Stanotte a casa di Francesca abbiamo trascorso una notte di Natale degna delle sorelle Alcott. Tavolissima addobbata meglio che su Le idee di Casamia: dorature, candele, fiori, frutta secca, mele, arance trafitte da milioni di chiodi di garofano. E poi figli, figli di ogni età: quantità spropositate di femminucce invellutate e incerchiettate e maschietti blazerati come non se ne vedevano più dai tempi del piccolo lord; adolescenti foruncolose con pantaloni a zampa, capelli per una volta fonati da mani esperte e palpebre maldestramente ombrettate; cugine più grandicelle perfettamente restylingate con scollatura moderata, decolletèes col tacco e orecchini ancora odorosi di gioielleria. Non mancava niente, c’era pure Bianco Natale in sottofondo, pure una montagna di pacchettini sotto l’albero rigorosamente rosso e oro e con un puntale così imponente da farci temere che un kamikaze sciroccato lo potesse scambiare per un obiettivo militare e c’era pure la sorpresissima che manco nella pubblicità dell’Asti Gancia: un Duetto Alfa Romeo nascosto nel garage di Francesca in attesa di essere tirato fuori poco prima di mezzanotte e dopo essere stato parcheggiato sotto il balcone del salone e coperto da un lenzuolo gigantesco (impossibile usare la carta perché pioveva) e sigillato con un enorme fiocco rosso, trovato da Jacopo per il quale è stato comprato dalla sottoscritta specializzata in sorprese. Dunque c’era tutto e abbiamo mangiato benissimo e giocato a carte e chiacchierato e cinguettato milioni di: “Nooo! Non è possibile! Come hai fatto a indovinare che volevo proprio questo?!?” ad ogni pacchettino che aprivamo perché quest’anno la scelta dei regali è stata guidata e seguita passo passo dal Mago Pancione in persona che non ci ha fatto sbagliare proprio niente. Tutto così perfetto che stamattina per la legge naturale che governa l’esistenza degli sfigati è venuta su un’onda anomala di dimensioni gigantesche che ha lasciato dietro di sé solo fango e distruzione.Il telefono ha squillato che era ancora buio.“Che c’è?” ho gemuto.“Risorgi chè è successa l’apocalisse”. Francesca ha un tono così grave che scollo le palpebre.“Se è cosa lunga scendo a farmi un caffè e ti richiamo perché non connetto”“Aggiudicato. Sbrigati”, mi concede benigna.Sono le sette meno un quarto del 25 dicembre e fa un freddo bue perché io non sono capace di programmare l’accensione dei climatizzatori e avrei potuto farlo fare a Jacopo ma stanotte quando sono tornata a casa ero in un tale stato di grazia che devo aver pensato che il caldo si sarebbe autogenerato per germinazione spontanea dalle pareti e così, dopo la doccia, mi sono messa a leggere e sono andata avanti un bel po’ perché per fortuna oggi non sono in turno e nemmeno le Coccinelle il che mi faceva essere all’apogeo della felicità perché per essere all’apogeo ho bisogno di sapere che tutti quelli che mi sono cari sono tranquilli e al sicuro. Bon, tutto questo per dire che forse pensavo di dormire fino a tardi e invece eccomi qua con la mia tazza di caffè americano amaro (odio il caffè zuccherato) in una mano e il telefono nell’altra.“Cazzo succede?” ruggisco.“Succede che la Gnoma ieri sera in un last minute al supermercato ha incontrato la tettona e non avendo di meglio da fare ha pensato bene di spifferarle tutto su Andrea e Betta”“Gasp! Ma come faceva a saperlo, non eravamo solo noi tre le depositarie del segreto?”“Seee, vabbè! Lo sapevano tutti perché l’idiota andava a trovare Elisabetta a qualunque ora del giorno”“Avrebbe dovuto mettere occhialoni, nasone e baffi alla Groucho”.“Non scherzare. Elisabetta è sconvolta. Pare che la tettona abbia servito al fedifrago un cenone coi fiocchi perché ha fatto le valigie e se n’è andata non si sa dove mollandogli le figlie e il cane”.“Beh, almeno ha dimostrato carattere. Non la facevo così coraggiosa”“Ma allora non capisci?!?”“No. Che gliene frega a Betta ora che sta con Biondo?” ma poi sentendo il respiro affannoso di Francesca aggiungo: “O no?”“Gliene frega, ma non nel senso che pensi tu. Il fatto è che l’imbecille ha mollato figlie e cane a sua madre – povere creature che notte di Natale – ed è andato a casa di Betta”“Che era a casa tua, questo me lo ricordo bene” puntualizzo pleonasticamente nel tentativo di riguadagnare la sua stima.“Esatto. L’ha aspettata tutta la notte e quando lei è arrivata carica di pacchetti e coi bambini morti di sonno l’ha aggredita sotto il portone e le ha pure dato uno schiaffo”“No!” Per un attimo allo sdegno per le percosse si sostituisce lo stupore perché tutto posso immaginare ma non che quell’ameba possa prendere un’iniziativa qualsiasi men che meno quella di schiaffeggiare qualcuno: ha le stimmate del cacasotto.“L’ha accusata di avergli deliberatamente rovinato la vita, insomma dice che lei si era messa d’accordo con la Gnoma”“Oggesù! E mò?”“Betta è tornata di corsa a casa mia coi bambini. Ora stanno dormendo tutti, ma tu sbrigati a venire qui perché dobbiamo organizzare una difesa”.“Okay. Tra un’ora sono lì”Scendo di nuovo in cucina. I climatizzatori che avevo acceso prima di telefonare a Francesca hanno iniziato il disgelo e finalmente non si forma la nuvoletta quando respiro. Prendo un rotolo di pasta sfoglia per preparare un po’ di fagottini alla nutella per Jacopo, apparecchio la tavola per la sua colazione e gli verso pure latte e Nesquick nella tazza (la sua tazza storica che contiene esattamente mezzo litro), poi copro il tutto col cuki alluminio (lo so che è pura follia ma io DEVO preparare il latte a mio figlio quando è in casa pena sensi di colpa divoranti. Forse è perché non ho potuto allattarlo per mancanza di materia prima. Sta di fatto che da allora considero la prima colazione più o meno come una guerra di religione. Lui è un tesoro: capisce, compatisce e accetta eventualmente di fare colazione col latte freddo, come in questo caso perchè sa che presto si libererà nuovamente di questa pazza che il destino gli ha assegnato per madre e tornerà felice in Accademia. Per un istante mi viene in mente che a suo tempo quando ha deciso di andare alla Nunziatella forse voleva solo privarsi della mia compagnia...). Come Rossella O'Hara decido che ci penserò domani e gli scrivo su un bigliettino di raggiungermi a casa di Francesca (tanto era già deciso che avremmo pranzato là), quindi mi involo in scarpe da ginnastica, tutona in pile e piumino. E che nessuno venga più a raccontarmi mirabilie sul clima del sud perché quando fa freddo, fa freddo. Prima di pranzo dovrò tornare a cambiarmi.
cap. 75 - Apocalypse now -
Stanotte a casa di Francesca abbiamo trascorso una notte di Natale degna delle sorelle Alcott. Tavolissima addobbata meglio che su Le idee di Casamia: dorature, candele, fiori, frutta secca, mele, arance trafitte da milioni di chiodi di garofano. E poi figli, figli di ogni età: quantità spropositate di femminucce invellutate e incerchiettate e maschietti blazerati come non se ne vedevano più dai tempi del piccolo lord; adolescenti foruncolose con pantaloni a zampa, capelli per una volta fonati da mani esperte e palpebre maldestramente ombrettate; cugine più grandicelle perfettamente restylingate con scollatura moderata, decolletèes col tacco e orecchini ancora odorosi di gioielleria. Non mancava niente, c’era pure Bianco Natale in sottofondo, pure una montagna di pacchettini sotto l’albero rigorosamente rosso e oro e con un puntale così imponente da farci temere che un kamikaze sciroccato lo potesse scambiare per un obiettivo militare e c’era pure la sorpresissima che manco nella pubblicità dell’Asti Gancia: un Duetto Alfa Romeo nascosto nel garage di Francesca in attesa di essere tirato fuori poco prima di mezzanotte e dopo essere stato parcheggiato sotto il balcone del salone e coperto da un lenzuolo gigantesco (impossibile usare la carta perché pioveva) e sigillato con un enorme fiocco rosso, trovato da Jacopo per il quale è stato comprato dalla sottoscritta specializzata in sorprese. Dunque c’era tutto e abbiamo mangiato benissimo e giocato a carte e chiacchierato e cinguettato milioni di: “Nooo! Non è possibile! Come hai fatto a indovinare che volevo proprio questo?!?” ad ogni pacchettino che aprivamo perché quest’anno la scelta dei regali è stata guidata e seguita passo passo dal Mago Pancione in persona che non ci ha fatto sbagliare proprio niente. Tutto così perfetto che stamattina per la legge naturale che governa l’esistenza degli sfigati è venuta su un’onda anomala di dimensioni gigantesche che ha lasciato dietro di sé solo fango e distruzione.Il telefono ha squillato che era ancora buio.“Che c’è?” ho gemuto.“Risorgi chè è successa l’apocalisse”. Francesca ha un tono così grave che scollo le palpebre.“Se è cosa lunga scendo a farmi un caffè e ti richiamo perché non connetto”“Aggiudicato. Sbrigati”, mi concede benigna.Sono le sette meno un quarto del 25 dicembre e fa un freddo bue perché io non sono capace di programmare l’accensione dei climatizzatori e avrei potuto farlo fare a Jacopo ma stanotte quando sono tornata a casa ero in un tale stato di grazia che devo aver pensato che il caldo si sarebbe autogenerato per germinazione spontanea dalle pareti e così, dopo la doccia, mi sono messa a leggere e sono andata avanti un bel po’ perché per fortuna oggi non sono in turno e nemmeno le Coccinelle il che mi faceva essere all’apogeo della felicità perché per essere all’apogeo ho bisogno di sapere che tutti quelli che mi sono cari sono tranquilli e al sicuro. Bon, tutto questo per dire che forse pensavo di dormire fino a tardi e invece eccomi qua con la mia tazza di caffè americano amaro (odio il caffè zuccherato) in una mano e il telefono nell’altra.“Cazzo succede?” ruggisco.“Succede che la Gnoma ieri sera in un last minute al supermercato ha incontrato la tettona e non avendo di meglio da fare ha pensato bene di spifferarle tutto su Andrea e Betta”“Gasp! Ma come faceva a saperlo, non eravamo solo noi tre le depositarie del segreto?”“Seee, vabbè! Lo sapevano tutti perché l’idiota andava a trovare Elisabetta a qualunque ora del giorno”“Avrebbe dovuto mettere occhialoni, nasone e baffi alla Groucho”.“Non scherzare. Elisabetta è sconvolta. Pare che la tettona abbia servito al fedifrago un cenone coi fiocchi perché ha fatto le valigie e se n’è andata non si sa dove mollandogli le figlie e il cane”.“Beh, almeno ha dimostrato carattere. Non la facevo così coraggiosa”“Ma allora non capisci?!?”“No. Che gliene frega a Betta ora che sta con Biondo?” ma poi sentendo il respiro affannoso di Francesca aggiungo: “O no?”“Gliene frega, ma non nel senso che pensi tu. Il fatto è che l’imbecille ha mollato figlie e cane a sua madre – povere creature che notte di Natale – ed è andato a casa di Betta”“Che era a casa tua, questo me lo ricordo bene” puntualizzo pleonasticamente nel tentativo di riguadagnare la sua stima.“Esatto. L’ha aspettata tutta la notte e quando lei è arrivata carica di pacchetti e coi bambini morti di sonno l’ha aggredita sotto il portone e le ha pure dato uno schiaffo”“No!” Per un attimo allo sdegno per le percosse si sostituisce lo stupore perché tutto posso immaginare ma non che quell’ameba possa prendere un’iniziativa qualsiasi men che meno quella di schiaffeggiare qualcuno: ha le stimmate del cacasotto.“L’ha accusata di avergli deliberatamente rovinato la vita, insomma dice che lei si era messa d’accordo con la Gnoma”“Oggesù! E mò?”“Betta è tornata di corsa a casa mia coi bambini. Ora stanno dormendo tutti, ma tu sbrigati a venire qui perché dobbiamo organizzare una difesa”.“Okay. Tra un’ora sono lì”Scendo di nuovo in cucina. I climatizzatori che avevo acceso prima di telefonare a Francesca hanno iniziato il disgelo e finalmente non si forma la nuvoletta quando respiro. Prendo un rotolo di pasta sfoglia per preparare un po’ di fagottini alla nutella per Jacopo, apparecchio la tavola per la sua colazione e gli verso pure latte e Nesquick nella tazza (la sua tazza storica che contiene esattamente mezzo litro), poi copro il tutto col cuki alluminio (lo so che è pura follia ma io DEVO preparare il latte a mio figlio quando è in casa pena sensi di colpa divoranti. Forse è perché non ho potuto allattarlo per mancanza di materia prima. Sta di fatto che da allora considero la prima colazione più o meno come una guerra di religione. Lui è un tesoro: capisce, compatisce e accetta eventualmente di fare colazione col latte freddo, come in questo caso perchè sa che presto si libererà nuovamente di questa pazza che il destino gli ha assegnato per madre e tornerà felice in Accademia. Per un istante mi viene in mente che a suo tempo quando ha deciso di andare alla Nunziatella forse voleva solo privarsi della mia compagnia...). Come Rossella O'Hara decido che ci penserò domani e gli scrivo su un bigliettino di raggiungermi a casa di Francesca (tanto era già deciso che avremmo pranzato là), quindi mi involo in scarpe da ginnastica, tutona in pile e piumino. E che nessuno venga più a raccontarmi mirabilie sul clima del sud perché quando fa freddo, fa freddo. Prima di pranzo dovrò tornare a cambiarmi.