femminile plurale

cap.44 - Appuntamento al buio -


Sto provando uno splendore di tailleur che ho comprato da poco. E’ beige ha la gonna diritta fino al ginocchio, giacca corta con maniche al gomito e collettino alla coreana. Sembra uscito dall’armadio di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis, mi fa letteralmente sragionare. Ho appena preso una borsa di Balenciaga color tabacco e un paio di scarpe deliziose col cinturino e sto per scegliere i guanti quando squilla il telefono.“Stefania, ciao” dico tentando di dissimulare la noia.“Mi ha telefonato”“Chi?”“Il buzzurro, il padre di Susanna”“Bè, non è male come iniziativa”“Voleva scusarsi e invitarmi a cena, figurati!”“E tu?” “Ho declinato l’invito con notevole freddezza”“Ma perché?!?”. Avrei voglia di tagliarle la gola ma purtroppo non è a portata di lama. Metto giù prima che lei abbia il tempo di trovare una spiegazione valida per il suo comportamento idiota.Squilla il cellulare. E’ Cristiano.“Zia, siamo nella merda”“Non è una novità. Che altro c’è?”“Quello…il padre di Susanna, è indifferente alle emozioni delle proprie vittime e pretende da queste la sua stessa  immediata  disponibilità a dimenticare. Non è tipo da mandare giù il rifiuto di una donna: questione di prestigio personale”.“E allora?”“E’ tornato alla carica tentando di bloccarla sul portone di casa ma lei lo ha fulminato con cinque parole: - Non abbiamo nulla da dirci -. Allora lui le ha mandato un cesto di rose gialle che lei ha restituito immediatamente e poi una confezione condominiale di cioccolatini a forma di cuore che hanno fatto la stessa fine delle rose”“A me tua madre ha appena detto che lui l’ha invitata a cena”“Immaginavo che non ti avrebbe raccontato tutto. Zia, la cosa si fa seria perché a questo punto per lui far capitolare quella montagna di ghiaccio è questione di vita o di morte. Ha convocato d’urgenza me e Susanna e ci ha obbligati attraverso ricatti meschini ad aiutarlo ad organizzare un incontro casuale”“Sembra un déjà vu”“Aspetta a dire quanto. Il troglodita mi fa: - All’Odeon fanno una retrospettiva di Lelouch. Domani sera danno Un uomo una donna. Io vengo con Susanna, tu porti tua madre e poi…-““Bicchierino, sigarettina, chiacchieretta, non dirmi niente, so già tutto” esalo con l’ultimo millilitro di fiato. “Cosa contate di fare?”“Accontentarlo, che altro puoi fare con un buzzurro che pesa trenta chili più di qualsiasi persona perbene?”“Tienimi al corrente. Domani sera sono di turno ma lascerò il cellulare acceso per te”.“Ti chiamo appena ci sono novità”Non faccio in tempo a spegnere che il display si illumina di nuovo. Numero sconosciuto, il che in genere è sinonimo di rogna. Vorrei essere una di quelle persone determinate che riescono a non rispondere al telefono. Ma io non sono una persona determinata, io sono una persona educata che non riesce a lasciare la gente in attesa dall’altra parte del filo senza rispondere. E soprattutto sono curiosa come una scimmia.“Ciao, disturbo?” La esse scivolosa me lo fa riconoscere subito: lo    strabbbonazzo della Porsche.“No, assolutamente”. Come potrebbe un pezzo di marcantonio disturbare una vecchia zitella che irrancidisce nell’attesa del principe azzurro?“Pensavo di invitarti a cena”Ingoio non senza fatica il ‘sì’ che era pronto ad esplodermi in bocca perchè Gloria docet. Non bisogna mostrarsi troppo interessate e soprattutto non bisogna dare l’impressione di non avere un cacchio da fare. Che non è un’impressione ma la pura verità.“Stasera ho un impegno”, dico tutto d’un fiato per non correre il rischio di ripensarci.“Oh, non speravo tanto. Io pensavo alla settimana prossima. Che ne dici di mercoledì?”Bella figura di cacca. Sono riuscita a dare ugualmente l’impressione della bava alla bocca. Cerco di recuperare un briciolo di prestigio flautando un distaccato: “Richiamami luned씓Mi deludi. Mi eri sembrata una ragazza a posto e invece te la tiri come tutte”Ho risvegliato il buzzurro che dorme in lui. “No, non me la tiro, è solo che manca una settimana e potrebbe accadere qualunque cosa in tutto questo tempo”, anche di incontrare un vero principe azzurro.