Nuvola di passaggio

Ma il coraggio di essere un uomo quello ancora non c'è


Vado a consegnare la domanda per lavorare all'estero in un orfanotrofio, consegno tutta la documentazione. Poi mi rivolge la fatidica domanda: "dove vorresti andare?". Inizio a parlare del mio passato, della mia passione per l'informatica, seguita dalla mia crescita personale, parlo dei miei desideri. Rimane a bocca aperta: "ti ammiro, ma io non posso consigliarti. Posso aiutarti ad escludere solo alcuni paesi". Prende la lista e iniziamo ad escludere in base a tutto quello che ho detto: rimangono circa 10 stati al mondo. Prendiamo appuntamento per il colloquio, mi chiede di tornare con il luogo già scelto, o al massimo più di una località.La saluto e torno a lavoro. Controllo il pomeriggio tutte le attività, tutte uguali, quasi monotone, dove le persone sono usate come operai sociali. Niente di indignitoso, per carità, ma non mi dicevano niente. Scelgo quindi una località molto estrema: ragazzi totalmente soli o non accettati o scappati da altri istituti vengono accolti; si costruiscono una casa con le loro mani e coltivano con gli altri; imparano un mestiere sperando un giorno di potersi fare una famiglia nella casa costruitasi. E' un progetto difficile, ma sono perfetto per stare con loro.Eppure inizio a pensare che sono 90. "Sono tanti! Forse non sono in grado...", mi prende il timore. "Sarei in grado di amare una donna e dei figli miei, ma 90! Non sono pronto". Inizio a pensare come se stessi per sposarmi, tra mille dubbi, tutto è confuso, rimango così per ore. "Sono tra i peggiori, hanno bisogno di tanto...posso dare tanto...anche a 90 persone? Sono un uomo, posso farlo, sì che posso...però se non fossi capace?". Dopo ore tra pensieri e sentimenti divaganti, arrivo alla fine, rendendomi conto della mia ingente inadeguatezza presente: "io non ho il coraggio di essere un uomo, lo sono diventato, ma non riesco ad esserlo. Un momento, non ho il coraggio di esserlo qui! Qui non ho la possibilità, lì ce l'avrei. No! Ha ragione Anna, qui ho la possibilità, solo che non voglio. Non voglio farlo saltuariamente, ma dedicarmi a tempo pieno. E' solo una questione di coraggio allora. Non mi sento pronto. Però dall'altra parte cos'ho? Rimanere a piangere in camera mia perché non ho le condizioni per essere uomo". Vado al pub e prendo un super-alcolico per assopire l'amarezza del mio dubbio. Nessun amico, nessuno che canti, come se tutto fosse programmato per me: solo nei miei pensieri con il mio bicchiere."Tra le due preferisco credere di essere pronto e rischiare, piuttosto di rimanere in questa vita opprimente. Se questa società fosse pronta per me io sarei rimasto. Non so però se dall'altra parte saranno pronti, spero però che quelle 90 persone, vedendo l'amore che riesco a dare loro, non abbiano paura come tutti, ma quella paura si trasformi in ammirazione"