don't come knoking

Post N° 115


Mannaggia alla musica Tornavo a casa dal lavoro, non avevo con me quel trabiccollo che ficcato nel mangiacassette mi trasforma il lettore mp3 in musica per le orecchie prive di cuffia, e allora ho acceso la radio. Un giro di note inconfondibile ma che mi confonde sempre: Ron o Jackson Brown? Ron, questa volta si tratta di lui, un cantautore che non seguo da vent’anni (poi a casa leggendo sulla data di pubblicazione del disco, 1980, mi renderò conto della velocità del tempo che passa e che in realtà si tratta di ben 28 anni) e che adesso la maggior parte di noi non degna di uno sguardo. Una delle più belle cover di sempre fatta da un italiano, “Una città per cantare” che mi ha fatto riandare ai tempi della mia pre-adolescenza. L’adoelscenza è un’altra storia, storia di new wawe e post punk, ma qui si è prima. Le medie, i grandi in oratorio che suonavano e cantavano i cantautori e li facevano scoprire a noi più piccini, e poi questo giovanotto che “copiava” dagli americani, conosciuti solo indirettamente dalle canzoni di Guccini. E poi Q-Disc, gli stadi aperti alla musica, i tour storici: Dalla, Ron e De Gregori, I Nomadi (quelli veri) e Guccini, la Pfm e De Andrè, le triplette strane in tour per promuovere i famigerati Q-Disc (Renzo Zenobi, Goran Kuzminac chi se li caga ancora), i concerti accompagnati dal mio papà perché ero ancora piccolo per andare da solo (mi ricordo una volta in una caserma che ci avevano fatto andare quasi in prima fila forse scambiano il babbo per un ufficiale di un qualche corpo militare e mi ero visto da vicino Ivan Graziani e altri due Q-musicians di cui non ricordo più le generalità). Stasera è serata di ricordi. Sono a casa solo con Piera (la gatta), non ho da correre (un breve allenamento all’ora di pranzo giusto per muovermi un po’ dopo la maratona di domenica), e allora mi tiro fuori “Una città per cantare” e lo ascolto, è la quarta volta in questo momento…. un volta i dischi erano brevi, 8 canzoni e due facciate e li si interiorizzava in fretta. E poi sto disco era bello, cazzo se lo era. Allora era legato alle emozioni di quel tempo. Ora è ancora bello, sarà per i ricordi sbiaditi delle emozioni di allora, sarà perché molti anni prima del trapianto Ron è stato a quei tempi un bravo cantautore, sarà perché la cover di “The Road” era ed è bella per davvero, sarà per “aver 15 anni in meno” o forse più, non so ma stasera è così. Ho riscoperto un disco sepolto, ho riassaporato emozioni sepolte. E ora sono qui incerto sul da farsi…. mi sforzo e spengo la musica … ho un cofanetto di film di Kaurismaki … ho solo l’imbarazzo della scelta!