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Riflessione filosofico-poetico-musicale

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Efemeridi

Post n°1114 pubblicato il 14 Marzo 2022 da giuliosforza

1020  

   Tra una censura e l’altra.   Nacqui che imperversava la censura fascista, muoio che imperversa la censura russo-cinese-americana variamente interpretata dai paesi satelliti.    Nel lungo periodo tra le due censure le cose andarono un po’ meglio ma, almeno per me, fino a un certo punto. Come, direte voi, non fosti libero di scrivere e di dire quel che ti parve e piacque? Risponderò: sì e no. Le ‘democrazie’ (oclocrazie?) usano metodi forse meno sfacciati, usano guanti di velluto, ma se dai fastidio al potere trovano parimenti il modo di renderti (o tentar di renderti, senza sempre, grazie agli dèi, riuscirci) innocuo. Non ti uccidono, forse (ma qualche volta il morto ci scappa, e come!), non ti esiliano, non ti spediscono a marcire nelle famigerate galere di Ventotene di Ponza o di Procida, o, i più fortunati a ’villeggiare’ in altre più amene località del mediterraneo o nei paeselli ameni d’Abruzzo e di Lucania, ma ti fanno fuori, come si dice, dal sistema, e se non ti tolgono il pane, certo sì i companatici. Nel caso mio, vidi addirittura un mio innocuo libretto incorrere nella censura dell’Opus Dei, ben rappresentata anche negli Atenei italiani, che mi fece l’onore davvero inaspettato e immeritato di includermi nel suo risuscitato ‘Indice dei libri proibiti’, in compagnia dei più grandi scrittori romanzieri poeti filosofi e teologi in odore di eresia di ogni epoca e nazione! E all’Università mi vidi, perché vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, molte iniziative scientifiche e didattiche boicottate dagli organi collegiali (sempre compatti nelle censure, quanto divisi nella distribuzione degli scanni); mi furono precluse le stanze del potere ed i lauti banchetti; non furono graditi il mio anarchismo mentale e il rifiuto di metter la coscienza all’ammasso. In compenso ebbi grandi riverenze e rispetto formali dai colleghi, e l’affetto incondizionato dei miei con-discepoli: chi come me, in una delle fasi della sua complessa lunga e tribolata vicenda intellettuale e di vita, ebbe anche la felice ventura di imbattersi nella scuola di pensiero gentiliana, la quale sosteneva l’unità spirituale, anzi una quasi identità metafisica, di maestro e scolaro, può capirmi. E fui libero di giocare coi miei pochi ma tenaci con-discepoli al gioco meraviglioso della Conoscenza.    Ma tempi peggiori, assai peggiori, in fatto di poteri persecutorii e censorii mi, vi (io ormai sono in demolizione, non mi preoccupo) si prospettano.   Girano voci che gli opposti regimi in lotta abbiano ormai costruito e steso intorno al globo, infinitamente potenziandola con gli strumenti tecnologici (sia maledetta la tecnologia, della Scienza figlia maggiorata e corrotta, quanto sia benedetta sua Madre), i diabolici aggeggi messi loro a disposizione dai magnati della comunicazione digitale, una fitta rete in grado di violare i più intimi segreti della nostra mente e del nostro cuore. E minaccino ceppi e ghigliottine ai loro oppositori.  Molti pregano il loro Dio perché ciò non avvenga. E non sanno che l’unico vero, onnipotente e onnisciente, dio è ora Internet, vero e proprio averroistico ‘Intelletto unico’ il quale, diversamente dal Nous anassagoreo che “venne e ordinò il Tutto”, il Tutto disordina e scompiglia. E mi si dice che in questo periodo di guerra e di peste presto sarà tutto una censura e i poteri, militari politici religiosi in cordata, si sono a tal fine già ampiamente organizzati. Attraverso gli strumenti della comunicazione, pardon censura, di massa, con l’aiuto del dio Internet saremo (sarete voi, miei diletti figli e nipoti) ovunque spiati, anima e corpo, dentro e fuori, e libertà e libero arbitrio saranno solo un ricordo (felice ventura! Preti e filosofi vi risparmieranno almeno un po’ del bla bla bla, quello delle loro capziose e tediose elucubrazioni sull’argomento, col quale da che mondo è mondo ci tediarono). V’è chi dice: rassegniamoci, non c’è nulla da fare. Io, laico, invece dico: che il vecchio Dio ce, ve ne guardi; e mi unisco a quanti in questa Quaresima, in purità di mente e di cuore, processionano al loro vecchio Dio (per la verità un po’ sordo, a osservar bene la storia, per sue misteriose ragioni, alle preghiere degli uomini) scongiurandolo in coro con l’invocazione a peste fame et bello libera nos Domine, opportunamente corretta in a peste fame et nucleari bello libera nos Domine. Perché la guerra nucleare sarebbe la fine di tutto, un’auto procurataci fine del mondo, che non sarebbe per nulla una bella cosa, se non per il buon Dio che si risparmierebbe tutto l’ambaradam di angeli e trombe e draghi, fulmini lampi e tuoni, bastando i rombi degli aerei, i tuoni dei cannoni e i sibili dei missili nucleari rincorrentisi per i cieli del mondo.   Che il Dio della Vita, non della Morte, ce ne scampi.

*   

   I graditi consensi che il mio precedente intervento su questi spazi  ha registrato, e i pochi ma qualificati commenti che ha ricevuto, il cui tono elogiativo confesso non dispiacermi, perché mi fa credere  (sperare, illudere?) di non aver seminato invano nella mia lunga vita di ricerca affannosa di un senso da conferirle, mi stimolano ad altre riflessioni, che mi ricollegano ai temi da me prediletti e variamente trattati  da una angolatura certo laica ma anche, non paia  blasfemo, cristica (il Cristo immanentisticamente letto dell’oportet nasci denuo):  i temi del ‘superuomo’ e del ‘mondo nuovo’, per ora evidentemente falliti, se sempre più una umanità insanita appare prediligere la strada  dell’autodistruzione anziché quella della ‘volontà di potenza’ (di dominio) sul male e sulla Morte. Domanda ottimistica (utopistica ed illusoria?): e se proprio la fine di un tipo d’uomo e di mondo fosse la condizione per la creazione dell’Uomo nuovo e del Mondo nuovo (l’‘Oltre-uomo’, l’‘Oltre-mondo’, l’Übermensch, l’Überwelt?).

   Lascio la sfida alle nuove generazioni di miei con-discepoli nelle quali amerei sopravvivere, quelle che per il fallimento dei fideismi di ogni sorta non dispereranno ma, con sguardo nostalgico fiso alle beate Primavere elleniche, si sforzeranno di spremere da questo mondo l’essenza divina (il Deus absconditus) che nelle sue cellule s’agita e lo sostanzia.

   Chàirete.

Augusto Cara:

   Scendere dagli alberi tutti insieme è stata una decisione un po’ avventata? Che gli Dei conservino la tua lucidità per altri 100 anni prof.

Elisabetta Morbidini:

   E l’uomo nuovo? Non riesce proprio a nascere! Forse tutto questo è il risultato di un inevitabile aborto

Dunia Asha:

  Nucleo uranico del pensamento e iperuranico intendimento hai ben versato prosaicamente che il vero non è uno ma scisso. Alchimia sia amica di una via di rinsavimento. Sempre ti amo. Proteggimi Daimon da tutto. Avvelenami tu soltanto di ribelle prole.

Sabrina Paonessa:

   Come risuona strana, per me che vivo in campagna, questa rinascita di primavera.

   Tutto richiama, manifesta la forza ribelle della vita contro la follia cieca degli uomini.

Paola Margutti:

   Noi maestro abbiamo imparato da te la libertà di pensiero e di spirito. È un marchio che nessuno può toglierci. Si, i tempi sono oscuri, ma nulla ci può togliere l’energia che continuamente foraggia la nostra anima. Canta e cammina…dicevano i padri della chiesa…e non solo loro! Un abbraccio mio caro Maestro! 

Alessandra Conti:

   Prof, perché quando ti leggo poi sorrido

Anna Fonio:

   Come dissociarsi da un pensiero lucido e coerente come il suo? Lo abbraccio in toto essendo anch'io vergine di servo encomio e di codardo oltraggio, ma l'insipienza e la stolida modernità che inglesizza anche il latino, mi hanno resa afona, incredula di essere arrivata al punto in cui siamo.

   La sua voce mi conforta, Lei è il tedoforo che regge una fiamma inesauribile. Grazie

   Ecco: se ho fallito, se abbiamo tutti fallito, non resta che la faustiana Verzweiflung, la più nera disperazione, ove nemmeno per lo Zweifel, il possibilista dubbio, è più posto.

*   

Visto che il Vegliardo oggi è in vena di confessioni, gli si lasci ricordare una delle più simpatiche, infine ridicole, avventure occorsegli in gioventù. Quando negli anni Sessanta dimostrai simpatie per la Nuova Repubblica di Pacciardi, mazziniano puro e antifascista che in Spagna guidò contro el Caudillo  un battaglione che si proponeva la lotta alla dominante partitocrazia, fui, come tutti i mei amici pacciardiani, giorno e notte pedinato dalle forze dell’ordine (e il caro portiere del n. 24 di Via Fucini a chiedermi ma che ha combinato professore?) strappate ai loro più seri impegni e condannate a perdere sonno e affetti (e per questo sacravano, oh come sacravano!) appresso a noi. Fossero venuti in Via Manin presso una scuola privata per studenti lavoratori, lì mi avrebbero trovato, impegnato a guadagnarmi un tozzo di pane per poche lire, dalla 21 alle 24, ed avevo già due figlie da mantenere (la terza fu più fortunata, per nascere aspettò ch’io mi fossi sistemato, come s’usa dire). E quando ci fu l’omicidio del Giudice Amato nel 1980 mancò poco non finissi coi miei amici in galera (neofascisti, ci si diceva, parola salvatutto e tutti a cui da ormai quasi cent’anni ricorre chi vuole, per sentirsi esistere, s’affanna a che il fascismo verbale non muoia mai e dà del fascista agli avversari in mancanza di argomenti).    *   Mentre in Ucraina imperversa la guerra, una guerra crudele e insensata come tutte le guerre, tranne che per chi le scatena, un sonno agitato riporta me in sogno nella Roma del 4 Giugno 1944, precisamente al piazzale antistante la basilica costantiniana di Santa Croce in Gerusalemme, sul vialone che da San Giovanni in Laterano conduce a Porta Maggiore. Nella mia visione onirica, coi primi quattro soldati americani, di cui un afroamericano, che entrano solitari e appiedati, non su una delle storiche jeep, avanza in borghese e finalmente sorridente l’Uomo più mite della Storia, un Nietzsche dimesso e familiare, che mi chiede in perfetto italiano di accompagnarlo in visita alla città. Non mi par vero di accettare. Ma è più Lui, che il suolo di Roma più volte ha calcato inseguendo le orme della sua crudele Lou Salomé e dell’ancora amico Richard, a far da guida a me che io a lui. È una splendida giornata di sole, fiorita ed esultante. Ma noi non partecipiamo al generale impazzimento. Le strade e i vicoli più riposti sono i nostri dove, seduti fra ruderi su un capitello corinzio, parliamo confidenzialmente di filosofia, soprattutto della sua morte della filosofia. In via dei Cappellari ci raggiunge, sceso dal monumento al Campo, Bruno Nolano che di Friedrich dissi fratello gemello, e con lui fino al tramonto ragioniamo di ‘eternal vicissitudini’ e di ‘eterni ritorni’. Il tramonto del sogno diventa frattanto l’alba del sonno e io mi desto tachicardico a un mondo una volta ancora impazzito, immerso nella follia e nel caos, un caos che non è, ahimé, il Caos zarathustriano, quello “che bisogna avere dentro di sé per partorire una stella”. *Nel mio lessico esiste un baratro di senso tra muscolo cardiaco e cuore. Per il muscolo si danno medici e macchinari. Per il cuore nessun medico, nessuna macchina, solo Musici Poeti e Mistici (psichiatri e psicanalisti: prevaricanti invasori di campo).   Le frequenze di muscolo e cuore non coincidono: si placa o si stimola il muscolo, solo per esso la chimica ha un senso.   Il muscolo è fenomeno, il cuore è noumeno.    Si danno (parafrasi dell’abusato Pascal) ragioni del cuore che risultano arcane alla ragione del …muscolo cardiaco (nell’originale: della ragione); non si vede e non si sente bene (parafrasi dell’abusatissimo Saint-Exupéry) che col cuore, l’essenziale è invisibile al …muscolo cardiaco (nell’originale: agli occhi)    Il cuore sa la strada dell’Essenza, del Profondo e del Mistero, il muscolo la ignora. Solo Musico il Poeta e il Mistico sono in grado di sondarli e sperimentarli nell’interiore laboratorio del cuore.   Che l’inquieto vegliardo monista irriducibile sia per essere ritentato dall’aborrito dualismo ontologico non solo cartesiano di Res cogitans e di Res extensa?

Chàirete, se potete

 

 

 
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