DIAMOCI UNA ZAMPA

VACCHE GRASSE, BAMBINI MAGRI, FORESTE DISBOSCATE


840 milioni di esseri umani, soprattutto bambini (e quasi tutti nel Sud del mondo), soffrono di denutrizione  cronica (dati FAO 2004). Ma, com’è noto, la fame nel mondonon è un problema causato dalla mancanza di cibo prodotto, ma da una sua distribuzione non omogenea e soprattutto dagli sprechi enormi: 36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cibo verso gli USA e l’Europa. L’Etiopia, anche durante la sua peggiore carestia, produceva semi oleosi che esportava per il consumo animale.Il Brasile conta 16 milioni di persone malnutrite. Ed esporta 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali - 1000 kg di soia l’anno per ogni individuo malnutrito! (Fonte: Database FAO 2001) La Colombia dispone di 45 milioni di ettari coltivabili: solo 5 milioni sono coltivati per produrre cibo per la popolazione, 40 milioni sono latifondi lasciati a pascolo per la produzione di carne. In Messico, milioni di persone soffrono di denutrizione cronica. Nel 1960, il bestiame consumava il 5% dei cereali prodotti. Nel 2003, il 45%. Allo stesso modo, per l’Egitto si è passati dal 3% a 31%, per la Cina dall’8% al 28%. (Fonte: Unimondo)Abbiamo visto che nel mondo una gran parte dei vegetali prodotti non va a nutrire gli umani, ma gli animali, anche in quei paesi in cui la morte per fame è all’ordine del giorno. Si potrebbe pensare “D’accordo,produciamo mangimi anziché vegetali per noi, però poi l’animale produce carne, latte,uova, quindi quello che ha mangiato ce lo restituisce. Giusto?” No! Sbagliato! Perché l’animale, considerato come macchina che trasforma risorse vegetali in animali, è completamente inefficiente. È definito l’indice di conversione come la quantità di kg di vegetali necessari a far aumentare il peso dell’animale di un kg: Animale               Kg di vegetali                        Kg di vegetali per un kg di carne                             per crescere di un kg            (contando 35-40% di scarti)                                                                                   VITELLO             13                                           18BUE                     11                                          15AGNELLO            24                                          33 POLLO                 3                                             4Se facciamo un confronto con le proteine, anziché col peso dei vegetali, i risultati sono simili: per produrre un kg di proteine animali servono 16 kg di proteine vegetali! Una vera fabbrica di proteine alla rovescia.Qual è l’impatto sociale di questo spreco, la sua ripercussione sui popoli dei paesi più poveri? L’economista Frances Moore Lappé, ha calcolato che in un anno, nei soli Stati Uniti, sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia. Per contro, sono stati ricavati 21 miloni di tonnellate di carne, latte, uova. Facendo la differenza, si ottengono 124 milioni di tonnellate di cibo sprecato: questo cibo, avrebbe assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra! Con il solo spreco degli USA. (Fonte: Frances Moore Lappé, “Diet for a small planet”, New York, Ballantine Books, 1982, pp.69-71) Se consideriamo le proteine anziché le calorie: un ettaro di terra destinata ad allevamento bovino produce in un anno 66 kg di proteine. Destinando lo stesso terreno alla coltivazione della soia otterremmo nello stesso tempo 1848 kg di proteine, cioè 28 volte di più. (Fonte: J. Andrè, Sette miliardi di vegetariani, Giannone Ed.) LATERRA, LA PRODUZIONEI 2/3 delle terre fertili del pianeta sono usati per coltivare cereali e legumi per animali. (Fonte: FAO e USA Agency for International Development)Il 77% dei cereali in Europa è destinato non al consumo umano, ma ai mangimi per animali. Negli USA, l’87%. Nei paesi più poveri, solo il 18%. Su scala mondiale, il 90% della soia e la metà dei cereali prodotti globalmente sono destinati a nutrire gli animali anziché gli esseri umani.L’Europa è in grado di produrre abbastanza vegetali da nutrire tutti i suoi abitanti, ma non i suoi animali. Solo il 20% delle proteine vegetali destinati agli animali d’allevamento proviene dall’interno, il resto viene importato dai paesi del sud del mondo, impoverendoli ulteriormente, e sfruttando le loro risorse ambientali. (Fonte: Commissione Europea) Se tutti, sulla Terra, adottassero un modello di consumo come quello oggi imperante nei paesi occidentali, il pianeta non potrebbe reggere, servirebbero almeno due volte e mezza le terre emerse oggi esistenti. Viceversa, se tutti seguissero il modello alimentare degli indiani, potremmo nutrire 11 miliardi di persone (contro i 6 miliardi attualmente esistenti).INQUINAMENTOI prodotti chimici comprendono fertilizzanti, pesticidi (che uccidono gli insetti
nocivi per le colture) ed erbicidi (che uccidono le piante nocive): tutti inquinano il suolo, l’acqua e il cibo stesso.Non si tratta però di un  problema legato all’agricoltura in sé e per sé, ma all’agricoltura finalizzata all’allevamento di animali: per quanto riguarda gli erbicidi, ad esempio, è indicativo il fatto che l’80% di quelli usati negli USA viene utilizzato nei campi di mais e di soia destinati all’alimentazione degli animali.Il massiccio uso di fertilizzanti è dovuto  soprattutto alla pratica della monocoltura, che risulta conveniente in quanto consente una industrializzazione spinta: vengono standardizzate le tipologie di intervento, i macchinari agricoli, le competenze e i tempi di lavoro. Se anziché alla monocoltura i suoli fossero destinati a coltivazioni a rotazione per uso diretto umano, non sarebbero necessari prodotti chimici, perché il suolo rimarrebbe fertile.In Italia gli animali d’allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico, che non possono essere usate come fertilizzante. Contengono prodotti chimici (farmaci, fertilizzanti) di cui gli animali sono imbottiti. Calcolando il carico equivalente, ovvero trasformando il numero di animali in quello equivalente di popolazione umana che produrrebbe lo stesso livello di inquinamento da deiezioni, in totale, in Italia, gli animali equivalgono ad una popolazione aggiuntiva di 137 milioni di cittadini, cioè più del doppio del totale della popolazione. (Fonte: “Le fabbriche degli animali”, E. Moriconi, Ed. Cosmopolis, 2001)Le deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi USA inquinano l’acqua più di tutte le altre fonti industriali raggruppate. (Fonte: Environmental Protection Agency 1996)Lo spandimento delle deiezioni animali è strettamente collegato alla “zona morta” di 7.000 miglia quadrate nel Golfo del Messico, che non contiene più vita acquatica (Fonte: Howlett, Debbie “Lakes of Animal Waste Pose Environmental Risk”, USA Today, 30 Dec. 1997, p. A7.) Il 16% del metano immesso nell’atmosfera, una delle cause dell’effetto serra, viene emesso dagli animali d’allevamento. (Fonte: World Watch Institute, “State of the World 2004”, p. 74) L’ABBATTIMENTO DELLE FORESTELe foreste pluviali non vengono abbattute per predarne il legname: questa è
una della cause minori, la causa principale è la creazione di pascoli per l’allevamento di bovini destinati a fornire carne all’Occidente. In Costa Rica, ad esempio, durante gli anni ’60 e ’70 l’aumento vertiginoso delle esportazioni di carne verso gli Usa - conseguente al boom del consumo degli hamburger - determinò un vero e proprio assalto alle foreste pluviali; oggi sono ridotte a poco più del 10% della loro estensione originaria. (Fonte: Unimondo) Nella foresta Amazzonica, l’88% del territorio disboscato è stato adibito a pascolo. (Fonte: The year the world caught fire, Rapporto del WWF, 12-1997) In totale, la metà della foresta pluviale dell’America centrale e meridionale è stata abbattuta per l’allevamento. (Fonte: FAO e USA Agency for International Development) E il ritmo di disboscamento è in continua crescita.ALLEVAMENTO INTENSIVO SIGNIFICA-animali in numero altissimo in piccoli spazi, e conseguentemente, come per gli allevamenti di animali terrestri, largo uso di antibiotici e altri farmaci atti a prevenire malattie di vario tipo (cui gli animali vanno più soggetti per la vita del tutto innaturale cui sono costretti) per evitare epidemie devastanti; - uso di erbicidi per controllare la crescita della vegetazione acquatica; - uso di disinfettanti; - produzione di grandi quantità di deiezioni; --> tutte queste sostanze vengono scaricate nelle acque costiere, insieme agli scarti dei mangimi, inquinando irrimediabilmente le acque; - saccheggio delle già scarse risorse ittiche naturali per fornire cibo ai pesci carnivori allevati: per 10 kg di spigole d’allevamento serve un quintale di sardine catturate in mare! CONCLUSIONI: ABBIAMO IL POTERE DI CAMBIARE!: Qual è la soluzione a questo sfacelo? Una sola: cambiare le nostre scelte alimentari diminuendo il consumo di cibi di origine animale. Non vi è altro modo, perché lo spreco e il conseguente impatto ambientale e sociale è insito nella trasformazione vegetale-animale. Non si tratta di cambiare i metodi di coltivazione o allevamento: fintantoché il consumo di alimenti animali continuerà ad essere così elevato (e, nel mondo, sta aumentando, perché i paesi in via di sviluppo stanno aumentando la loro richiesta di carne) non vi è possibilità d’uscita. Più che potete. Poco è meglio di nulla, ma più alta sarà la diminuzione del consumo di carne, latte e uova - fino anche al 100%, se decidete di farlo -, maggiori saranno i benefici: per il pianeta, per i popoli affamati, ma anche, egoisticamente, per la vostra salute. Abbiamo un potere immenso nelle nostre mani: non servono leggi, non servono le decisioni dei potenti, la decisione sull’alimentazione da seguire spetta solo a noi. È un grande potere, e quindi anche una grande responsabilità. Per info: http://www.saicosamangi.info/allevamenti/sociale/index.html