Fredda... la vendetta e' una pietanza che va servita fredda. Credo di aver imparato ad aspettare, silenziosa sulla riva del fiume...l'importante e' saper proggettare, saperlo fare con astuzia, concedersi il giusto equilibrio tra azione e meditazione. E' un arte sapersi vendicare. Farlo con eleganza e maestria senza scadere nel ridicolo, nell'ovvio, nella ripiccuccia da quattro soldi non e' cosa da poco perche' in fin dei conti quello che si vuole ottenere e' una lezione plateale insegnata con classe. Una lezione che rimanga indelebile e che ci leghi per sempre ad un ricordo imperituro. Anche cosi', delle volte, e' bello essere ricordati.Non mi piace essere fraintesa, c'e' sempre tempo e volonta' per concedere un generoso perdono. Come il perdono anche la vendetta va meritata, non basta avermi fatto un torto, non basta aver dissentito, aver contrariato. E' l'offesa deliberata, voluta, perpetuata che genera e merita il veleno letale di un simile trattamento. Solo allora lascero' che il tempo passi, che raffreddi l'ira.Non si puo'agire lucidamente sotto l'influsso bollente della rabbia. Bisogna dare l'impressione di aver dimenticato, di aver sepolto l'ascia di guerra, di non essere assolutamente interessati a mostrare il propio disgusto. Sembrera' come se il tutto non abbia alcuna importanza.Ed invece ha importanza, perche' la vendetta e' un No detto con fermezza, e' un " ti permetto molte cose ma non questo oltraggio", e' la non troppo sottile linea rossa tra quello che puoi e quello che non devi MAI.Seduta sulla riva del fiume Mi sono seduta sulla sponda del fiume. Come dice il detto cinese volevo vedere scorrere il cadavere dei miei nemici.Ho aspettato un’ora e poi ho intravisto le prime sagome. Figure di persone sconosciute.Alcune facce cattive e imbronciate erano sicuramente là perché avevano fatto del male a qualcuno ed mi sentivo felice e solidale con l’ignota vittima. Altre tristi e malinconiche suscitavano in me sentimenti di pietà ed un senso di palese ingiustizia. Erano là per sbaglio, tutta brava gente finita travolta da tragici equivoci. Poi ecco spuntare le prime forme riconoscibili. Eccolo è uno di loro! Un mio nemico.<>Poi in lontananza incomincia a profilarsi una sagoma più familiare delle altre. Più avanza e più sento aumentare l’inquietudine. La perplessità mista a paura mi assale. Eccola davanti a me: la mia figura. Galleggia spavalda con gli occhi spalancati fissi su di me. La seguo mentre si allontana.Ed allora mi alzo e vado a vivere P.s. Per chi ancora non lo sapesse questo e' il mio primo autoritratto.