femminile plurale

cap. 58 - Pretty woman -


Ci ritroviamo tutti sotto casa di Roberto: Cristiano, Susanna, io, le Coccinelle, Gloria e Marcello.  E’ una tipica sera meridionale di dicembre di quelle così tiepide e profumate che bastano da sole a farti dimenticare i prepotenti, la disorganizzazione, la carenza di servizi, l’indolenza di questa terra che potrebbe essere un paradiso. Il cielo è punteggiato di stelle e c’è pure un uncino di luna che splende alto spandendo una luce limpida e appassionante. Con le dita incrociate ci ammucchiamo dentro il fuoristrada di Francesca per seguire Roberto che dietro mio suggerimento ha noleggiato una limousine bianca sulla quale ha fatto installare un potentissimo impianto stereo.Stefania abita in un quartiere signorile, professionisti di fama che hanno alle spalle solide ricchezze e famiglie prevedibili: un figlio maschio e una femmina, perpetuamente studenti in giurisprudenza, una moglie bionda con un filo di perle sul twin set color biscotto, abile nelle pinellate un po’ meno nell’attività sessuale per la quale denuncia una preoccupante apatia ragion per cui è giocoforza cornificarla, appartamenti fermi ai primi anni sessanta con la Treccani nel suo bel mobiletto comprato a parte, il tinello in stile svedese e tutti gli elettrodomestici grandi e piccoli tranne il Bimbi che è da piccolo-borghesi velleitari. Arrivati sotto i balconi di Stefania, parcheggiamo e aspettiamo.Woman di John Lennon all’improvviso riempie la notte scuotendo il meritato riposo notturno di moltissime persone perbene che si affacciano – lui in giacca da camera di lana amaranto con la cintura di passamaneria o in vestaglia a quadrelloni, lei un po’ più indietro con la vestaglia col collo di velluto –. Hanno i volti contratti dal dispetto e gli occhi cisposi (noi non li vediamo ma sappiamo che lo sono) e sono sul punto di chiamare il 113 quando la voce bolognese di Roberto comincia a implorare: “Stefania, principessa Stefania, vuoi sposarmi?” Un silenzio denso si abbatte sul quartiere signorile. Decine di polmoni insieme ai nostri smettono di respirare in attesa degli eventi. Poi, dopo alcuni minuti di ansia febbricitante più che febbrile, il balcone di Stefania lentamente si apre e appare lei, radiosa (non la vediamo ma ne siamo sicuri), col volto inondato dalle solite lacrime (più che vederle, conoscendola, le immaginiamo) che comincia a fare ‘sì’ con la testa perché non c’è donna al mondo che sappia resistere al fascino del cinema americano. E io ne ero certa. Un applauso composto ma deciso si leva dal pubblico in balconata mentre io ricevo complimenti e felicitazioni per la buona riuscita dell’impresa.