“Il fatto è che non ha ancora avuto modo di vedermi” mi sfogo al telefono con Luciano ben sapendo che in quanto maschio non mi direbbe mai come invece farebbe Vittoria, ex amica del cuore: ”Cicci, un uomo quando è interessato ad una donna la vede anche in mezzo alla nebbia di Liverpool. L’uomo è cacciatore, se non caccia vuol dire che la cosa non gli interessa”. E poi giù con l’elencazione dettagliata delle REGOLE per conquistare un uomo. Da quando è diventata una fondamentalista delle stronzate scritte su uno stramaledetto libercolo americano, nun se regge. Se c’è una cosa bella dell’amicizia femminile questa è proprio l’assise finalizzata alla progettazione di una strategia per catturare il lui del momento ma Vittoria dopo aver comprato quel maledetto libro, si è trasformata in un’insopportabile talebana. Respinge categoricamente non solo il pensiero degli artifici per rimorchiare, ma pure l’idea delle scaramucce amorose perché è diventata seguace di un comportamento ingessato e severo che lei definisce ottocentesco. Intrisa di questo insensato ammasso di norme – proprio lei che un tempo predicava ogni lasciata è persa - lascia idealmente il gioco interamente in mano all’uomo limitandosi a teorizzare prese di posizione solo per quel che attiene alla durata di una telefonata (“Cinque minuti di orologio e devi essere sempre tu a staccare per prima”) e all’accettazione di un appuntamento (“Mai dire di sì con meno di tre giorni di preavviso”). Insomma, ha trasformato le avventure di cuore in una guerra di religione. Luciano sostiene che per LUI una di noi tre – io – più che coccinella è una cocciniglia. Lui LO detesta nonostante io cerchi di mostrarglielo sotto la miglior angolazione. Ieri, sopraffatto dal mio ottimismo gli ha concesso il beneficio del dubbio. “Bisognerebbe sapere che tipo di madre ha avuto. Ognuno di noi cerca un partner che si comporti come nostra madre”, ha sentenziato. Panico istantaneo. Che tipo di madre sono? punitiva? sadica? mi chiedo affannosamente cercando di cogliere dentro di me la mappa caratteriale della mia futura nuora. Sono stata e sono tuttora una madre schiava adorante. Non ho mai dato il tempo a mio figlio di esprimere un desiderio perché…sorpresa sorpresissima!...gliel’avevo già realizzato. Che cazzo di nuora mi ritroverò? Archivio l’angoscia dicendomi che è presto per pensarci. Comincio a scervellarmi sulla mamma di lui e dopo un po’ giungo alla conclusione che dev’essere stata molto simile a me: categoria, serva anticipatrice. Ecco perché LUI proprio come mio figlio non muove un dito neanche per cacciarselo nel naso e si aspetta sempre che sia la caccola ad andare da lui.
cap. 64 -Il pirata e la principessa -
“Il fatto è che non ha ancora avuto modo di vedermi” mi sfogo al telefono con Luciano ben sapendo che in quanto maschio non mi direbbe mai come invece farebbe Vittoria, ex amica del cuore: ”Cicci, un uomo quando è interessato ad una donna la vede anche in mezzo alla nebbia di Liverpool. L’uomo è cacciatore, se non caccia vuol dire che la cosa non gli interessa”. E poi giù con l’elencazione dettagliata delle REGOLE per conquistare un uomo. Da quando è diventata una fondamentalista delle stronzate scritte su uno stramaledetto libercolo americano, nun se regge. Se c’è una cosa bella dell’amicizia femminile questa è proprio l’assise finalizzata alla progettazione di una strategia per catturare il lui del momento ma Vittoria dopo aver comprato quel maledetto libro, si è trasformata in un’insopportabile talebana. Respinge categoricamente non solo il pensiero degli artifici per rimorchiare, ma pure l’idea delle scaramucce amorose perché è diventata seguace di un comportamento ingessato e severo che lei definisce ottocentesco. Intrisa di questo insensato ammasso di norme – proprio lei che un tempo predicava ogni lasciata è persa - lascia idealmente il gioco interamente in mano all’uomo limitandosi a teorizzare prese di posizione solo per quel che attiene alla durata di una telefonata (“Cinque minuti di orologio e devi essere sempre tu a staccare per prima”) e all’accettazione di un appuntamento (“Mai dire di sì con meno di tre giorni di preavviso”). Insomma, ha trasformato le avventure di cuore in una guerra di religione. Luciano sostiene che per LUI una di noi tre – io – più che coccinella è una cocciniglia. Lui LO detesta nonostante io cerchi di mostrarglielo sotto la miglior angolazione. Ieri, sopraffatto dal mio ottimismo gli ha concesso il beneficio del dubbio. “Bisognerebbe sapere che tipo di madre ha avuto. Ognuno di noi cerca un partner che si comporti come nostra madre”, ha sentenziato. Panico istantaneo. Che tipo di madre sono? punitiva? sadica? mi chiedo affannosamente cercando di cogliere dentro di me la mappa caratteriale della mia futura nuora. Sono stata e sono tuttora una madre schiava adorante. Non ho mai dato il tempo a mio figlio di esprimere un desiderio perché…sorpresa sorpresissima!...gliel’avevo già realizzato. Che cazzo di nuora mi ritroverò? Archivio l’angoscia dicendomi che è presto per pensarci. Comincio a scervellarmi sulla mamma di lui e dopo un po’ giungo alla conclusione che dev’essere stata molto simile a me: categoria, serva anticipatrice. Ecco perché LUI proprio come mio figlio non muove un dito neanche per cacciarselo nel naso e si aspetta sempre che sia la caccola ad andare da lui.