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« MiscellaneaEfemeridi musicali e non... »

Variazioni Goldberg, Animula vagula... 'apis argumentosa', rimbambinimento, viola mammola, Musica sanatrix? Procne

Post n°1162 pubblicato il 18 Aprile 2023 da giuliosforza

1061

   Variazioni Goldberg.

   Le interpreta, mentre scrivo, danzando sui tasti come uno scoiattolo fra i rami, la giovanissima da tutti giustamente celebrata Beatrice Rana su Rai5.

   Davvero una ‘Montagna d’oro’ (così suona nella nostra lingua il cognome del primo esecutore delle Variazioni) elevata da Johann Sebastian Bach al buon Dio e alla sua figlia prediletta Frau Musika.

   Il cielo, fosco fuori (Proserpina non brilla ancora nell’aria per li campi esulta), si fa per esse radioso dentro di me.

   Grazie, Ruscello  sgorgante da Elicona.

*

   Animula vagula blandula
   Hospes comesque corporis,
   Quae nunc abibis in loca
   Pallidula  rigida  nudula,
   Nec, ut soles, dabis iocos…

  Piccola anima vagabonda e leggiadra,

   ospite e compagna del corpo.
   che ora ti allontanerai in luoghi

   pallidi rigidi desertici,

  né più potrai, come suoli, spargere intorno a te la gioia...

 La giovanissima età non impedì a un collegiale undicenne in ‘passeggiata’ settimanale per una Roma appena “liberata” (stuprata, meglio si direbbe, dai nuovi lanzichenecchi in divisa marocchina del generale barbaro Alphonse Juin: tutte le più belle Ville, dalla Borghese alla Glori, dalla  Doria Pamphili alla Ada, ridotte a bordelli all’aria aperta) di cogliere il senso di profonda delicata malanconia di questi delicati versi adrianei scritti con mano malferma da un prigioniero sul muro dello scalone di quel tetro carcere al quale i papi avevano ridotto, col nome di Castel Sant’Angelo, il solenne Mausoleo di Adriano, e di mandarli a mente. Marguerite Yourcenar glieli ricorda ora, restituendoli integri nella loro insanabile malinconia.

 *

   Al ritorno da una visita medica, appena a casa mi accorgo di aver smarrito  una catenina con due pesanti medaglie (forse la causa, con il loro annoso strusciare sulla mia pelle delicata, di lesioni sospette) doni preziosi, ambedue altamente evocativi: l’una dorata a forma di mandala carico  di simboli esoterici, l’altra d’argento, inventatasi dalla sua donatrice, in forma di un ovale, delicatamente incisa in leggeri tratti con una quasi invisibile immagine d’apis argumentosa, chiaro riferimento alla leggenda platonica che  vorrebbe il neonato filosofo nella culla visitato da un’ape inviata  a deporre sulle sue labbruzze il dolcefluente miele dell’eloquenza. Mi fosse caduta, mi chiedo, durante la denudazione nello studio medico? Ne chiedo alla dottoressa che nega e promette di domandarne alle donne delle pulizie e alle segretarie.

   Ricerca per tre giorni inutile.

   Nel frattempo io, non rassegnato, come un segugio addestrato ripercorro più volte metro per metro a ritroso il breve percorso fatto dalla camera da letto alla porta, finché, con grida di esultanza, scovo il tesoro, e il come è in questo breve messaggio alla dottoressa: “Bonsoir Madame. Ho ritrovato il tesoro in una tasca di un paio di pantaloni sostituiti poco prima di uscire e già riposti nel caos dell’armadio. Tre ore di ricerche affannose, una decina di tappe percorse à rebours guidato dalla mia formidabile memoria centenaria!”. Al che lei, laconicamente: “Lei è sconvolgente! Lei è formidabile!”, con tali espressioni implicitamente sconfessando il luogo comune che vorrebbe i novantenni tutti irrimediabilmente rimbambiti.

   Rimbambiti necessariamente i Vegliardi?

Obbligatoriamente rimbambiniti, forse, non, per Giove, necessariamente rimbambiti. Non fu detto il rim-bambini-mento condizione sine qua non per l’ingresso nel Regno? Si veda Mt 18,3: Nisi conversi fueritis et efficiamini sicut parvuli non intrabitis in Regnum Coelorum. E, si parva licet, si veda Richard Bach, quello del Nessun luogo è lontano: “Crescere non significa uscire d’infanzia”.

   Forse mi resta una qualche speranza.

   *

Sabato Santo, Anno Domini MMXXIII.

   Al Frainile regna un silenzio surreale. La neve cade lenta lenta lenta e a larghi fiocchi, quasi a voler ricoprire di una candida coltre la terra, mentre i tulipani gialli curiosi ed impavidi si godono lo spettacolo.

   Fosse il Cristo risorto che tenta di nascondere, almeno momentaneamente, le nefandezze che deturpano il mondo, visto che nemmeno a Lui sembra essere stato dato di poternelo ripulire? 

*

   Il primo regalo di nozze che mi feci circa sessanta anni fa fu questo gioiellino di organo elettronico da camera 'Farfisa, (colore noce chiaro, 52×55×96, due tastiere di tre ottave, una pedaliera di una ottava, 11 registri) che, al contrario del pianoforte Hanel ottocentesco, ha brillantemente resistito all'usura del tempo (anche il suo fratello più grande, in verità, ma troppo ingombrante per il mio piccolo appartamento romano, resiste al Frainile dove m'attende per le vacanze estive). Ieri per reagire alla sempre più incombente depressione senile ho deciso di riaccarezzare i suoi tasti giornalmente con le mie dita ancora non troppo anchilosate: chissà che un piccolo miracolo non s'operi, il mio gioiellino risponda alle mie carezze, e per esso avverta le dolci carezze di Frau Musika, ed essa continui a vegliare su me come un'amorevole, sensuale, celestiale Badante?

*

   Buona Resurrezione con la violetta del Frainile che, incurante di freddo neve e gelo, è già risorta. E poi la dicono timida, fragile, 'mammola'!

 *

    Pubblico una foto dell’Ultima Cena di Daniele Crespi (1598-1630) condivisami da una figliola e brevemente osservo:

   Non è bellissima questa Ultima Cena di Daniele Crespi, morto ad appena 32 anni di peste, quella "manzoniana" del 1630, che preferisce il ‘familiare’ cerchio al monacal-convivial-convegnistico ferro di cavallo leonardesco? Io la preferisco a quella del più geniale bastardo della Storia.

   D’accordo Franco Moscetti:

  È vero Prof., è estremamente efficace il diverso punto di vista rispetto a quello leonardesco, e conferisce al dipinto una profondità ed una tridimensionalità davvero uniche.

   E Fio Rella:

   Bellissimo, non lo conoscevo. Eppure i due dipinti mi sembrano simili anche se inscritti dentro due diverse cornici spaziali: rettangolo per Leonardo, cerchio per Crespi. Colpisce molto il gesto affettuoso del Cristo verso l’apostolo/a (Giovanni/Maddalena?) alla sua destra: ciò che per Leonardo ha fatto scrivere fiumi di congetture e interpretazioni, qui è esplicitato in un chiaro abbraccio.

   Discorde, da poeta-pittore (ut pictura Poesis), Paolo Statuti:

   Caro Giulio, se me lo consenti, il mio modesto parere è questo: c'è troppa animazione, senza mancare di rispetto mi sembra più un'atmosfera da osteria. Ognuno parla slegato dagli altri. L'animazione c'è anche nella Cena di Leonardo, ma è più contenuta e l'attenzione di tutti è rivolta A Cristo. Ma in fondo diciamo come al solito che è questione di gusti. 

*

   Così i nipoti dell'era cibernetica prendono in giro i nonni. Evviva le app onnipotenti.

   È il mio breve commento al divertente video di un me canterino e danzante, tale ridotto dalla manipolazione virtuale di una mia immagine…luciferina ad opera di Jacopo Numa Leon.

*

   Tristi pensari pasquali (pensierì pensati: inerti fatti'; 'pensieri pensanti: Atti puri -Reminiscenze gentiliane).

   Tamburi trombe bande militari cori guerreschi sempre e ovunque stimolarono nei secoli gli eserciti alle peggiori carneficine. Frau Musika nei secoli al servizio degli scellerati guerrafondai.

   Quando mai musica salvatrix, musica serenans, musica laetificans?

Non son forse tremende sinfonie i rombi dei mostri che sul mondo, da cielo terra mare, seminano morte?

   Solo diversi i suoni, diversi i ritmi.

   Caduta delle ultime illusioni.

   Ancora non t’arrendi, Sforza?

   Non odi sui mondi squillare le trombe dell’apocalisse?

*

   Balugina appena in questo giorno della fuga di Proserpina dal talamo inverecondo di Ade: sparita è la notturna caligine, il cielo sfavilla del suo più azzurro splendore.       È dunque davvero Primavera. Ne annuncia a voce spiegata Madre Natura in ogni suo aspetto il ritorno: 'Persefone risorse e il mondo infiora / Pan non è morto, non è morto Pan!'.

   Solo Procne tace. Non ne scorgo i voli arabescanti in cielo, non mi giunge rasserenante il suo garrire.

__________________

   Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

 

 

 

 

 
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