DICI BASTA

Post N° 76


Nel Tibet con il Dalai Lama è in corso una lotta per la vita o per la morte, un'aspra lotta che comporta sangue e fiamme."Centinaia" le vittime della repressione cinese in Tibet"Le notizie che giungono a Dharamsala dalla capitale tibetana Lhasa sono sempre più allarmanti. Se fino a ieri polizia ed esercito cinese avevano adottato una tattica di repressioni mirate, oggi le truppe sono state impiegate in tutto il distretto cittadino e altre sono in arrivo con la nuova linea ferroviaria da Pechino e Golmud destinata - nei progetti - a portare "ulteriore progresso". La nuova tatica ella polizia cinese si aricola in sparatorie dalle auto in corsa contro manifestanti e semplici cittadini tibetani incontrati al loro passaggio.Oltre alla capitale c'è stato di emergenza anche in altre città come Chengdu nel Sichuan, dove vive una grande comunità tibetana. Qui le truppe hanno circondato i quartieri " a rischio" e tagliato la corrente elettrica, nell'intento - tra l'altro - di non esacerbare gli animi con le immagini delle rivolte di Lhasa diffuse invece nel resto della Cina. Altra regione strategica dove dilagano le rivolte è Pashu, nel Kham, una regione di confine abitata da fiere tribù guerriere e molto devote al buddismo. Le notizie giunte tra i profughi in esilio sono di un impressionante movimento di truppe che hanno bloccato tutte le strade d'accesso al distretto. Il Dalai lama aveva invitato sia i cinesi che i suoi fedeli ad evitare ogni violenza, ma la situazione è sfuggita di mano a tutti, perchè da sempre una grossa fetta della popolazione non acetava la posizione non violenta assunta dal leader spirituale, soprattutto difronte a controllo e repressione affiancato da una situazione economica disastrosa per la grande maggioranza dei tibetani. Lo stesso Dalai lama nel suo ultimo discorso aveva sottolineato le "massicce violazioni dei diritti umani" nel suo paese, e non aveva cercato di dissuadere i giovani tibetani partiti in marcia da Dharamsala il 10 marzo scorso per raggiungere il confine cinese in occasione delle Olimpiadi. Il Dalai Lama ha lanciato un appello per la ripresa del dialogo con la Cina, ha incontrato a Dharamsala i capi più intransigenti della comunità tibetana in esilio, in particolare il leader del Congresso dei giovani tibetani Tsewang Rigzin che, come altri, al contrario del Dalai Lama chiede il boicottaggio delle Olimpiadi e una lotta più incisiva contro Pechino per arrivare all'indipendenza, che Tenzin Gyatso (il nome "da civile" del capo spirituale tibetano) non chiede. A proposito di Olimpiadi, in Occidente l'idea di boicottaggio totale dei Giochi trova scarsi proseliti, mentre si diffonde la proposta di disertare solo la cerimonia di apertura da parte delle autorità (appoggiata da Reporter senza frontiere, Human Rights Watch e Hans-Gert Pöttering, presidente dell'Europarlamento). In Cina il Comitato organizzatore olimpico ha confermato che non solo la fiaccola attraverserà il Tibet ma, come previsto, sarà portata in cima all'Everest.