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La Lollo e gli avvoltoi. Fanfan la Tulipe e Limoges. Le roi Dagobert. Bocelli. Jevola ed altro

Post n°1157 pubblicato il 18 Febbraio 2023 da giuliosforza

 

1056

   La Lollo nostra sublacense era ancora calda sul suo cataletto che tutti i mezzi di comunicazione di massa si sono precipitati a commemorarla trasmettendo film interviste controversie (queste soprattutto finanziarie, vergogna, vergogna vergogna, avvoltoi!). Quasi nessuno spazio, altra vergogna, alla sua complessa personalità di donna pressoché totale, bravissima sì nel cinema, ma assolutamente non mediocre in scultura, pittura, fotografia. Non so quale delle reti abbia battuto il record della velocità, ma a me è per puro caso capitata la Rai con la trasmissione di Fanfan la Tulipe di Christian-Jacques (1952) dove una Gina e un Gérard Philipe, belli come dei, se non danno già il meglio di sé, il loro meglio già prefigurano. Ma le vicende dello spadaccino alla D’Artagnan e della sua  innamorata hanno risvegliato in me memorie antiche di altro genere, belle memorie della mia giovinezza inquieta.

   In uno dei miei primi viaggi-pellegrinaggio in terra di France la douce, capitai in quel di Limoges, nella nuova Aquitania, famosa per i suoi smalti, le ceramiche, le maioliche, le porcellane, e mi invaghii di una serie di sei piattini finemente porcellanati, ognuno dei quali riproduceva un personaggio del folklore popolare, con relativa immagine e versi che brevemente ne illustravano la storia: Il pleut bergère, Cadet-Rousselle, J’ai du bon tabac, La mère Michel, le roi Dagobert e Fanfan la Tulipe, appunto. Comprai tutte la serie che ora adorna un angolo della mia cucinetta all’americana. Particolarmente simpatico il piattino che riguarda Fanfan la Tulipe, che riproduce le gesta dello smargiasso protagonista che di bravata in bravata riesce a far adottare dal re la sua fidanzata e finalmente a sposarla, vedendo così verificata la profezia di una strega che gli aveva profetizzato che avrebbe sposato la figlia di un re. Un altro piattino racconta la storia del buon re Dagobert, il merovingio che conquistando nel settimo secolo l’Aquitania divenne re di tutti i Franchi. Così in minutissima ma perfetta grafia il piattino ne narra ironicamente la storia.

1.

   Le bon roi Dagobert Avait sa culotte à l’envers. Le grand saint Éloi Lui dit : “Ô mon roi!

Votre Majesté Est mal culottée”.– C’est vrai, lui dit le roi, Je vais la remettre à l’endroit.”

2.

   Le bon roi Dagobert Chassait dans les plaines d’Anvers. Le grand saint Éloi Lui dit : “Ô mon roi! Votre Majesté Est bien essoufflé.” – C’est vrai, lui dit le roi, Un lapin courait après moi.”

3.

   Le bon roi Dagobert Avait un grand sabre de fer. Le grand saint Éloi

Lui dit : “Ô mon roi! Votre Majesté Pourrait se blesser.”– C’est vrai, lui dit le roi, Qu’on me donne un sabre de bois.”

4.

   Le bon roi Dagobert Se battait à tort, à travers. Le grand saint Éloi Lui dit : “Ô mon roi!Votre Majesté se fera tuer”. -C’est vrai, lui dit le roi, Mets-toi bien vite devant moi.”

5.

   Quand Dagobert mourut Le diable aussitôt accourut. Le grand saint Éloi Lui dit : “Ô mon roi! Satan va passer, Faut vous confesser. -Hélas! dit le bon roi Ne pourrais-tu mourir pour moi?”

 

   Con queste amenità io commemoro la Lollo e Gérard Philipe, che ringrazio per esserci stati e averci deliziati, il francese troppo poco, per esser morto, per un tumore al fegaro, a 37 anni, 44 anni prima della sua compagna di avventure cinematografiche.

   A proposito: di Limoges era Renoir, tra gli impressionisti il mio preferito. E di uno dei suoi quadri  più belli, il Bal au moulin de Galette, posseggo di un particolare copia perfetta, dono dell’autrice, una mia ex allieva di vasti interessi, laureata anche all’Accademia delle belle Arti di Roma, che ha amato restare anonima, ma lasciando sul retro due massime virgolettate (che appartengano a Renoir stesso?) : “Le passioni diventano spesso trasgressioni”, “ Se ammettessimo che Dio ha creato l’uomo per un dato scopo, avrebbe dovuto crearli o mortali senza passioni o eterni”. Confesso di non trovarle molto originali.

*

   Una Bohème con Bocelli! Decisamente la voce di Bocelli non è adatta per un’opera lirica, adattissima   per un’opera pop-rock. La moda di oggi che ritiene taluni cantanti, anche famosi, come una sorta di crossover, una sorta di androgeni musicali e come tali utilizzabili, soprattutto per la loro redditività, proprio non riesco a condividerla. Con tutto rispetto per la sua non veggenza, ritengo che Bocelli non dovrebbe prestarsi per operazioni di questo genere. Ne va anche della sua credibilità di straordinario uomo di spettacolo. Volete mettere la voce di un Licitra  e di una Gunevina ucraina nei recenti, in rete, Don Pasquale e Un ballo in maschera  di Liliana Cavani? Quello sì che è un cantare!

   Ne ultra crepidam, sutor!

* 

   In sogno (non si è responsabili dei propri sogni) concionavo con ridicola magniloquenza contro gli americani (gli importati, non certo i primitivi) che una volta costituitisi, con fratricida violenza, in un immenso stato, decisero di fare strage degli aborigeni, di conquistarsi con la violenza e la ricchezza un impero mondiale, di far direttamente guerra, o essere a una guerra di supporto, alle madri 'patrie', trasformandosi in corialani patricidi e matricidi., senza tregua, senza tregua.

Coriolani, fratricidi, patricidi, matricidi gli americani?.

Onirica follia! Me la si perdoni!

* 

   Il mio caro ex allievo di Ginnasio poi d’Università Luciano Pranzetti, musico, pittore, scrittore versatile nonché filologo sopraffino, assiduo lettore delle mie nugae diaristiche e molto in esse presente, così ha commentato le mie note su Brahms, Ratzinger, von Karajan e l’Ein Deutsches Requiem:

   “Anche io, caro Prof. vorrei che alle mie “solenni” esequie si eseguisse l’Ein Deutsches Requiem di cui ho spesso cantato, in vari concerti, il terzo brano Herr, lehre doch mich. Straordinario l’incipit, che riflette quasi uno scorrere lento di un fiume, senza strepito, secondo quanto afferma la materna saggezza latina: “Altissima quaeque flumina minimo sono labi”. Straordinario von Karajan. Grazie prof. per il meraviglioso richiamo.

Chaire”!

   Me la sua citazione, che mi risulta tratta dal Quinto Curzio Rufo delle famose Historiae Alexandri Magni, il sanguinario discepolo dello “Maestro di color che sanno”, ha molto incuriosito, e ho già ordinato il libro, che mi farà compagnia, insieme alla piacevole  rilettura del Giuliano di Gore Vidal, uscito in Italia da Rizzoli nel lontano 1969, uno dei pochi libri originali e contro corrente sull’imperatore filosofo che sognò uno stato ‘etico-estetico’ e la utopistica restaurazione del paganesimo.

Grazie, maestro Luciano.

*

   Su due volumi di Julius Evola. A proposito di personaggi fuori dal coro.

   Continua, tranne che in settori della pubblica opinione ben individuabili, il silenzio su quel geniale, originalissimo personaggio della cultura italiana che risponde al nome di Julius Evola, E il motivo è sempre lo stesso: avrebbe aderito al Fascismo. Se si dovesse tacere di tutti i filosofi i pittori i poeti i romanzieri i saggisti che aderirono ai Fasci o per essi simpatizzarono, si dovrebbe tacere del novanta per cento della cultura italiana tra le due guerre. Motivi pretestuosi in verità, che nascondono la paura di doversi cimentare con una cultura contemporanea al confronto di quella perdente, o di quella quasi totalmente debitrice  come qualche onesto comincia a riconoscere. Io, perciò, infastidito dal solito ritornello intonato da chi non ha nulla di nuovo da dire, ancora una volta confesso per nulla interessarmi se questo o quello ha vestito l’orbace, o ha fatto l’occhiolino ai littori e poi ha indossato la zimarra o il colbacco. Guardo la sostanza delle cose, considero la forza o la debolezza di un’idea, la potenza o la nullità di un’arte, e mi assumo la responsabilità di quello che penso e dico. Non ho chiese di alcun genere a cui la sera rispondere.

   La prima cosa che di Evola lessi fu La metafisica del sesso, per me a quel tempo noiosissima. Ma confesso che il titolo mi incuriosì. E decisi di approfondire la conoscenza di uno studioso serissimo e fecondissimo, autore di un centinaio di voluminose pubblicazioni, pittore poeta filosofo romanziere esoterista dal multiforme ingegno dalla cui frequentazione c’è solo da apprendere. L’esoterista soprattutto a quel punto mi interessò e perciò mi sentivo obbligato ad approfondire quell’aspetto. Solo da poco mi è tornata la curiosità, e per Natale mi son fatto regalare dalle figlie la compendiosa autobiografia Il cammino del Cinabro e la raccolta delle sue riflessioni e ricerche su Mithra e i suoi misteri curata da Stefano Arcella e intitolata La via della realizzazione di Sé secondo i misteri di Mithra. Mithra tra tutte le divinità fu uno dei miei preferiti (i vari Mitrei sparsi in vari luoghi non solo di Roma e d’Italia furono per un periodo quasi la mia casa) forse  poiché la sua etimologia si riallaccia a mysterium, dal greco μυστήριον segreto, arcano, a sua volta da μύστης, iniziato: e l’iniziato, l’esoterico, è il concetto, nelle sue varie accezioni e sfumature di significato, in vita mia più frequentato.

   Ma di ciò più approfonditamente a suo tempo.

___________________

    Chàirete Dàimones!

    Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

   Gelobt seist Du jederzeit, Frau Musika!

 

 

 
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