la Vita vera

Post N° 82


MEDJUGORJE: UN DIBATTITO TUTT'ORA APERTOInnanzi tutto occorre tenere ben presente un fatto: la Chiesa non può riconoscere un'apparizione finchè il fenomeno è in corso.Finchè durano le apparizioni può solo permettere i pellegrinaggi in forma privata, ma non può rischiare di approvarle perchè, fino a quando non sono terminate, non ha tutti gli elementi a dispozione per valutare i fatti.Ricordando che molte presunte apparizioni nell storia si sono rivelate false, la Chiesa ha il dovere di condurre approfonditi studi sugli avvenimenti, valutando i frutti (in particolare le conversioni) e la credibilità dei veggenti.Sui pellegrinaggi, che sono un fatto importantissimo per la vita spirituale dei fedeli e dei quali quindi la Chiesa non si può disinteressare né procrastinarne la cura a dopo il pronunciamento finale, i Vescovi hanno dichiarato: «Intanto i grandi raduni di fedeli di varie parte del mondo, che si recano a Medjugorje sospinti sia da motivi religiosi che di altro genere [ad esempio per ottenere guarigioni], richiedono l'attenzione e la cura pastorale, in primo luogo del Vescovo diocesano e -con lui- anche degli altri Vescovi, perchè a Medjugorje e, di concerto con essa, si promuova una sana pietà verso la B.V.Maria, secondo l'insegnamento della Chiesa. A tale scopo i Vescovi emaneranno anche speciali e idonee direttive liturgico-pastorali».La direzione del GK (Curia di Zagabria, Glas Koncila (GK=la voce del Concilio), aveva subito commentato positivamente la Dichiarazione della Conferenza Episcopale, dicendo: «Per i numerosi devoti di tutto il mondo, la presente Dichiarazione servirà -nell'ambito della loro coscienza- come una autorevole chiarificazione. In altre parole, coloro che d'ora in poi, sospinti da motivi religiosi, si recheranno a Medjugorje, da qui innanzi sapranno che questi loro raduni sono oggetto di una costante e responsabile cura da parte dei successori degli apostoli» (GK 5.5.91). Si capisce quindi che con tale Dichiarazione vengono meno tutte le riserve, che da più parti erano state espresse in merito ai pellegrinaggi non «ufficiali» a Medjugorje. Come un tempo a Lourdes e a Fatima i pellegrini accorrevano numerosi prima del pubblico riconoscimento di quei santuari- ed erano pellegrinaggi non ufficiali, anche se i pellegrini venivano assistiti da sacerdoti- così oggi a Medjugorje i pellegrini accorrono numerosi, in grandi gruppi o alla spicciolata, e sono tutti pellegrinaggi non ufficiali, pur essendo spesso assistiti da sacerdoti. Anzi, d'ora in poi la stessa Gerarchia con la Chiesa locale si impegnano ad organizzare e a fornire adeguata assistenza spirituale ai pellegrini. Tutto questo, perché «al di sopra di ogni altra cosa, la Chiesa rispetta i fatti, valuta le proprie competenze e in ogni cosa si prende principalmente cura del bene spirituale dei fedeli» (GK 5.5.91,p.2). La Santa Sede ha avocato a sé la causa (secondo le parole di Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria), a prescindere dai giudizi precedenti, e ne ha autorizzato pellegrinaggi in forma privata, prendendo atto che il fenomeno è ancora in corso. Nel frattempo lascia i singoli cattolici liberi, secondo il loro prudente giudizio, di credere o meno alle apparizioni e richiede loro il reciproco rispetto per quelli che pensano diversamente.Molti si stupiscono del numero di apparizioni e di messaggi provenienti da Medjugorje. Eppure in Francia, a Laus, nel 1600 Maria apparve alla pastorella Benedetta Rencurel per 54 anni di seguito e quell’apparizione è stata riconosciuta dalla Chiesa ed è stato eretto quello che è il Santuario di Notre Dame di Laus. In questa apparizione francese Maria sembra attuare una precisa pedagogia volta a educare, attraverso la strategia spirituale dei piccoli passi, una rozza e ignorante pastorella. A Medjugorje la pedagogia è invece volta a guidare l'intera parrocchia.LA MADONNA PARLA TROPPO? – Risponde a questa obiezione Padre Stefano de Fiores, docente di Mariologia nella Pontificia Università Gregoriana, in una intervista a Famiglia Cristiana: «Non mi sembra un’obiezione ragionevole, perché non spetta a noi uomini giudicare le azioni di Maria. Del resto ci sono altri precedenti di apparizioni durate a lungo, come quelle a Laus in Francia, a cavallo del Settecento, che la venerabile Benedetta Rencurel (1664) ebbe per 54 anni, dapprima quotidianamente e poi a cadenza mensile. Quando poi si dice che la Madonna nei Vangeli parla poco si fa una constatazione parziale: la Sacra Scrittura non è un verbale e ciò che viene riportato dei discorsi della Vergine è soltanto l’essenziale. Di certo ella non si è limitata a quelle scarne parole e dunque non si può enfatizzarne l’apparente silenzio».LA DURATA DELLE APPARIZIONI – In realtà la durata delle apparizioni più che un aspetto problematico rappresenta al contrario una prova a favore della veridicità delle apparizioni: la verità ha le gambe lunghe e se le apparizioni fossero state delle montature, in oltre 25 anni ci sarebbero state tutte le occasioni per smascherarle da parte di medici, giornalisti, sacerdoti e vescovi che ogni anno si recano in pellegrinaggio sul luogo. Risulta del tutto inverosimile che 6 giovani abbiano potuto portare avanti una finzione per tutti questi anni!Il commento del cardinale Christoph Schönborn - arcivescovo di ViennaPersonalmente, non sono ancora mai stato a Medjugorje; ma in un certo senso, posso dire di esserci stato attraverso le persone che conosco, o coloro che ho incontrato, che sono stati a Medjugorje. E, nelle vite di costoro, io vedo dei buoni frutti. Sarei un bugiardo se negassi l'esistenza di questi frutti.Tali frutti sono tangibili, evidenti. E nella nostra diocesi, come in molti altri posti, posso constatare grazie di conversione, grazie di vita o di fede soprannaturale, di vocazioni, di guarigioni, di riscoperta dei Sacramenti, di confessioni. Tali fatti non possono indurre in errore. Per questo motivo, dico che tali frutti mi permettono, come vescovo, di esprimere un giudizio morale. E se, come Gesù ha detto, dobbiamo giudicare un albero dai suoi frutti, mi sento obbligato a dire che quest'albero è buono».† Card. Christoph Schonborn,arcivescovo di Vienna