Dunque, era notte e l'acqua nelle pozzanghere gelata.Dopo aver toccato i 3500 metri del passo vero e proprio, inizia la discesa.Primo avamposto militare kirgizo, primo controllo al passaporto e prima mancia allo sbirro di turno che data l'ora, le 4 del mattino, stava dormendo. Alza la sbarra e passiamo, arrivando dopo poco alla vera e propria dogana e ad un secondo controllo del passaporto.Siamo ora in un grande pianoro battuto da venti gelidi e popolato da innumerevoli camion, alcuni vivi, la maggior parte ridotti a carcasse.Riposiamo per poche ore in una stamberga per camionsiti kirgizi, cinesi e ubzeki. La camera che ci danno e' appena stata liberata penso per noi: letti sfatti, i resti della cena sul tavolo, mozziconi di sigaretta ovunque. Per vetri dei fogli di nyoln. Si gela e non chiudo occhio.Al mattino si spalanca davanti a me un paesaggio da apocalisse post nucleare: carcasse di vagoni ferroviari usati come abitazione, immondizia ovunque, camion a pezzi e arrugginiti. Il tutto distribuito a cassaccio su questo altipiano a 3200 metri. Vedo anche dei bimbi e mi chiedo quale futuro avranno.Il cielo e' pero' terso e le montagne innevate all'orizzonte danno poesia al luogo. faccio un po' di foto per scoprire poi che e' zona militare. Le foto sono proibite (come se i satelliti nulla potessero ...)Ci accordiamo con il conducente di un minibus che per soli (!) 50 dollari a testa ci condurra' a Kashgar. Un terzo controllo dei passaporti sempre ad opera dei kirghizi e siamo nella terra di nessuno. Carichiamo gli zaini sul minibus e ci dirigiamo verso il confine cinese. Non prima di aver passato un apio di controlli di passaporto e bagaglio, preludio necessario al timbro di uscita dal Kirgizstan.E adesso tocca ai Cinesi.Controllo dei passaporti, controllo dei bagagli e dei passaporti e infine richiesta di un fantomatico libretto sanitario internazionale (ben inteso non necessario).Senza non si entra, ci fa capire lo sgherro cinese, a meno che ......Dieci euri aggiustano tutto!Ricarichiamo tutto sul minibus e arriviamo sempre percorrendo la terra di nessuno, ad un altro posto di polizia cinese. Un piccolo avamposto in mezzo al nullo e un soldatino cinese che finge da semaforo umano in mezzo ai venti gelidi.Bandiera rossa, ci fermiamo e stavolta tutti i bagagli sono aperti e frugati, in particolar modo quelli dehli uzbeki e quelli dei kirghizi. I militari cinesi ne approfittano per farsi qualche regalino con i bagagli degli asiatici e poi ci avviamo verso il vero confine cinese dove, dopo 4 controlli dei passaporti, entriamo finalmente in Cina.Per gli amanti della statistica i controlli sono stati in tutto 15.Dal minibus veniamo spinti in due fuoristrada dove non ci stiamo tutti ma le porte vengono chiuse a forza forzando tutte le leggi di natura di incompenetrabilita' dei corpi.E con la discesa verso l'oasi di Kashgar termina l'odissea del valico Kirgizstan- Cina.Il paesaggio e' sempre mozzafiato.In lontanza montagne innevate, piu' vicino terreno desertico dove pascolano liberi i cammelli battriani.
IRKESHTAM PASS - Parte Seconda
Dunque, era notte e l'acqua nelle pozzanghere gelata.Dopo aver toccato i 3500 metri del passo vero e proprio, inizia la discesa.Primo avamposto militare kirgizo, primo controllo al passaporto e prima mancia allo sbirro di turno che data l'ora, le 4 del mattino, stava dormendo. Alza la sbarra e passiamo, arrivando dopo poco alla vera e propria dogana e ad un secondo controllo del passaporto.Siamo ora in un grande pianoro battuto da venti gelidi e popolato da innumerevoli camion, alcuni vivi, la maggior parte ridotti a carcasse.Riposiamo per poche ore in una stamberga per camionsiti kirgizi, cinesi e ubzeki. La camera che ci danno e' appena stata liberata penso per noi: letti sfatti, i resti della cena sul tavolo, mozziconi di sigaretta ovunque. Per vetri dei fogli di nyoln. Si gela e non chiudo occhio.Al mattino si spalanca davanti a me un paesaggio da apocalisse post nucleare: carcasse di vagoni ferroviari usati come abitazione, immondizia ovunque, camion a pezzi e arrugginiti. Il tutto distribuito a cassaccio su questo altipiano a 3200 metri. Vedo anche dei bimbi e mi chiedo quale futuro avranno.Il cielo e' pero' terso e le montagne innevate all'orizzonte danno poesia al luogo. faccio un po' di foto per scoprire poi che e' zona militare. Le foto sono proibite (come se i satelliti nulla potessero ...)Ci accordiamo con il conducente di un minibus che per soli (!) 50 dollari a testa ci condurra' a Kashgar. Un terzo controllo dei passaporti sempre ad opera dei kirghizi e siamo nella terra di nessuno. Carichiamo gli zaini sul minibus e ci dirigiamo verso il confine cinese. Non prima di aver passato un apio di controlli di passaporto e bagaglio, preludio necessario al timbro di uscita dal Kirgizstan.E adesso tocca ai Cinesi.Controllo dei passaporti, controllo dei bagagli e dei passaporti e infine richiesta di un fantomatico libretto sanitario internazionale (ben inteso non necessario).Senza non si entra, ci fa capire lo sgherro cinese, a meno che ......Dieci euri aggiustano tutto!Ricarichiamo tutto sul minibus e arriviamo sempre percorrendo la terra di nessuno, ad un altro posto di polizia cinese. Un piccolo avamposto in mezzo al nullo e un soldatino cinese che finge da semaforo umano in mezzo ai venti gelidi.Bandiera rossa, ci fermiamo e stavolta tutti i bagagli sono aperti e frugati, in particolar modo quelli dehli uzbeki e quelli dei kirghizi. I militari cinesi ne approfittano per farsi qualche regalino con i bagagli degli asiatici e poi ci avviamo verso il vero confine cinese dove, dopo 4 controlli dei passaporti, entriamo finalmente in Cina.Per gli amanti della statistica i controlli sono stati in tutto 15.Dal minibus veniamo spinti in due fuoristrada dove non ci stiamo tutti ma le porte vengono chiuse a forza forzando tutte le leggi di natura di incompenetrabilita' dei corpi.E con la discesa verso l'oasi di Kashgar termina l'odissea del valico Kirgizstan- Cina.Il paesaggio e' sempre mozzafiato.In lontanza montagne innevate, piu' vicino terreno desertico dove pascolano liberi i cammelli battriani.