Ho sempre avuto il vizio di armarmi di matita prima di leggere un libro,qualsiasi libro fosse,per sottolinearlo,forse perché gia prima di leggerlo so già che troverò parti interessanti che mi colpiranno o che mi possano riguardare e in un certo senso è così,ogni libro ha la sua anima che rispecchia quella dell’autore altrimenti i libri si scriverebbero da se,probabilmente è questo che mi incuriosisce sempre,finisco i libri sempre in un tempo breve,probabilmente per soddisfare quel qualcosa che non so definire ma che provo ogni volta che inizio un libro e quando è finito quasi mi dispiace perché penso che poteva terminare in altro modo,che la storia non era ancora finita. Il libro che ho divorato in due giorni mi è stato regalato da una persona davvero speciale e che senza che lo avesse mai letto ha proprio azzeccato tutto! KITCHEN (Banana Yoshimoto) "Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina..." Così comincia il romanzo di Banana Yoshimoto, Kitchen, pubblicato con grande successo in Italia in prima traduzione mondiale da Feltrinelli (1991). E' un romanzo sulla solitudine giovanile. Le cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, che riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la grande trovata di Banana è che la famiglia si possa, non solo scegliere, ma inventare. Così il padre del giovane amico della protagonista Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all'attenzione del pubblico italiano mostrando un'immagine del Giappone completamente sconosciuta agli occidentali, con un linguaggio assai fresco e originale che vuole essere una rielaborazione letteraria dello stile manga. Tracce del libro[…]C’era nel suo sorriso una tale freschezza che non riuscivo a staccare lo sguardo da lui. I suoi occhi mi sembravano vicinissimi mentre stava lì,in quell’ingresso che mi era così familiare. Ma doveva essere anche il fatto di sentirmi chiamare per nome all’improvviso.“hmm…allora va bene,vengo.”Lo so,poteva essere l’insidia di un diavolo. Ma lui era così cool. Sentii che potevo fidarmi. Nell’oscurità che mi circondava apparve una strada,come sempre accade quando un diavolo ti tenta. Ma era bianca,luminosa,e sembrava sicura,perciò risposi sì.[…] […]Quanti anni avevo quand’ho capito che su quel sentiero buio e solitario l’unica luce buia era quella che io stessa avrei emanato? Anche se sono stata allevata con amore,mi sono sempre sentita sola. Un giorno o l’altro tutti si perderanno nelle tenebre del tempo e scompariranno. Ho sempre vissuto con questo pensiero radicato nel mio essere. Per questo il modo di reagire di Yuichi mi sembra naturale.[…] […]Quando mi innamoravo,io partivo sempre con un grande slancio,ma sentii che avrei anche potuto innamorarmi a poco a poco,in conversazioni come quella,come quando le stelle appaiono da qualche spiraglio in un cielo coperto di nuvole.[…] […]Era una notte silenziosa e solitaria che pareva quasi di poter udire il suono lontano delle stelle che attraversano il cielo. […]Conservo in me una sensazione indefinibile,che le parole potrebbero dissolvere. C’è ancora tanta strada. Forse nel susseguirsi delle notti e dei risvegli che verranno,uno dopo l’altro,anche questo momento diventerà un sogno.“Però,chi nella vita non conosce almeno una volta la disperazione e non capisce quali cose valgano veramente,diventa adulto senza aver mai capito che cosa sia veramente la gioia. Io sono stata fortunata” disse. Sono molti i giorni in cui tutto va così male che la vita sembra un incubo,in cui la strada da percorrere ci appare così ripida che si vorrebbe distogliere lo sguardo….neanche l’amore può aiutare.[…] […]Diventerò grande,accadranno tante cose e toccherò il fondo molte volte. Soffrirò molte volte e molte volte mi rimetterò in piedi. Non mi lascerò sconfiggere. Non mi lascerò andare.[…]Il pensiero che ci sarebbe stato un domani,e poi un dopodomani,e poi una settimana,non mi era mai sembrato tanto insopportabile. Continuare a vivere nei giorni avvenire con quella sensazione di sconforto totale,mi ripugnava. […]Ma quando capii che nemmeno questo serviva a rendere la vita più sopportabile,diventai anche io un’adulta come tutti gli altri,capace di conciliare le cose più atroci con la vita di tutti i giorni. Era solo così che vivere diventa più facile. […]Ognuno vive solo come sa. Felicità è anche non accorgersi che in realtà si è soli. Non è mica un cosa da disprezzare….Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo. Per questo è così la mia vita. A volte nel buio,mi avvicino,passo a passo,verso l’orlo di un precipizio,ma se sbuco su una strada maestra tiro un sospiro di sollievo. Anche quando penso di non farcela,conosco la bellezza della luce della luna,lassù. Una luce che penetra nell’anima.[…]…Io e Yuichi a volte siamo saliti sino in cima a una scala sottile,nelle tenebre più nere,e da lì abbiamo spiato il calderone dell’inferno. Guardavamo quel mare di fuoco incandescente ribollire,con il fumo che ci colpiva il viso quasi fino a farci perdere i sensi. Per ognuno dei due l’altro era sicuramente la persona più vicina al mondo,l’amico insostituibile. Tuttavia non ci tenevamo per mano. La nostra natura ci spinge a reggerci in piedi da soli,per quanto disperati possiamo essere. Però quando vedo il suo profilo inquieto illuminato dal fuoco abbagliante,penso:ma si forse questa è l’unica cosa vera. Non potevamo dirci una coppia,nel seno che la parola ha di solito,ma in un significato ancestrale lo eravamo: eravamo l’uomo e la donna[…] I nostri sentimenti viaggiavano in un’oscurità circondata di morte,e stavamo per affrontare una curva delicata tenendosi stretti. Forse,superata quella curva,avrebbero cominciato a separarsi prendendo strade diverse. In questo caso saremmo rimasti sempre solo amici[…] […]…Ognuno di noi pensa di poter avere molte strade e di poter scegliere da sé. Ma forsesarebbe più esatto dire che sogna il momento di scegliere. Anche per me è stato così. Ma ora lo so. Lo so con tanta chiarezza da poterlo mettere in parole. La strada è sempre decisa,non però in senso fatalistico. Sono il nostro continuo respirare,gli sguardi i giorni che si succedono a deciderla naturalmente. Così a qualcuno può capitare di trovarsi,come se fosse la cosa più normale del mondo,in pieno inverno dentro una pozzanghera su un tetto in un paese sconosciuto,a guardare il cielo notturno insieme ad un katsudon. […]Lo so con certezza. Era il cristallo scintillante dei tempi felici,riaffiorando all’improvviso dal sonno profondo della memoria,che ci aiutava ad andare avanti. Il profumo di quei giorni tornava a spirare nella mia anima come un fresco soffio di vento.[…] I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre,pulsando dolorosamente insieme al tempo che passa. MONNLIGHT SHADOW […]Sia io che Hiiragi in quei due mesi avevamo acquistato un’espressione che nessuno dei due aveva prima. L’espressione di chi combatte con se stesso per non pensare alle persone perdute. Un’espressione che consapevolmente assumi quando brancoli nell’oscurità e a ogni ricordo la solitudine ti assale.[…] […] Ripensando a quell episodio mi accorgo che il destino era una scala e che in quel momento non potevo saltare nemmeno un gradino. Mancare qualche scena sarebbe stato molto più facile ma non mi avrebbe permesso di salire fino in cima. Forse a farmi muovere era una luce dentro l’anima che moriva. Un luccichio nel buio senza il quale,pensai,sarei riuscita a dormire meglio. […]Come avrei voluto raggiungere,il più presto possibile,il momento in cui i ricordi sarebbero stati solo ricordi! Ma per quanto potessi correre,la distanza era enorme,e se pensavo a quello che mi aspettava,la solitudine mi dava i brividi. […]Quando eravamo abbracciati conoscevo parole che non erano parole. Mi sembrava straordinario stare così vicino a qualcuno che non erano i genitori,qualcuno diverso da me,un altro. Nel perdere le sue mani,il suo petto,sentivo di aver toccato quello che nessun uomo vorrebbe mai conoscere,la disperazione più atroce che uomo possa mai incontrare.[…] […]”Il raffreddore,sai” disse Urara con voce calma,abbassando lievemente le palpebre,”adesso è nella fase peggiore. Stai così male che preferisci morire. Però forse a questo punto non può peggiorare. Ogni persona ha limiti che non possono essere oltrepassati. È vero,in futuro il raffreddore ti potrebbe tornare,in una forma forte e altrettanto grave,ma se tieni duro forse non accadrà più per tutta la vita. È così che funziona. Puoi considerare,se torna,dire a te stessa:’beh,ci risiamo di nuovo?’ e tutto diventa molto più facile.” Mi guardò sorridendo,la guardavo con gli occhi spalancati. Aveva parlato veramente del raffreddore? O che altro voleva dire? […]” Vorrei essere felice. Più della fatica di continuare a scavare nel fondo del fiume,mi attira il pugno di sabbia dorata che ho trovato. Vorrei che tutte le persone che amo fossero più felici di quanto non siano.Hitoshi.Non posso più rimanere qui. Momento per momento vado avanti. È il flusso del tempo che non si può fermare,non posso farci niente. Io vado.Una carovana si ferma e l’altra riparte. Ci sono persone che potrò incontrare ancora,altre che non rivedrò più. Persone che passano senza che io me ne accorga,persone che incrocio appena. Man mano che li saluto,ho la sensazione di diventare più pura. Devo vivere guardando il fiume che scorre. Prego con tutto il cuore che l’immagine della ragazza che ero resti sempre al tuo fianco.Grazie di avermi salutato agitando la mano. Grazie di avermi salutato agitando la mano molte,molte volte.