Oggi domenica con gli stadi a porte chiuse.Peccato, sarei forse andato a vedere la partita a Bergamo col la mia nipotina G. che, giocando nelle giovanili dell’Atalanta, avrebbe avuto un biglietto anche per me aggratis.Penso però che sia giusto così.Siamo arrivati a livelli intollerabili, la partita deve essere una festa, sia sugli spalti che in campo. Certo chiudere gli stadi non è la soluzione, ci vuole molto, molto di più. Bisogna lavorare sulla testa delle persone, sull’educazione alla sportività.. e farlo soprattutto con i ragazzi, quando cominciano a dare i primi calci al pallone.Io vedo G. che quest’anno ha fatto il grande salto giocando per una grossa società che dovrebbe pensare al risultato. Ma fortunatamente non è così. Vedo le ragazzine giocare e divertirsi, questo è quello che conta. Vedo i dirigenti e l’allenatore comportarsi quasi come educatori.. e quando qualche genitore sugli spalti dà in escandescenza questo viene isolato.L’altra settimana tornando a casa ho visto gli occhi di G. davvero delusi. La squadra aveva perso la sua prima partita perdendo il primato in classifica. In realtà non erano delusi per aver perso, ma per non aver potuto giocare. Si perché quella partita l’hanno persa a tavolino 3-0. Quella domenica il loro pulmann le aveva portate a Milano per giocare col Milan, ma le aveva portate sul campo sbagliato. Si erano anche già cambiate quando ci si è accorti dell’errore allora via, di corsa di nuovo sul pulmann (ancora in maglietta e pantaloncini) per trasferirsi al campo giusto, dove sono arrivate con una ventina di minuti di ritardo. Le ragazze scese in campo hanno avuto tuttavia il tempo di vedere le loro avversarie pronte per giocare con la maglia rossonera. Tutte avevano voglia di giocare..e avrebbero potuto farlo, a patto che il Milan non avesse fatto richiesta ufficiale all’arbitro del 3-0 a tavolino per ritardo della squadra. Richiesta che è stata fatta puntualmente, e l’arbitro ne ha preso atto.Mi chiedo come si possa svilire così l’entusiasmo di ragazzine che sono lì solo per divertirsi. Mi chiedo cosa diavolo hanno nella testa certi dirigenti… ma soprattutto… mi chiedo come possiamo lamentarci di questo calcio marcio e corrotto se è questo l’atteggiamento che trasmettiamo ai giovani… se inculchiamo loro il principio che l’importante è vincere, e che se abbiamo la possibilità di farlo con una domanda in carta bollata non dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione. Eppure un paio di mesi fa era successo un caso analogo in occasione del derby Brescia – Atalanta. Un incontro del genere fra le prime squadre sarebbe considerata ad alto rischio, ma non è stato così per le ragazze. Il Brescia quella domenica chiamò per avvisare che per vari motivi non avrebbero potuto mettere in campo 11 giocatrici. Ma non fu uno 0-3 a tavolino. Si misero d’accordo per giocare la partita il mercoledì successivo. La partita si disputò e a fine partita c’erano solo pacche sulle spalle tra giocatrici, dirigenti e tifosi. E del buon vin brulè per stemperare il freddo cane. Solo per dovere di cronaca, G. e le sue compagne purgarono il Brescia 0-7 (!) ed io, che le avevo accompagnate col pulmann della squadra, ho ricevuto – inaspettata – la dedica di uno splendido gol in contropiede di mia nipote, che è corsa sotto la tribuna puntandomi il dito addosso.Quello che dico sempre a G. è che non deve smettere di divertirsi. Conta solo quello. E finchè continuerà a farlo io andrò a vederla ogni volta che posso. D.
Perchè il calcio sia divertimento
Oggi domenica con gli stadi a porte chiuse.Peccato, sarei forse andato a vedere la partita a Bergamo col la mia nipotina G. che, giocando nelle giovanili dell’Atalanta, avrebbe avuto un biglietto anche per me aggratis.Penso però che sia giusto così.Siamo arrivati a livelli intollerabili, la partita deve essere una festa, sia sugli spalti che in campo. Certo chiudere gli stadi non è la soluzione, ci vuole molto, molto di più. Bisogna lavorare sulla testa delle persone, sull’educazione alla sportività.. e farlo soprattutto con i ragazzi, quando cominciano a dare i primi calci al pallone.Io vedo G. che quest’anno ha fatto il grande salto giocando per una grossa società che dovrebbe pensare al risultato. Ma fortunatamente non è così. Vedo le ragazzine giocare e divertirsi, questo è quello che conta. Vedo i dirigenti e l’allenatore comportarsi quasi come educatori.. e quando qualche genitore sugli spalti dà in escandescenza questo viene isolato.L’altra settimana tornando a casa ho visto gli occhi di G. davvero delusi. La squadra aveva perso la sua prima partita perdendo il primato in classifica. In realtà non erano delusi per aver perso, ma per non aver potuto giocare. Si perché quella partita l’hanno persa a tavolino 3-0. Quella domenica il loro pulmann le aveva portate a Milano per giocare col Milan, ma le aveva portate sul campo sbagliato. Si erano anche già cambiate quando ci si è accorti dell’errore allora via, di corsa di nuovo sul pulmann (ancora in maglietta e pantaloncini) per trasferirsi al campo giusto, dove sono arrivate con una ventina di minuti di ritardo. Le ragazze scese in campo hanno avuto tuttavia il tempo di vedere le loro avversarie pronte per giocare con la maglia rossonera. Tutte avevano voglia di giocare..e avrebbero potuto farlo, a patto che il Milan non avesse fatto richiesta ufficiale all’arbitro del 3-0 a tavolino per ritardo della squadra. Richiesta che è stata fatta puntualmente, e l’arbitro ne ha preso atto.Mi chiedo come si possa svilire così l’entusiasmo di ragazzine che sono lì solo per divertirsi. Mi chiedo cosa diavolo hanno nella testa certi dirigenti… ma soprattutto… mi chiedo come possiamo lamentarci di questo calcio marcio e corrotto se è questo l’atteggiamento che trasmettiamo ai giovani… se inculchiamo loro il principio che l’importante è vincere, e che se abbiamo la possibilità di farlo con una domanda in carta bollata non dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione. Eppure un paio di mesi fa era successo un caso analogo in occasione del derby Brescia – Atalanta. Un incontro del genere fra le prime squadre sarebbe considerata ad alto rischio, ma non è stato così per le ragazze. Il Brescia quella domenica chiamò per avvisare che per vari motivi non avrebbero potuto mettere in campo 11 giocatrici. Ma non fu uno 0-3 a tavolino. Si misero d’accordo per giocare la partita il mercoledì successivo. La partita si disputò e a fine partita c’erano solo pacche sulle spalle tra giocatrici, dirigenti e tifosi. E del buon vin brulè per stemperare il freddo cane. Solo per dovere di cronaca, G. e le sue compagne purgarono il Brescia 0-7 (!) ed io, che le avevo accompagnate col pulmann della squadra, ho ricevuto – inaspettata – la dedica di uno splendido gol in contropiede di mia nipote, che è corsa sotto la tribuna puntandomi il dito addosso.Quello che dico sempre a G. è che non deve smettere di divertirsi. Conta solo quello. E finchè continuerà a farlo io andrò a vederla ogni volta che posso. D.