Solo Gesu' Libera

SE AVESSI UN PASTORE (2 Parte)


ESSERE ASSIDUO ALLE RIUNIONI DI CULTO Non vorrei mai mancare a quello che, oltre ad essere un appuntamento con Dio è anche un appuntamento col pastore; io so che un servo di Dio non manca mai alle riunioni ed io vorrei dargli sempre la consolazione della mia presenza. Quando un pastore sale sul pulpito, conclude con quest’atto solenne l’attesa ansiosa che lo ha tenuto in preghiera davanti a Dio nel corso della giornata; egli ha chiesto ispirazione, guida, luce, potenza; ha domandato quel cibo che viene dal cielo e che serve per i bisogni del popolo. Trovarsi poi, più o meno inaspettatamente, davanti ad una sala grigia e di fronte a dei banchi vuoti rappresenta la circostanza più deprimente, che si possa presentare a colui che ha onestamente cercato dì "apparecchiare un convito", ma non vede giungere gli invitati. Se avessi un pastore, vorrei, anche per essere d’incoraggiamento al suo ministerio, mettere il Regno dei Cieli avanti ad ogni cosa e quindi, nel giorno e nell’ora designati per le riunioni, procaccerei di dimenticare tutte le mie preoccupazioni profane o sociali e vorrei anche superare tutte le difficoltà ordinarie o straordinarie, per essere nella "casa di Dio" assieme al servo del Signore. Molti cristiani riservano alle riunioni di culto solo il tempo libero delle belle giornate, quando non hanno nulla da fare e il cielo è sereno, sono pronti a trascorrere un’ora di "distrazione" nella comune radunanza, ma quando hanno impegni sociali, affari materiali o forse un piccolo raffreddore, oppure quando il vento soffia e la pioggia scroscia, dimenticano facilmente che il bene dell’anima e le realtà dello Spirito dovrebbero essere poste sopra ogni altra cosa. Questi cristiani a metà danneggiano la loro vita, ma di riflesso turbano ed ostacolano il ministerio, perché un pastore, che è costretto ad esercitare il suo servizio nel mezzo della defezione generale, non può non avvilirsi nell’espletamento del proprio compito. Non è vero che l’assenza passa inosservata e non è vero, come pensano alcuni, che il pastore non si accorge che alcuni mancano, perché non soltanto i vuoti desolanti rappresentano una dura ed eloquente testimonianza, ma anche il silenzio che segue all’appello, che il pastore fa immancabilmente nell’intimo del proprio cuore, costituisce una denuncia per una chiesa indifferente. Il servo di Dio pensa a tutti gli assenti, passa in rassegna la loro vita e scandisce dentro di se i loro nomi. Quando questi nomi aumentano ed aumentano di numero, il cuore del ministro ne avverte il peso opprimente e si scoraggia. Io vorrei, perciò, trovarmi sempre al mio posto e, sopratutto, non vorrei mancare alle riunioni, che più facilmente possono essere disertate dalla massa: mi riferisco particolarmente alle riunioni di preghiera, dove vorrei essere al fianco del mio pastore, perché potesse vedere che altri sentono con lui il bisogno di cercare l’assistenza divina e perché potesse essere consolato nel constatare che non tutti hanno lasciato cadere l’esortazione rivolta dal pulpito di raccogliersi e stringersi davanti a Dio. Un pastore onesto, realmente desideroso della prosperità della chiesa, non manca di volgere un costante appello al popolo per l’esercizio della preghiera. In tempo di crisi quest’appello è sistematicamente ignorato, ma le diserzioni non ricadono soltanto sopra i cristiani, che le consumano, anzi, anche sopra il pastore, che deve assistere col pianto nel cuore allo spettacolo dell’indifferenza e dell’insensibilità di un popolo, che non sa più rispondere all’esortazione affettuosa, che è poi l’esortazione misericordiosa di Dio.