hanno paura delle donne” concludiamo in un accesso di saggezza.“La chiamano ‘ansia da prestazione’”, dice Elisabetta sempre più saggia.“Io voglio uno che non abbia paura di me, uno come al cinema, che fa di tutto per stregarti, per prenderti la mente, uno che mi corteggi e che se mi invita a cena mi dica ‘Mi piacerebbe rivederti’ invece del solito ‘O me la dai o scendi’”, proclamo abbandonando i toni compunti.“Figurati! Più crescono e più hanno timore di esporsi, di perdere la faccia. Vogliono andare sul sicuro”.“Per colpa nostra, perché non sappiamo farci desiderare e soprattutto non sappiamo metterli alla prova.”“Non ci capisco più niente” dice Elisabetta quasi parlando a se stessa “Abbiamo lottato per il diritto di esprimere la nostra sessualità…”“Ma abbiamo perso il senso della misura e ora loro non hanno più bisogno di desiderarci”. Le guardo un attimo e poi continuo: “Ve le ricordate le prove a cui venivano sottoposti i pretendenti?: dovevano risolvere indovinelli e superare competizioni e uccidere mostri per rendersi degni di lei e lo sapete perché?” Senza dar loro il tempo di aprire bocca, continuo: “Perché l’uomo per sua natura è cacciatore e noi con questa iperdisponibilità lo abbiamo snaturato”.“Potrebbe esserci un fondo di verità”, commenta Betta pensierosa.“Ammettere una teoria del genere significherebbe cancellare anni e anni di lotte femministe” ribatte Francesca. “Ma d’altra parte è un fatto che io che sono una signora ho un marito che mi adora e una vita sentimentale tranquilla e soddisfacente”.Per un po’ io e Betta giocherelliamo con la 44 magnum ma poi la rimettiamo nella fondina perché non vale la pena finire all’ergastolo per una sola frase infelice. Per spararle un colpo al cuore aspetteremo il momento in cui se lo sarà davvero meritato. Almeno, davanti al giudice, avremo l’attenuante della provocazione.
cap. venticinque - Ricordati di me -
Siamo andate al cinema tutte insieme – tranne Gloria che disapprova qualsiasi forma di consumismo e i film li guarda solo alla tivù (sic!) -. Si è appolipata pure la Gnoma perché lei anche se non capisce niente pretende di fare tutto quello che facciamo noi perché così si sente trendy. Abbiamo visto un film che più che un manifesto sulla disintegrazione della famiglia è un manifesto sulla disintegrazione degli esseri umani. “Uomini fatti di gelatina, senza sogni, senza aspirazioni…”, dico per dare inizio all’inevitabile masturbazione mentale del dopo cinema. Perché a noi donne piace prendere spunto dai film, dai giornali di gossip, dalla cronaca e perfino dai testi delle canzoni, elucubrare per ore e poi continuare a fare come se niente fosse. La chiamiamo drammatizzazione. Gli uomini, invece la chiamano Muppet show.“L’unico desiderio che manifesta il padre è quello di andare in vacanza tutti insieme” dice Elisabetta in uno dei rarissimi momenti in cui non cerca a tutti i costi di giustificare qualcuno.“Ha il suo momento di gloria in cui potrebbe riscattare una vita in bianco e nero e che fa?…si fa fare la barba da quella pazza della moglie” sintetizzo.“Una donna al posto suo pure sul tavolo operatorio si sarebbe fatta portare un cellulare per avvertire l’amato bene…”“Perché noi quando amiamo lo facciamo con abbandono, in modo totale, mentre loro…”“Però pure lei!…’na pazza scatenata! E la figlia?…” interviene Francesca.“…un bel mignottone…” concludiamo all’unisono.La Gnoma tace perché sta ancora ruminando nell’abomaso le prime scene per capire chi va a letto con chi e perché (per lei infatti tutti i perché metafisici, tutte le aspirazioni personali cominciano e finiscono tra le lenzuola. Possibilmente in tessuto frusciante e luminescente).“Lui, però, è un bel ragazzo”, è il prodotto della sua digestione.Basta questa battuta per accenderci. Via con la top ten dei più fichi assoluti (Ayrton Senna, solo lui, per sempre) e relativi con annesso sogno eroico: dal fine settimana a Parigi col Robert Redford di Come eravamo, ai quindici giorni a Barbados con Gianluca Vialli – quello ricciutello di ieri o il pelato di oggi poco importa perché si tratta pur sempre di un fico da panico e il fatto che io sia sampdoriana non incide sul giudizio -, dal valzer al chiaro di luna col Marlon Brando de La contessa di Hong Kong alle passeggiate autunnali nel sud della Germania con Alain Delon de La prima notte di quiete ma pure con Sting – tranne Francesca che lo trova troppo emaciato -, dal viaggio in moto attraverso l’America con Steve McQueen a una notte di sregolatezza estrema con Eddie Ervine. “Mi chiedo se il modo in cui i maschi ci vedono non corrisponda purtroppo al modo in cui ci vogliono”, sospira Betta. “Ci vedono isteriche, volubili e castranti ma fatte di cemento armato. Ai loro occhi siamo quelle che li scoraggiano e li criticano, che tramano nell’ombra per trasformarli in animali ammaestrati e quando ci sono finalmente riuscite e li hanno svuotati di tutte le loro caratteristiche non li vogliono più”. “Però” dico, “di fatto se siamo dolci e accondiscendenti non ci vogliono. Vedi Elisabetta: c’è una più affettuosa e dedita di lei?”Non abbiamo bisogno di rispondere perché tutte e tre conosciamo la risposta: Betta è un tiramisù ricoperto di panna.“Eppure suo marito l’ha mollata e il nuovo cicisbeo la tiene in panchina e la fa giocare solo quando la titolare è fuori combattimento. Vero o no?”Elisabetta annuisce fissando il pavimento ma dopo un po’ trova il coraggio di parlare. “Si lamenta di lei, dice che è noiosa e prevedibile…”“E ti pareva!…La titolare è sempre lì lì per essere squalificata, però guarda caso il cartellino rosso per lei non viene estratto mai…” E mentre lo diciamo, guardiamo fisso all’indirizzo della Gnoma che meriterebbe di essere defenestrata dal ruolo di moglie solo per l’orrendo gusto nel vestire (giubbottini in lamè dorato e ballerine auree ad ogni ora del giorno e in ogni stagione).“Infatti,” continua Betta. “E allora una cerca di darsi da fare a creare qualcosa che la renda diversa dall’altra. Qualcosa di speciale, di magico…Ho fatto venire il diabete allo stereo a forza di musica romantica, e la mia casa ormai puzza di cimitero a forza di candele profumate e di quelle essenze floreali che si versano sulle lampadine, e mi sono rotta le braccia portando dentro la legna per fargli trovare sempre il caminetto acceso…e lui?: arriva, beve mezzo bicchiere di vino rosso comprato dalla sottoscritta, settantacinque euro non per dire…”“Infatti, non lo dire che è meeglio…”, facciamo noi in coro.“E poi…baciosullaboccamanisulculoeviaaletto. Si mette giù come un pescestocco, si fa fare e dopo un attimo è pronto per andarsene. Durata dell’operazione tra arrivo, pit stop e partenza: trenta minuti. Altro che Kant, su di lui puoi veramente sincronizzare l’orologio”, conclude sconsolata.“Nel film”, intervengo cambiando discorso che è meeglio! “è Alessia che ha il coraggio di mollare il marito mentre lui, coso…Fabrizio Bentivoglio mantiene sempre quella bella faccetta da minchia surgelata e alla fine la chiama solo per farsi rassicurare perché siccome l’altra è sempre più bella…il suo giudizio vale doppio” “Cavolo,” fa Francesca “nemmeno una parola affettuosa…niente: Credi davvero che potrei farcela?” dice cercando di imitare il tono stucchevole di lui.“Gli uomini hanno paura delle donne” concludiamo in un accesso di saggezza.“La chiamano ‘ansia da prestazione’”, dice Elisabetta sempre più saggia.“Io voglio uno che non abbia paura di me, uno come al cinema, che fa di tutto per stregarti, per prenderti la mente, uno che mi corteggi e che se mi invita a cena mi dica ‘Mi piacerebbe rivederti’ invece del solito ‘O me la dai o scendi’”, proclamo abbandonando i toni compunti.“Figurati! Più crescono e più hanno timore di esporsi, di perdere la faccia. Vogliono andare sul sicuro”.“Per colpa nostra, perché non sappiamo farci desiderare e soprattutto non sappiamo metterli alla prova.”“Non ci capisco più niente” dice Elisabetta quasi parlando a se stessa “Abbiamo lottato per il diritto di esprimere la nostra sessualità…”“Ma abbiamo perso il senso della misura e ora loro non hanno più bisogno di desiderarci”. Le guardo un attimo e poi continuo: “Ve le ricordate le prove a cui venivano sottoposti i pretendenti?: dovevano risolvere indovinelli e superare competizioni e uccidere mostri per rendersi degni di lei e lo sapete perché?” Senza dar loro il tempo di aprire bocca, continuo: “Perché l’uomo per sua natura è cacciatore e noi con questa iperdisponibilità lo abbiamo snaturato”.“Potrebbe esserci un fondo di verità”, commenta Betta pensierosa.“Ammettere una teoria del genere significherebbe cancellare anni e anni di lotte femministe” ribatte Francesca. “Ma d’altra parte è un fatto che io che sono una signora ho un marito che mi adora e una vita sentimentale tranquilla e soddisfacente”.Per un po’ io e Betta giocherelliamo con la 44 magnum ma poi la rimettiamo nella fondina perché non vale la pena finire all’ergastolo per una sola frase infelice. Per spararle un colpo al cuore aspetteremo il momento in cui se lo sarà davvero meritato. Almeno, davanti al giudice, avremo l’attenuante della provocazione.