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STRISCE BIANCONERE

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StratoJuve

Post n°359 pubblicato il 01 Novembre 2010 da goblins76
 

Dopo un periodo più o meno lungo di assenza...dalle grandi partite che contano, riecco la signora nostra bianconera aggredire senza timore gli avversari più temibili come il milan di mister Allegri.Non capiamo quali siano i limiti reali della Juve. Partite come quella vinta a San Siro contro il Milan lasciano però il segno in una stagione. Questa è una squadra imperfetta, discontinua, probabilmente povera di talento puro per raggiungere i tetti del grande calcio internazionale, però ha imparato a lottare con una mentalità antica e a volte esaltante, molto delneriana. Il 2-1 è stato strappato con i denti da una formazione quasi surreale, soprattutto in difesa dove Pepe si inventava terzino per necessità: è stata una Juve più forte delle avversità e dei difetti, comunque diversa dalla volatilità del Milan che avrebbe dovuto piallarla ed è piombato in un'altra notte disastrosa, diversa ma in certi aspetti simile a quella di Madrid. La faccia di Silvio Berlusconi, in tribuna, esprimeva il desiderio di riprendersi in qualche modo da quest'altro stress.

L'espressione di Alessandro Del Piero dopo il gol della vittoria e poi al fischio finale rappresentava invece la gioia per una prestazione quasi epica. Il Milan è partito con il piglio di chi non fa prigionieri. Dopo 28 secondi Ibrahimovic inventava un tocco breve in area per Pato su cui la difesa bianconera rimediava in qualche modo. Lo svedese recitava la parte dell'ex avvelenato, anche se di quella Juve non c'è quasi più nulla: tra il 7' e il 9' Ibra colpiva l'incrocio dei pali da fuori area e impegnava Storari a terra con una puntonata da giocatore di calcetto. Pareva la prefazione a un libro già letto: il Milan più talentuoso e più sano che sbrindella un'avversaria rabberciata, senza Krasic, senza punte di peso e in ultimo senza Chiellini, bloccato nel prepartita da un dolore al polpaccio.

Invece i rossoneri non arrivavano al primo capitolo del romanzo. Abbandonati da Pirlo che sbagliava ogni apertura, i milanisti non trovavano idee dal popolo dei mediani mentre il trio Pato-Ibra-Binho scompariva nei propri diminutivi e birignao. La Juve prendeva fiato e campo. Chiudeva bene in difesa dove Legrottaglie pareva quello di tre anni fa, intercettava i palloni giocati dal Milan con insospettabile imprecisione. In attacco c'era un problema di leggerezza. Chi portava palla avanti (e senza Krasic era fatica) quando alzava la testa scorgeva poco di bianconero nell'area milanista. Eppure una squadra senza arieti arrivava al gol con una combinazione aerea al 24'. De Ceglie crossava benissimo e Quagliarella in sospensione su Antonini colpiva di testa: la deviazione non era forte ma precisissima. Imparabile. Cinque minuti dopo, il rasoterra velenoso di Del Piero metteva altro panico in Abbiati.

Come al «Bernabeu» il Milan esibiva un suo difetto: si perde nelle difficoltà, è un gruppo di calabraghe (con le dovute eccezioni come Nesta e Gattuso) che stenta a resettarsi. La Juve ha un altro carattere. Il modello è diventato Felipe Melo, l'uomo più disperante della passata stagione. Ogni tanto scivola in vecchie abitudini, come nel secondo tempo quando ha accentuato gli effetti di una spinta di Papastathopoulos, nell'insieme però è come avere due guardiani a centrocampo. Una Juve di lotta e lo diventava ancora di più quando saltava via De Ceglie, vittima di uno scontro durissimo e involontario con Bonera: il milanista usciva in barella ma lo rimpiazzava Abate, un pari ruolo, mentre Del Neri guardava la panchina e non trovava cambi adeguati. Doveva azzardare Pepe, un esperimento che 10 giorni fa aveva escluso di poter tentare. Pepe l'avrebbe ricompensato con una prova di impegno commovente, sporcata soltanto dalla mancata marcatura di Ibrahimovic sul gol.

La ripresa era un fuocherello milanista in avvio. Al 6' Ibra calciava di forza e prendeva la faccia di Melo. Dal possibile pareggio si passava al 2-0. Un lancio lungo di Pepe metteva Sissoko, entrato per l'infortunio di Martinez, in vantaggio su Antonini: Sissoko non prendeva la palla ma aveva la prontezza di servirla a Del Piero per una botta chirurgica nell'angolo basso. Cominciavano le barricate. Il gol di Ibra di testa, il primo alla sua ex squadra, non bastava a svellerle.

Sono mancato da questo blog da agosto e non sempre penso che potrò aggiornarlo, ma dopo partite come queste niente mi può impedire di scrivere due commenti e godere con voi amici Bianconeri di queste vittorie..strameritate...VAI COSì JUVE!!

 
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PRIMO GOAL

Eri poco più di un ragazzo quando ti buttarono dentro al tuo primo campo di calcio di serie A.

In quel momento, quando il Trap ti disse:"Dai, scaldati che tocca a te", tu non sapevi che pensare, un groppo in gola, le gambe che tremavano, ma ti facesti coraggio.

Alzarsi dalla panchina e iniziare il riscaldamento, una corsa verso l'ignoto.

Pensasti a tuo padre, a tua madre, al fratello che ti aveva sempre sostenuto, ai tuoi amici più cari ai quali sarebbe venuto un'infarto nel vederti entrare in campo, ma  dopo c'era solo l'ignoto.

Non sapevi a cosa seresti andato in contro dentro quel campo da calcio, eppure il terreno di gioco l'avevi calpestato migliaia di volte, in quel momento ti sembrava fosse la prima volta che ti capitava di giocare...

Pensare a cosa fare, a come doverlo fare, pianificando tutto nei minimi dettagli, e  poi l'arbitro fischiò…toccava a te.

Baggio ti sorrise e  strizzò l'occhio, Moeller ti guardò impassibile, Ravanelli ti battè il 5..:"e adesso?.....cosa ne sarà di me", ti chiedesti?...Dribbling di Julio Cesar, palla a Marocchi che dà subito a Baggio,il quale lancia la palla in profondità, sui tuoi piedi..Goal..si Goal...non sapevi cosa fosse...gioia, emozione...cuore gonfio di sentimenti che passano veloci confusi nella mente e nell'animo che sembra poter volare

 

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