don't come knoking

In direzione ostinata e contraria


Centallo, il mio paese natio, è un piccolo borgo di 5000 anime frazioni comprese. Produzioni agricole, capannoni che crescono come crescevano i funghi sulle nostre montagne e poco altro. Un normalissimo paese della campagna piemontese in cui non succede mai nulla di interessante. Pochi forse gli danno valore e a volte me ne dimentico anch’io. Lo scordo con la consapevolezza di dimenticare una cosa che non mi sembra ancora vera adesso a distanza di anni. Anzi, proprio tutti questi anni e la piega che ha poi preso la storia, me lo rendono poco verosimile ora. Ma quanto era vero allora. Io ragazzino che ascoltava i più grandi suonare i cantautori sotto gli olmi del paese, aspettavo trepidante l’evento. Evento che era tale per quanto sentivo avesse valore per i grandi. Era per me un valore riflesso. Ma ne avvertivo l’importanza sentendo le sue canzoni senza forse capirle ancora bene. Ebbene si. Ha dell’incredibile ma è vero. Anno di grazia 1981, 28 agosto. Fabrizio de Andrè ha suonato nel piazzale della balera del mio paese. Era il tour dell’Indiano e c’era pure Massimo Bubbola. Perché abbia suonato qui rimarrà per me uno dei grandi misteri inspiegabili della storia del mondo. Ma lo ha fatto veramente. Questo è il mio primo ricordo di Faber. Il resto verrà dopo.