Al salone del gusto oggi si è giocato a differenziare. Più di quanto si faccia tutti i giorni a casa. Stavo gettando nella plastica un bicchiere (e nel fare ciò pensavo di essere un cittadino responsabile) quando sono stato richiamato perché, in quanto biodegradabile, quella plastica andava da un’altra parte. La bustina con le posate del pasto, al ristorantino irlandese, era anch’essa biodegrabile, ovviamente anche le posate lo erano. Cibi genuini, prodotti della terra, trasformazione ecocompatibile. Un salone a misura d’uomo e di ambiente. E’ bello constatare che la salvaguardia del Creato sta diventando una priorità. Poi penso ai 20 euri che si pagano all’ingresso e ai macchinoni parcheggiati al Lingotto. Lì non si tratta più di salvaguardia del Creato. Lì si tratta solo di fare bella figura col macchinone fico (di fianco alla mia, una Jaguar, tanto per intenderci). Qui, nel salone invece, di far bella figura come ambientalisti radical chic. E’ facile constatare che l’ambientalismo non è null’altro che una delle ultime mode. E che il vero l’unico ambientalista è il povero. E’ il basso consumo che salverà il mondo, la limitazione degli eccessi, il risparmio e il sapere recuperare. Cose che di diritto competono al povero. Il ricco nel suo vestito all’ultimo grido non può far altro che mangiare con le sue posate di plastica riciclabile, ma sta solo cercando di riciclare la propria coscienza. Null’altro. Il Salone del Gusto …. ‘na stronzata ….. Un po’ più là, nell’Oval, i poveri del mondo espongono a terra i loro prodotti. Svuotano i sacchi di plastica non riciclabile (sti zozzoni!) e fanno come fanno da secoli nei loro mercati. Seduti in basso…. vicino alla Terra Madre. Sembra una cosa bella, ma il pensiero che fa tutto parte di quell’immenso baraccone di Slow Food, mi dà da pensare. Dove starà l’inghippo?
Differenziamoci
Al salone del gusto oggi si è giocato a differenziare. Più di quanto si faccia tutti i giorni a casa. Stavo gettando nella plastica un bicchiere (e nel fare ciò pensavo di essere un cittadino responsabile) quando sono stato richiamato perché, in quanto biodegradabile, quella plastica andava da un’altra parte. La bustina con le posate del pasto, al ristorantino irlandese, era anch’essa biodegrabile, ovviamente anche le posate lo erano. Cibi genuini, prodotti della terra, trasformazione ecocompatibile. Un salone a misura d’uomo e di ambiente. E’ bello constatare che la salvaguardia del Creato sta diventando una priorità. Poi penso ai 20 euri che si pagano all’ingresso e ai macchinoni parcheggiati al Lingotto. Lì non si tratta più di salvaguardia del Creato. Lì si tratta solo di fare bella figura col macchinone fico (di fianco alla mia, una Jaguar, tanto per intenderci). Qui, nel salone invece, di far bella figura come ambientalisti radical chic. E’ facile constatare che l’ambientalismo non è null’altro che una delle ultime mode. E che il vero l’unico ambientalista è il povero. E’ il basso consumo che salverà il mondo, la limitazione degli eccessi, il risparmio e il sapere recuperare. Cose che di diritto competono al povero. Il ricco nel suo vestito all’ultimo grido non può far altro che mangiare con le sue posate di plastica riciclabile, ma sta solo cercando di riciclare la propria coscienza. Null’altro. Il Salone del Gusto …. ‘na stronzata ….. Un po’ più là, nell’Oval, i poveri del mondo espongono a terra i loro prodotti. Svuotano i sacchi di plastica non riciclabile (sti zozzoni!) e fanno come fanno da secoli nei loro mercati. Seduti in basso…. vicino alla Terra Madre. Sembra una cosa bella, ma il pensiero che fa tutto parte di quell’immenso baraccone di Slow Food, mi dà da pensare. Dove starà l’inghippo?