STRISCE BIANCONERE

Il giorno dopo la disfatta


Cosa è successo in soli tre gior­ni? Com’è possibile che la meravigliosa Juventus di mercoledì sera si sia suicida­ta con un finale di partita di pura follia e cedevolezza? Questione di testa, di gam­be, di schemi e sistema di gioco, di singo­li e collettivo: una sconfitta, tante spiega­zioni. Forse è meglio mettere ordine.LA TESTA - La Juventus che ha travolto la Sampdoria aveva ritrovato il coraggio e la convinzione nei propri mezzi che do­vrebbe avere. Scacciati i fantasmi delle prestazioni precedenti, era uscito il carat­tere ed era stato determinante. Ieri la Ju­ventus ha iniziato bene, poi si è improv­visamente rivista la paura che l’aveva condizionata e frenata nella crisetta dei primi di ottobre. Il primo gol di Hamsik ha tirato indietro le lancette mentali dei bianconeri. I problemi, dunque, sono an­cora quelli: ci vuole più coraggio, più sicu­rezza, più convinzione. Non bisogna aver paura della rimonta avversaria quando si è in vantaggio, perché è il modo migliore per contribuire a realizzarla. Ancora più grave, poi, è l’autodenuncia di Trezeguet che ha ravvisato una eccessiva tranquil­lità dopo il 2-0. Sedersi è il più inammis­sibile degli errori mentali.LE GAMBE - Con la testa, però, sono ve­nute a mancare pure le gambe: nella ri­presa alla squadra di Ferrara è venuto a mancare lo spunto, soprattutto nella fase difensiva. Una Juve nuovamente opaca e poco reattiva: il contrario di mercoledì. Questione di preparazione? In parte sì, ma attenzione, mercoledì la Juventus ha corso meglio, non di più. “Meglio” perché tutti hanno corso, tutti si sono aiutati, tut­ti avevano le idee chiare su dove andare e cosa fare. Ieri, nella ripresa, questa lu­cidità è mancata e con questa una più ef­ficace applicazione tattica.IL SISTEMA - Il 4-2-3-1 stava funzionan­do anche ieri sera. Meno dinamico per l’assenza di Sissoko, sostituito con Poul­sen, comunque solido nel reggere l’impat­to del Napoli e sufficiente a produrre due gol. Ma per far funzionare questa squa­dra non basta un’applicazione scolastica del sistema, c’è bisogno della rabbia e del­l’abnegazione agonistica che mercoledì ha travolto la Samp. Questa Juve se alza anche solo un poco il piede dall’accelera­tore non rallenta, si blocca del tutto. E co­sì è accaduto: qualcosa si è incrinato nel­la ripresa e il crollo è stato definitivo nel passaggio al rombo dell’ultimo quarto d’o­ra (via Poulsen dentro Amauri), in cui gli equilibri tattici sono saltati definitiva­mente.GLI UOMINI - Ma salta anche agli occhi la differenza di rendimento di alcuni gio­catori: dov’è finito il Diego ispirato e ispi­ratore? Perché Melo è tornato un perico­loso perdi-palloni? Come mai Trezeguet è sparito dopo il gol? Se oltre agli infortuni (la sequenza allungata dal colpo a Camo­ranesi di ieri sera è ormai paradossale), Ferrara deve incassare le defezioni vir­tuali di quelli che stanno bene, diventa tutto più difficile. Il tutto senza parlare dell’incredibile voragine a destra dove Grygera non è in grado di giocare se non in un copertissimo 4-4-2 e le alternative latitano (qualcuno ha notizie dei lungode­genti Salihamidzic e Zebina?). E in que­sto caso il buco va coperto sul mercato.LA SPERANZA - Oggi Ferrara ha analizzato la sconfitta e ha cominciato a preparare la partita di martedì con il Maccabi (e fallire a Tel Aviv sarebbe assai più fatale). Cosa può fare questa squadra lo si è visto mercoledì, perché non lo ha rifatto ieri deve scoprir­lo Ferrara nei prossimi due giorni, ma non è tutta nera la situazione. Non anco­ra per lo meno.(Tuttosport)