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BERLUSCONI PRESIDENTE

 

 

Solidarismo II

Post n°69 pubblicato il 27 Settembre 2011 da cristianodisinistra

Nel campo della Diritto dei Contratti fondamentali furono gli studi del Bourgeois.

Costui affermava l’esistenza di un contratto sociale che, contrariamente a quello pensato dal Rousseau, era indipendente dal consenso dei contraenti, chiamandolo semi-contratto.

Il semi-contratto trae fondamento dall’esistenza di un’obbligazione giuridica propria della collettività; potremmo dire che la persona in quanto parte della collettività, nasce già titolare di un contratto che lo lega reciprocamente agli altri membri ed a cui garanzia è posto lo Stato.

Altri apporti vennero da Pierre Leroux e Celestin Bouglé. Quest’ultimo, allievo di Durkheim, è ricordato come il fondatore della Sociologia Moderna.

Un altro fondamentale apporto delle idee solidariste, a cavallo tra economia sociologica e diritto furono le idee che portarono alla creazione dei Crediti Agricoli; ma certamente rivoluzionarie e oggi certamente attuali, sono le idee che pongono i consumatori al centro dell’equilibrio economico.

L’idea delle Cooperative di consumo, quelle che noi oggi vediamo sorgere in numero crescente, tramite le quali, un certo numero di consumatori si riuniscono per portare la domanda di beni direttamente presso i produttori, bypassando la speculazione della filiera, nacquero proprio dal solidarismo ed ebbero in Charles Gide il loro maggiore propulsore.

L’economia solidale come oggi è chiamata, fu poi portata da Gide molto avanti, fino al punto in cui la cooperativa di consumatori diventava produttrice essa stessa, secondo un concetto di verticalizzazione.

Oggi i tempi non sono cambiati, sono solo apparentemente diversi, ma sono sempre animati dalla guerra tra liberismo e necessità di affermare una migliore perequazione sociale.

Il liberismo non è mai scomparso, anzi con la Seconda Guerra Mondiale è divenuto più aggressivo, arrogante perché molto più subdolo.

Pochi sanno che dopo la fine della guerra, la Nuova Costituzione della Germania fu “condizionata” dai vincitori in modo che non introducesse, date la sua eredità socialdemocratica, modelli economici d’impostazioni stataliste ostative al “libero mercato”.

La propensione al “libero mercato” é stata, dalla fine della guerra, sempre più oppressiva.

Essa risponde all’antica stimolo del bisogno di sempre maggiori mercati per una sempre maggiore produzione.

Dalla fase iniziale di controllo dei mercati cittadini, si è passati a quella dei mercati nazionali, poi all’esportazione e infine all’uovo di Colombo, del Mercato Globale.

La globalizzazione è stata spacciata come ineluttabilità umanitaria quando sappiamo tutti che mai il mondo come oggi è stato agitato da miserie e guerre che condannano nei loro ghetti di tragedia e sfruttamento intere popolazioni.

Io non nego la globalizzazione, come stimolo alla soluzione di molti problemi che affliggono l’umanità, ne nego il bruciare le tappe sotto la spinta di una bramosia di mercato che peggiora le situazioni.

Non bisogna illudersi sull’Unione Europea, come espressione di socializzazione, essa nacque come CECA (Comunità Europea del Carbone e Acciaio) materie prime dominanti nell’economia del mondo della II Guerra Mondiale, fu poi trasformata in CEE (Comunità Economica Europea) senza distaccarsi da spinte economiche, per risponde meglio alle regole del Mercato.

Essa è stata pensata perché deve obbedire, come scrive il Prof Mario Barcellona “all’idea che il mercato sia tendenzialmente in grado di rispondere a ogni domanda di benessere sociale sol che gli sia dato di sviluppare integralmente la libera concorrenza e che, perciò, lo Stato debba tendenzialmente limitarsi a intervenire all’esclusivo fine di rimuovere ogni sorta di ostacolo all’integrale dispiegarsi di una competizione non solo libera ma anche tutta privata”.

Mercato, questo Molok divoratore di tutto, le cui malattie sono, secondo gli studiosi non allineati, l’invasività del mercato: e l’autofagia del mercato.

Non stiamo parlando di cose secondarie, ma del nostro futuro, perché questa visione porta a ridurre la nostra vita al solo rapporto tra mercato e consumatori. Noi non siamo più considerati dai poteri forti, uomini o cittadini, ma solamente consumatori. O meglio sudditi-consumatori.

E’ fondamentale per il futuro comprendere questo, renderci conto che i conflitti nazionali con la Costituzione Europea, così com’è stato proposto, manifestatisi con i referendum ostativi di Francia e Olanda non sono provocati da nazionalismi non sopiti, come vorrebbero farci credere, ma dalla consapevolezza di quelle collettività, democraticamente più avanzate, dello scomparire, nel dettato proposto, di tutte quelle garanzie di diritto sociale che hanno reso importanti le Costituzioni di quei paesi.

Per chi volesse approfondire tali riflessioni, suggerisco vivamente gli studi del Prof. Alessandro Somma sulla Giustizia Sociale Europea e la spinta verso l’Ordoliberalismo, oltre al citato Mario Barcellona e la lettura del Manifesto che illustra i punti di critica al dettato della Costituzione Europea.

Per comprendere meglio il problema si rifletta alla fatica che fanno certi nostri prodotti per combattere la falsificazione che continuamente la Commissione Europea lascia sorgere e avalla, al solo scopo di allargare i mercati e suscitando le nostre sorprese. Si pensi al fallimento pilotato di una delle più importanti, ricche e attive holding dell’Europa, la nostra Federconsorzi, o la svendita della nostra agricoltura a vantaggio delle produzioni, in serra, olandesi.

Guardando indietro nei secoli XIX e XX, nel conflitto tra egoismo istruito e ignoranza storicamente diffusa, il processo di autoconsapevolezza che il Solidarismo professava, risultò perdente, anzi le sue idee servirono, a volte, da camuffamento per gli establishments dell’una e dell’altra parte.

Il radicarsi di questa situazione fa riflettere sulla strada da seguire in futuro.

Il Solidarismo non può pensare di sostituire ex nunc o questo o quello, soprattutto oggi che il confronto tra i due ha tracimato i confini nazionali e si é trasformato in globalizzazione o mondializzazione, ma scegliere una tattica diversa.

Per inserirsi nella gestione della collettività, é’ inutile mirare alla struttura primaria dello stato, cioè ai suoi vertici parlamentari, convivere invece puntare a inserirsi in quelli periferici come comuni, province regioni, dove una sufficiente rappresentanza, permetterà di raggiungere posizioni di controllo di come queste collettività vengano amministrate.

Esso deve far propria la teoria che professa che i cambiamenti devono venire dal basso. Le costruzioni si reggono dalle fondamenta e non dal tetto, e la democrazia si avvicina al cittadino in rapporto direttamente proporzionale alla sua presa di coscienza. La spinta al federalismo, che abbiamo davanti ai nostri occhi ne è una prova.

Sempre più si sta prendendo coscienza e sempre più frequentemente si sente dire e che “ in questo paese le leggi ci siano, ma che manchi il controllo “.

E’ nei controlli quindi che il solidarismo deve agire, applicando le regole della buona gestione aziendale, reintroducendo quelle della buona gestione familiare e così via.

Chi gestisce male, per ignoranza o malaffare è sempre vulnerabile al controllo, l’assuefazione al potere e la passività supina delle vittime ottundono l’attenzione.

Sempre più si avvalora la necessità di un cambiamento, e le menti indipendenti percepiscono sempre più l’importanza di un new deal solidarista.

Oggi il Solidarismo deve abbandonare, momentaneamente, la strada dei cambiamenti radicali e delle affermazioni di principio, per divenire il sassolino che rompe i meccanismi perversi lasciando immuni quelli sani.

Il compito è meno difficile di quanto si pensi, come il mercato seleziona le aziende ben condotte ed espelle quelle mal gestite, così il mondialismo con il crescere delle istanze darà spinta ad una tale strategia solidarista.

Dobbiamo puntare al rinascere di una dottrina che, anche se sommessamente e senza i clamori di quelle cui si pose a critica, può essere con certezza, paragonata per importanza storica a queste stesse e non tarderà a influenzare i futuri indirizza socioeconomici della collettività in senso globalizzato.

Non per nulla i moderni pensatori già cercano di interpretare il periodo “ dopo globalizzazione “ in cui secondo, il mio parere, grazie al diffondersi di sempre maggiori consapevolezze, non si potrà non accettare i pensieri che sono a fondamento del Solidarismo.

Parlando di globalizzazione non mi riferisco e non solo a quella economica, oggi comunemente intesa, ma al fatto che i conflitti sociali che stanno prendendo corpo, non saranno e non sono più a dimensione nazionale, ma stanno globalizzandosi ed i loro effetti, grazie alla Rivoluzione Internettiana, risuonano e entrano in sintonia tra le varie nazioni.

Per alcuni che hanno visto nella globalizzazione e nel mercato allargato, il modo per incrementare i propri profitti o la propria influenza di potere, ciò potrebbe rappresentare il rovescio della medaglia, il contrappasso, cui cercano di rimediare controllando e asservendo i media.

Scendendo sul piano delle proposte concrete, esaminiamo ipotesi di solidarismo moderno.

Soluzioni che soddisfino contemporaneamente lo sviluppo e l’iniziativa privata con le domande sociali.

Potremmo pensare a forme miste di gestione; intendendo per miste, non le confuse forme di gestione promiscua che distribuiscono soldi ai politici trombati o momentaneamente parcheggiati, come le rovinose società miste, ma a gestioni, per una parte, pubbliche e per un’altra, private.

Facciamo un esempio con l’assicurazione obbligatoria.

La responsabilità dice il codice, l’interpretazione, ma estrapoliamola al livello di collettività quando a coprirla, è un dettato generale come l’assicurazione obbligatoria cioè quando si deve “spalmare statisticamente” su tutti, colpevoli e innocenti.

Altrimenti II cittadini sono lasciati soli contro i poteri forti, mentre l’efficienza e la legittimità di un governo si misurano proprio dalla capacità di rappresentare e difendere i cittadini nel confronto impari che essi devono sostenere con questi poteri.

Non deve essere permessa l’applicazione di statistiche, dove l’azione e l’evento sono in rapporto diretto di causa ed effetto, e quindi la responsabilità diventa personale.

E’ quindi illegittimo colpevolizzare e penalizzare statisticamente tutti coloro che sono innocenti, quindi non ancora colpevoli, su basi ipotetiche, imprigionandoli in categorie più o meno onerose, perché ciò corrisponde ad una condanna ed una pena aprioristica.

Innocenza fino a giudizio ……… lo dice la nostra Costituzione e lo ribadisce lo Statuto dell’Europa, questo dettato rende illegittima la graduatoria di pene, leggasi eufemisticamente premi, che le compagnie di Assicurazione preinfliggono a loro insindacabile beneficio.

E non ci si venga a parlare di “libera contrattazione” cioè di libero mercato, perché l’assicurazione contro terzi è obbligatoria, quindi va regolata dallo Stato per il fatto che obbliga.

Per salvaguardare aprioristicamente gli innocenti si dovrebbe istituire una fascia minima di assicurazione contro terzi, “calmierata”, come si fa per il pane comune, non ultra petitum, come si dice in giurisprudenza, accogliendo i parametri della classe 1° della compagnia più bassa, una fascia uguale per tutti, che non penalizzi alcuno, tantomeno per fasce d’età che spesso corrispondano ad anni di condotta corretta. Questa parte sarebbe gestita dallo Stato, come per l’INAIL, mentre ai responsabili d’infrazioni resterebbe loro la libera contrattazione e il rientro nella fascia, come per le patenti a punti, dopo un numero di anni di buona condotta.

Siamo certi che si conterebbero un sacco di “figliol prodighi” e meno costo di morti per la collettività.

Abbiamo parlato di obbligatorietà imposta per legge, ma potremmo anche parlare di obbligatorietà imposta dalla natura, come l’acqua. Una parte minima calmierata, necessaria alla sopravvivenza dei singoli, gestita pubblicamente e un surplus di consumo per chi lo vuole, lasciata alla libera contrattazione.

Abbiamo introdotto l’obbligatorietà per legge o per natura, ma la natura può essere vista come necessità indotta dallo sviluppo, come il caso dell’energia elettrica o del gas, perché gravare il singolo e non chi la usa per illuminare esageratamente grattacieli?

E non deve ingannarci la realtà italiana che pubblico sia più dispendioso che privato, perché non si può accettare aprioristicamente l’irresponsabilità.

Molte cose potrebbero essere ricondotte all’opportunità di una parziale gestione da parte della collettività nel rispetto dei bisogni sociali e una volta garantiti questi, lasciare il resto al libero mercato.

 
 
 

Solidarismo I

Post n°68 pubblicato il 27 Settembre 2011 da cristianodisinistra


Esprime l’idea di un bene collettivo, non in senso astratto, bensì come realizzazione del bene dei singoli, cui tutti devono contribuire e verso cui convergere. Non vi è conflitto tra i due, il primo è il risultato della somma morale degli altri, somma che sorge dalla consapevolezza collettiva e prende forma di norma-contratto vincolante sul piano volitivo.

Istituzione di meccanismi che inibiscano la scelta tra “o tu o io “ e quella di usare gli altri per il proprio egoismo; meccanismi atti a dissuadere, con pragmatismo, i furbi, gli scorretti, i prevaricatori dal creare steccati con il paravento di un credo qualsiasi, assoluto e assolutista, come sono tutte i credo.

Meccanismi che pongono al loro posto la forza delle consapevolezze proprie di una collettività coerente con il proprio progressivo sviluppo storicistico, auto educativo, esperienziale e laico.

Idee non nuove se pensiamo ai nostri Gian Battista Vico e Benedetto Croce.

La teoria solidarista o meglio la teoria economica solidarista, invita a rifuggire dalla logica degli opposti, a non sposare soluzioni che si arroccano o si annullano a vicenda, pretendendo di affermare ora una cosa ed ora il contrario di essa,  come lo statalismo o l’antistatalismo, oppure la religione e l’ateismo, ma di abbracciare compiutamente il principio che l’essere collettività è direttamente proporzionale alla statuizione di un diritto dei singoli, ed il controllo che questo si realizzi è parte integrante della salvaguardia della la vita e della dignità di ogni suo componente.

Uno dei grandi meriti del solidarismo fu senza dubbio quello di dare spessore alle figure del sociologo e dell’economista-giurista.

 

Precursori del Solidarismo

Idea che gli spiriti superficiali confondono semplicisticamente con solidarietà.

Tra i precursori del Solidarismo va elencato Pierre Leroux, ideatore di una democrazia fondata sulla solidarietà, con cui cominciò a rompere gli schemi che volevano la solidarietà cugina della carità, per elevarla a fonte di diritto; è l’inizio di quel “diritto sociale” che sarà oggetto di studio ed ispirazione di scritti e confronti di diritto internazionale, pubblico ed amministrativo negli anni che seguirono.

Accanto a costoro vi è la solidarietà-diritto di Pierre Leroux e possiamo annoverare quella dell’idea-forza di Albert Fuillet, coerenti e coeve alla nascita di una sociologia-scienza di Celestin Bouglé.

Sul piano degli studi giuridici notevoli furono le applicazioni di George Beseler, Otto Gierke, Hermann Roesler, Heinrich Rosin.

I pensatori solidarismi furono in massima parte francesi e tedeschi. Oltre ai già citati, non va dimenticato Ludwig von Mises.

Costoro professarono un solidarismo laico, ma non mancarono correnti d’ispirazione religiosa che cercarono di conciliare solidarismo laico con carità cristiana; uno dei maggiori esponenti, fu il premio Nobel Leon Bourgeis (1851 – 1925), forse il più importante come riferimento, egli partì da un solidarismo laico per indirizzarsi in seguito verso un solidarismo molto legato al pensiero cristiano. Anche in Germania si ebbe un pensiero socialista cristiano e in Italia, convinto paladino fu il filosofo La Pira.

Non altrettanto si può dire di Ziya Gökalp, discepolo di quel David Émile Durkheim, fondatore della Sociologia ed erede di Auguste Comte.

Ziya Gökalp influenzò profondamente la formazione dello Stato laico turco di Mustafa Kemal Atatürk. Il turkismo com’è chiamato quel movimento è considerato dagli studiosi, figlio del Solidarismo.

Non dobbiamo pensare che a costoro le idee siano spuntate improvvisamente in testa.

Questi pensatori vanno contestualizzati nel tempo in cui da giovani studenti cominciarono a nutrirsi dei contenuti di quelle correnti di pensiero post-kantiane, in cui il criticismo, cedette il passo attraverso le speculazioni di Fichte, all’impostazione dell’idealismo hegeliano.

Gli ideali del solidarismo, che si proiettano alla soluzione delle problematiche liberiste, nascono nell’idealismo pragmatico tedesco e da queste problematiche traggono vigore.

E’ una reazione all’idealismo provocato dalla dura realtà dei danni del liberismo, che agitano Schopenauer e le correnti filosofiche francesi, E’ in questo clima ed alla ricerca di soluzioni che nasce l’ideologismo e l’eclettismo, queste problematiche passano le Alpi e nell’Italietta fanno sobbalzare Mazzini, Galluppi, Spaventa, Gioberti, Rosmini; alcuni cercheranno la soluzione nel laicismo, gli ultimi due nel più comodo confessionalismo di tradizione cattolica.

Sarà poi il positivismo, quello francese che darà le migliori risposte.

E potremo senza alcun dubbio affermare che fu proprio Auguste Comte, con il suo positivismo, che dettò l’impostazione dello sviluppo del Solidarismo scientifico. Uso il termine scientifico per distinguerlo da quel pensiero ibrido che va sotto il nome di solidarismo cattolico, che altro non fu ed è ancora una strumentalizzazione clericaleggiante di qualche cosa che sta a cavallo con la speculazione caritatevole.

Altri importanti apporti vennero da Oltre-Manica, proprio dai luoghi dove il problema era stato generato dalla Rivoluzione industriale, Gli studi di Bentham, Stuart Mill, Spencer, Darwin, tolsero certamente molte maschere, dal viso dei potenti.

A fianco a costoro l’eccessivo pragmatismo del positivismo tedesco apri la strada al materialismo storico di Marx ed Engels che pensarono bene di falsare le idee di fondo del solidarismo travisandono completamente il contenuto di autocoscienza e patto tra cittadini per immergerlo nel rosso del sangue delle masse ignoranti, trampolini molto meno impegnativi per le scalate al potere.

 

Il termine Solidarismo o Movimento Solidarista è spesso confuso, come detto, con l’idea di solidarietà, in realtà il Solidarismo non s’identifica in essa. Purtroppo, essendo la solidarietà presente in tutti i movimenti politici e religiosi, e venendo questa il più delle volte strumentalizzata, abusata e disattesa, questo ingenera disaffezione e finisce per trascinarvi anche il Solidarismo.

Il Solidarismo si pone invece come formula di Stato, come concetto in se di Stato, e non come comportamento aleatorio individuale spontaneo.

Il Solidarismo è la struttura portante di uno stato sociale che persegue il benessere dei propri componenti, in modo consapevole, senza sudditanze o dipendenze.

Nasce allora il problema di una corretta informazione che faccia accogliere il Solidarismo per quello che è, cioè come “concetto portante di un pensiero moderno da trasferire alla struttura stessa di una collettività e conseguentemente di uno Stato”.

Non a caso, lo scrivente usa dire che “ il Solidarismo sta alle collettività più evolute come l’istinto di conservazioni stava a quelle primordiali “.

Per comprenderne il significato, piuttosto che al termine solidarietà, è più pertinente risalire a quello di “ responsabilità in solido “, trasferendolo da quello materiale, come fu inteso al suo nascere, nel Diritto romano, come concetto di “reciproca responsabilità in solido”, a quello morale.

In questo caso il termine morale non inteso solo come mores, cioè comportamenti, ma come regole certe, attuate, che nel loro insieme costituiscano le basi d’interrelazione tra componenti di una collettività.

Il Solidarismo, prendendo spunto dal pensiero di Alfred Fouillé é "un'idea-forza" tra gli uomini in quanto riconoscimento di un'unità, in un ideale di "perfetta unità".

Idea di forza unitaria diventa intrinseca e si fortifica proporzionalmente all’accrescersi della consapevolezza del cittadino, ed ecco perché amo rappresentare il solidarismo appunto come “quel sistema che sta alle società evolute e consapevoli come l’istinto di conservazione stava a quelle primitive”.

La consapevolezza figlia di uno spunto ideale si consolida con il pragmatismo attuativo.

Comprenderemo allora perché esso prescinda dalla solidarietà-carità, che ha uno stimolo interiore facoltativo, ma inerisca la consapevolezza collettiva per diventare conditio sine qua non di un imperativo categorico e finendo per codificarsi in espressione normativa (Diritto sociale) che compatta e indirizza la collettività rispettandone la poliedricità.

Un paragone molto calzante, nella sua esemplificazione meccanicistica, è quello del giunto cinetico, laddove le due assi, restano solidali tra loro, (norma) restano pur liberi di muoversi in tutte le direzioni svolgendo una funzione collettiva.

Potremmo anche dire “che se qualcuno della collettività sporca la strada, altri si sporcano le scarpe”  da cui il non sporcare la strada è una presa di consapevolezza, che porta ad un imperativo categorico individuale che si sostanzializza nella norma collettiva che vieta di sporcare la strada.

Questa corale partecipazione fa apparire all’orizzonte il concetto ineluttabile di mondializzazione, ma andiamo per gradi.

Abbiamo finora esaminato il contesto storico che ha ispirato le idee di Solidarismo e le correnti che ne animarono il cammino, nonché le ideologie che interagirono con esso.

Queste correnti lo cannibalizzarono nei suoi contenuti fino a porlo in ombra, quindi dobbiamo essere consapevoli che i confini tra questi ambiti non sono netti e che gli ambiti stessi s’intrecciano come avviene spesso tra forme di pensiero sociale contemporanee.

La corrente solidarista nacque anch’essa tra la fine dell’800 ed i primi del 900 da una costola del neoliberalismo, ma al contrario di molte altre, si sviluppò nella consapevolezza del fallimento delle promesse del liberismo antistatalista, ma anche rifuggendo ad un altro fallimento, quello del comunismo bolscevico e del suo esasperato statalismo.

Sappiamo tutti che lo scontro tra potere-ricchezza e mano d’opera è esistito con il mondo, fin da quando il potere si camuffò da dio e la mano d’opera fu schiava dalla propria ignoranza, idolatria e supinazione fatalista. ma questo non deve condurci al fatalismo o all’abbandono disilluso delle soluzioni, perché la storia è dalla parte del pensiero, sia pur nelle disillusioni delle cicliche sconfitte

di ciò che si ritiene giusto.

Da questo sforzo, il pensiero esce dal ghetto dell’immagine di  “ filosofo o demagogo pindarico “ per entrare quella di studioso di economia, sociologia e giusnaturalismo.

Fu così che con Albert Fuillet e prima ancora con Pierre Leroux il concetto di “ solidale “ uscì dal campo fisico e giuridico, eredità del Diritto Romano, per entrare in quello economico morale.

Fuillet prendeva come esempio le membra di un corpo umano che interreagiscono tra loro.

Le dottrine solidariste influenzarono tutta l’Europa e molte furono le correnti, che presero spunto dal suo pensiero, esse furono per cosi dire, tirate ora di qua ora di la nel tentativo di farle proprie e mitigare il caos generale e gli estremismi della lotta tra liberismo ed economia sociale.

Molti furono gli studiosi che dialetticamente, vollero analizzare, ricercare, giustificare, enfatizzare, arricchire, rinforzare i contenuti di questo pensiero, ma va evidenziato che mentre il Solidarismo.

incise nel pensare politico, non fu altrettanto presente nella vita politica reale.

La cosa non deve meravigliare perché è il risultato di due fenomeni sociali che si ripetono nella storia della società.

Il primo riguarda l’ignoranza diffusa e la pigrizia mentale che solitamente allontanano il consenso popolare dagli uomini di pensiero; il secondo, è la conseguenza del primo e fa si che la politica sia appannaggio di persone arriviste, imbonitori senza professionalità, persone di pochi scrupoli, animati da diversi interessi, ma accomunati dalla capacità di sapersi esprimere e comunicare alla moltitudine con la stessa lunghezza d’onda.

E’ così che costoro ottengono il consenso a scapito dei pensatori che restano nell’ombra.

Senza riandare ai mille esempi del passato si pensi a Karl Marx, ispiratore del comunismo ma che non ebbe mai una parte attiva nel comunismo reale; oppure ad un caso più vicino a noi, quello della Lega, il cui ideologo, Gianfranco Miglio, dopo poco, fu messo da parte dagli attivisti del movimento.

Per fortuna ciò che avvenne nella politica reale, non altrettanto accadde nel campo delle scienze giuridiche e sociologiche, i cui studi si svilupparono a fianco delle istanze sociali, tanto da porre il pensiero solidarista all’ origine di vere e proprie scuole di Sociologia, Diritto Sociale ed Economia.

Chiari esempi sono gli studi di Georg Beseler e Otto Gierke, solidarismi, che per primi cominciarono a introdurre, nel loro pensiero, il termine di Diritto Sociale, o quelli di Hermann Roesler con i concetti di Diritto Amministrativo Sociale, o di Heinrich Rosin nel Diritto delle Assicurazioni.

Grazie ai pensatori solidarismi, che affermarono la solidarietà come concetto normativofacoltativo, si sviluppò il Diritto cooperativistico, il Diritto sindacale e il Diritto dei Contratti. e non più

 

 
 
 

scrivo...penso

Post n°67 pubblicato il 27 Settembre 2011 da cristianodisinistra

Nell'era del faccialibro ci sentiamo così aperti, schietti, vuoti, che alla fine s'ha voglia di tornare ad essere solo una voce... senza faccia, solo libro...

solo parole....mi sono riletto qualche pagina addietro, qualche discussione avuta con i vari tifosi di questo e quell'altro schieramento politico e devo dire, senza presunzione, che mi sono piaciuto... a volte, rileggendo certi passaggi mi sono sembrato anche intelligente, sebbene sia vero e non dev'esser mai dimenticato, che può capitare che una collina di fronte al mare si senta una montagna altissima... così, nelle discussioni uno può sembrare intelligente perchè di fronte...non ha granchè.... ma insomma...diciamo che ogni tanto mi fa voglia di scrivere...

del resto io sono un malinconico...e questa cosa, questo blog, mi porta un po' al passato...

è un po' come la chatta, sul sito di macchianera, in disuso e ormai vecchia!...(e la cazzo di password che adesso non trovo più)

sicchè diciamo che vorrei scrivere, riprendere certi fili... seppur devo ammettere che oggi, al contrario di ieri, ho sempre meno voglia di parlare di politica...

cioè di giustizia... cioè di maiale...insomma, di ciò che fanno quell idi quella casta che ci governa...puttane, corruzione, mafia e leggi per loro....

ma sono stanco, siamo stanchi, perchè ormai permettiamo loro di tutto...

io non sono cambiato, sono sempre cristiano, sempre di sinistra, perchè un cristiano non può essere diversamente... come fai ad essere cristiano ed ssere capitalista ?!?!? sono contraddizioni in termini, e c'è voluta la patonza berlusconiana di turno ...la de nicolò a farci capire bene il messaggio della nuova schiera berlusconiana... la definirei il prodotto ultimo di un certo modo di pensare che da una ventina di anni si stava formando (quando qualcuno mi diceva che per essere imprenditori di un certo livello, come il "nuovo" che avanzava, silvio, era ovvio delinquere, era fisiologico dare bustarelle, evadere il fisco... era anche moralemente accettabile..o iniziava ad esserlo)

ora siamo arrivati a questi ultimi prodotti del berlusconismo, secondo cui, il fine, il lusso, il bene proprio è l'importante, si passa sopra alla mamma, come ha detto la de nicolò, se vuoi 30000 euro al mese ti devi vendere ti devi mettere incampo,.. ma in italia, dice lei, c' questa idea moralista cristiana, questa morale di sinistra!

cristianesimo e sinistra messi sullo stesso piano moralmente...

per assurdo i prodotti del berlusconismo si stanno allontanando dalla chiesa... e forse la gente inizierà a capira proprio questo...il socialismo, quello vero, il solidarismo, sono correnti che sia avvicinano, queste sì, al messaggio d'amore di Cristo... non certo il capitalismo, non il nazionalismo sfrenato che porta al razzismo!

il berlusconismo e con esso un certa destra (certa... perchè la vera destra è tutt'altro ed è sicuramente più sana di questa malattia che da 20 anni ha infettato l'italia) stanno forse ribaltando dei concetti che in italia non abbiamo mai capito... ma forse proprio a questa implosione che sta avvenendo, morale, politica ed etica, potremo forse capire...


mi fermo...

e tutto ciò non è politica!

per il resto la mi vita va, sempre meglio, la mia famiglia s'è allargata, ho ampliato i miei confini, ho allargato il mio amore... sono un padre ed un marito e sono felice....

lavoro, e a tempo perso disegno...mentre disegno canto e rifletto...ultimamente cambio più pannolini e uso meno la matita... ma è bellissimo...

a presto!

 
 
 

....e a sta zitti s'è già detto tutto...

Post n°66 pubblicato il 12 Marzo 2010 da cristianodisinistra
 

 
 
 

pronto acchiappafantasmi... sì, siamo tornatiii

Post n°65 pubblicato il 02 Marzo 2010 da cristianodisinistra

non so per quanto, non so come e non so nemmeno perchè...

nell'era del faccialibro e dei socialnetwork... ritrovarsi a scrivere qui su questo foglio bianco... per il solo gusto di scrivere... sapendo che nessuno leggerà mai... sapendo che in pochi leggeranno e difficilmente, tali, saranno ex-compagni di scuola, ex-amanti, ex colleghi di lavoro... ex o attuali qualcosa o qualcos'altro....

brrrrrrrrrrrrrrr

brivido...

brivido al pensiero che, in realtà, dei miei ex compagni di scuola ho una considerazione talmente bassa che forse è un bene  ... e poi...

le foto, il nome e cognome.... il profilo reale... son tutti filtri che distraggono dal significato delle parole...

qui invece, ho sempre e solo dato importanza alle parole... allo scritto alle idee alle mie ideologie....

Stasera avevo voglia di scrivere; mi son riletto tutti i post di questo blog...mi son riaffacciato alla passata/recente vita politica italiana.... giusto per ricordarmi del perchè oggi, per colpa del governo dell'imperatore corruzione, siamo in una situazione drammatica...

ma credo ci sia stato un tracollo da un anno a questa parte....

abbiamo assistito agli show inconcludenti del brunetta e della gelmini che stanno cercando di uccidere la cosa pubblica... ogniuno per le proprie incompetenze....

stiamo assistendo  al palesarsi di una situazione cristallizzata ormai da anni in italia ma che negli ultimi mesi è venuta fuori...a galla (e come altre cose che galleggiano, anche questa puzza)... già: l'italia è un paese corrotto...

no?!?!? ma dai?!!!!

eppure, in realtà, c'è ancora chi si scandalizza del fatto che la casta dirigenziale in italia abbia sempre governato grazie alla corruzione e col favore della mafia....sì...

c'è chi si scandalizza.. ma molti... i soggiogati da re silvio, giustificano dicendo che "a certi livelli è normale" " non si potrebbe fare altrimenti"....

ciò significa che la corruzione è arrivata  a colpire pure le coscienze...sgretolando quel minimo di senso civile-sociale-solidale che ci poteva essere...

.... mi fermo... riprendo domani....

o dopodomani...

così.... in libertà!

la pace sia con voi!

 
 
 
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Data di creazione: 05/03/2008
 

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