Creato da frattale58 il 06/04/2012

il vecchio prof

«Quando miro in cielo arder le stelle; Dico fra me pensando: A che tante facelle? Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito seren? che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?»

LETTERA A DANTE

 

AREA PERSONALE

 
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Allora quando il lavoro è finito

(e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciar più spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello);

quando ci si alza dai tavoli delle cene perché gli amici non bastano più;

quando non basta più nemmeno la figura della madre (con cui, magari s'è ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d'odio e d'amore)

e si resta lì, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che è negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo,

comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro;

di trovare un "qualcuno"; quel "qualcuno" che ci illuda, fosse pure per un solo momento, del poter distruggere e annientare quella solitudine;

di poter ricomporre quell'unità

lacerata e perduta.


G.Testori

su L'Espresso 1975

 

LA GOCCIA

 

 

« IL MESSAGGIO DEL PAPA AL MEETINGCHI AMA IL MISTERO E' I... »

L'INFINITO, QUI E ORA, NELLE COSE DELLA VITA

Post n°39 pubblicato il 20 Agosto 2012 da frattale58

Prima parte dell'articolo di Claudio Magris

apparso sul Corriere della sera di oggi.

 

<< Tutte le immagini – dice una poesia di Montale – portano scritto: “più in là “ >>.

È questo oltre, questo << più in là >> che dà senso a ogni concreta realtà finita.

 

I nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre azioni, la nostra esistenza non si limitano alla loro particolarità; si collocano in una dimensione infinitamente più grande che li avvolge e conferisce loro significato.

Così come un sorriso non esiste da solo, ma nel volto e nella bocca in cui nasce, nella persona in cui fiorisce e nella persona o nelle persone o nelle cose cui si rivolge e che non sono staccate da noi, ma fanno parte del campo di energie della nostra vita.

La Via Lattea, quando la vediamo nelle notti serene, ci sembra lontana, altra da noi, ma invece siamo anche noi in essa, siamo anche noi Via Lattea.

 

La nostra finitezza è inesorabile e forse non possiamo occuparci d’altro, ma essa non basta ed è un’illusione delle nostre abitudini e dei nostri pregiudizi che essa sia tutto.

Questo senso di ciò che trascende la nostra immediatezza è religioso, ma non ha necessariamente bisogno di una fede precisa.

 

In uno splendido saggio, Horkheimer – marxista critico, padre insieme ad Adorno della Scuola di Francoforte e del pensiero negativo – parla del mondo finito come dell’unico mondo di cui si possa avere conoscenza, ma rimanda pure a un << irriducibilmente Altro >> che non si può analizzare, ma non si può espellere dall’orizzonte della mente e del cuore umano.

 

Non so come si possa definire questo Altro: Dio, l’infinito, forse pure con altri nomi.

Anni fa un eminente fisico mi disse che la scienza stava distruggendo gli infiniti.

Non sono in grado di capire ciò che significhi, ma non credo che ciò possa cancellare la verità espressa in Leopardi, verità oggettiva, che coglie il rapporto dell’individuo con il Tutto in cui vive e che sostanzia la sua stessa esistenza.

 

Senza questo senso concreto dell’oltre, non esiste veramente niente e niente può essere vissuto, patito goduto.

 

Basta uno sguardo, in cui nell’amore si accende improvvisamente qualcosa d’altro, per farci capire che la nostra esistenza non finisce ai confini del nostro corpo, dei nostri interessi, delle nostre paure.

 

Anche l’aprirsi a un altro nell’amicizia varca e trascende le misere frontiere dell’io.

 

Viviamo anche senza saperlo e senza volerlo, in quest’oltre, come i pesci nel mare.

Non avere questa consapevolezza impoverisce la vita, l’Eros, l’avventura. …….

 
 
 
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...per certa gente

è serio il problema dei soldi,

è serio il problema dei figli,

è serio il problema

dell'uomo e della donna,

è serio il problema della salute,

è serio il problema politico:

tutto è serio

eccetto la vita.

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Chiedete a un padre

se il miglior momento

non è quando i suoi figli

cominciano ad amarlo

come uomini,

lui stesso, come uomo,

liberamente,

gratuitamente....

quando i suoi figli

cominciano a diventare uomini

.... E lui stesso, lo trattano

come un uomo libero..

Peguy

 

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