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Messaggi di Luglio 2024

Puccini e Verdi secondo Bistolfi

Post n°1200 pubblicato il 07 Luglio 2024 da giuliosforza

 

1094

 

 Ho conosciuto per caso in questi giorni, vagando inquieto wanderer per la Rete, un signore e studioso straordinario, di quelli che una volta in vita ti avviene, se sei fortunato, di incontrare. Si tratta di Luca Bistolfi, uno scrittore e un critico letterario e musicale non appigionato che scrive su varie testate e riviste, quelle che sono in grado di reggere la sua poliedrica cultura e le sue strepitose bordate. Io lo ho incontrato su Pangea, che si auto presenta come “Rivista avventuriera di cultura & idee”, fondata da Luca Alberto Lo Presti e diretta da Davide Brullo. Cercavo qualcosa di nuovo e diverso su Puccini nel suo centenario. E guardate un po’ che ti trovo? Leggete e stupite alla lettura di “Giacomo Puccini: sia lode al gigante della musica seria (ma la bibliografia è avvilente)”. La rivista è on line ed è gratuita.

   Io che in gioventù mi godetti gli stroncatori Papini Soffici Prezzolini Giuliotti ed altri in campo estetico-filosofico-letterario, ho goduto compiaciuto alla lettura di un lungo articolo del critico musicale Luca Bistolfi pubblicato sulla rivista on line di libera consultazione “Pangea. Rivista avventuriera di cultura e idee”. Lucidità, informazione, verve di tale genere non ci è dato più che rarissimamente incontrare in questi tempi di massificazione rimbecillente. Che poi le stroncature del pangeatico riguardino i denigratori di Puccini a vantaggio del Bussetano mi fa doppiamente piacere. Il Lucchese non ha niente, proprio niente da invidiargli, e tanto meno da dovergli. Altre arie egli respirò, frequentò altri lidi, quelli che spalancavano a Frau Musika e ai suoi devoti ben altri orizzonti. Diceva il vecchio Verdi del giovane Puccini, credendo gliene tornasse a disdoro, che era più un sinfonista che un melodista, e aggiungendo che un’opera lirica dove predomini l’armonia a scapito della melodia è come un monumento dalla grande base e dalla picciola statua. Immagine certo efficace ma inadeguata; lo stesso Verdi dall’Otello in poi se ne sarebbe accorto e faticò non poco per arrivare ad autosuperarsi e in qualche modo autonegarsi, che dio sia lodato, nel Fallstaff. Io che circa Verdi ho sempre quasi in tutto condiviso il giudizio irridente di Richard Strauss, e dai suoi cieli il grande Marzio Pieri me ne perdoni, Verdi, chi? Il musicista dello zumpapa zumpapa?, leggo con soddisfazione le bordate di Bistolfi contro certa critica musicale. I non verdiani andranno in sollucchero. Ma anche i verdiani ne usciranno, se non convertiti e meno inca, un poco, lo spero, illuminati.

   Nel suo lungo saggio Bistolfi parte da Virgilio Bernardoni e le sue riflessioni sul centenario puccininiano, e ne prende spunto per denunciare l’inadeguatezza, quando non la falsità e la malevolenza, della maggior parte della critica pucciniana, a partire da Massimo Mila, attraverso toscanini Alfano Berio e altri, per arrivare a Julian Budden e Dieter Schickling che salva dalla condanna videnziandone e lodandone i meriti e la sagacia. Ecco come presenta Schickling:

   "Quando nel 2008 su un quotidiano romano salutai l’arrivo dello Schickling, uscito per i centocinquant’anni della nascita e ad oggi il miglior libro in circolazione, chiudevo il contributo augurandomi di veder presto o tardi sorgere la monografia che rendesse giustizia al più grande operista italiano moderno. Sperai adesso di trovarla in Bernardoni. Ma a distanza d’oltre tre lustri debbo constatare ancora la presenza di lavori bensì volenterosi ma inutile fatica di praticoni e orecchianti. Sicché, oltre di leggervi lo Schickling, il mio consiglio è di farvi da voi il vostro Puccini, senza alcunché sperare da critici e storici. Qualche traccia adesso l’avete”.

 Buona lettura https://www.pangea.news/giacomo-puccini-centenario-morte/ 

 

*  

  Un sogno mai sognato   

  Uno stato totalitario politico-clericale non identificato bandisce un concorso senza tema per una carica non identificata. Partecipazione obbligatoria. Io cerco di esimermi fuggendo. Bloccato, son trascinato in manette alle segrete, come una volta si diceva. Obbligato a scrivere sotto lo sguardo minaccioso dei carcerieri scelgo il mio tema: All’inizio era il Non Senso, e il Senso era presso Dio, e il non Senso era Dio. Condannato al capestro per blasfemia e torturato, mi rifiuto di abiurare. Al momento dell’esecuzione un dardo infuocato, sceso come fulmine dal cielo, colpisce  la corda e la spezza:  son salvo per bontà di un …sensatissimo Iddio.

   Questo il mio sogno di stanotte. Son sano e non vaneggio.

_________________

 Ho conosciuto per caso in questi giorni, vagando inquieto wanderer per la Rete, un signore e studioso straordinario, di quelli che una volta in vita ti avviene, se sei fortunato, di incontrare. Si tratta di Luca Bistolfi, uno scrittore e un critico letterario e musicale non appigionato che scrive su varie testate e riviste, quelle che sono in grado di reggere la sua poliedrica cultura e le sue strepitose bordate. Io lo ho incontrato su Pangea, che si auto presenta come “Rivista avventuriera di cultura & idee”, fondata da Luca Alberto Lo Presti e diretta da Davide Brullo. Cercavo qualcosa di nuovo e diverso su Puccini nel suo centenario. E guardate un po’ che ti trovo? Leggete e stupite alla lettura di “Giacomo Puccini: sia lode al gigante della musica seria (ma la bibliografia è avvilente)”. La rivista è on line ed è gratuita.

   Io che in gioventù mi godetti gli stroncatori Papini Soffici Prezzolini Giuliotti ed altri in campo estetico-filosofico-letterario, ho goduto compiaciuto alla lettura di un lungo articolo del critico musicale Luca Bistolfi pubblicato sulla rivista on line di libera consultazione “Pangea. Rivista avventuriera di cultura e idee”. Lucidità, informazione, verve di tale genere non ci è dato più che rarissimamente incontrare in questi tempi di massificazione rimbecillente. Che poi le stroncature del pangeatico riguardino i denigratori di Puccini a vantaggio del Bussetano mi fa doppiamente piacere. Il Lucchese non ha niente, proprio niente da invidiargli, e tanto meno da dovergli. Altre arie egli respirò, frequentò altri lidi, quelli che spalancavano a Frau Musika e ai suoi devoti ben altri orizzonti. Diceva il vecchio Verdi del giovane Puccini, credendo gliene tornasse a disdoro, che era più un sinfonista che un melodista, e aggiungendo che un’opera lirica dove predomini l’armonia a scapito della melodia è come un monumento dalla grande base e dalla picciola statua. Immagine certo efficace ma inadeguata; lo stesso Verdi dall’Otello in poi se ne sarebbe accorto e faticò non poco per arrivare ad autosuperarsi e in qualche modo autonegarsi, che dio sia lodato, nel Fallstaff. Io che circa Verdi ho sempre quasi in tutto condiviso il giudizio irridente di Richard Strauss, e dai suoi cieli il grande Marzio Pieri me ne perdoni, Verdi, chi? Il musicista dello zumpapa zumpapa?, leggo con soddisfazione le bordate di Bistolfi contro certa critica musicale. I non verdiani andranno in sollucchero. Ma anche i verdiani ne usciranno, se non convertiti e meno inca, un poco, lo spero, illuminati.

   Nel suo lungo saggio Bistolfi parte da Virgilio Bernardoni e le sue riflessioni sul centenario puccininiano, e ne pre nde spunto per denunciare l’inadeguatezza, quando non la falsità e la malevolenza della maggior parte della critica pucciniana della critica pucciniana, con esclusione di  a partire da Massimo Mila, attraverso toscanini Alfano Berio e altri per arriveare a Julian Budden e Dieter Schickling. Col quale egli schiude

Quando nel 2008 su un quotidiano romano salutai l’arrivo dello Schickling, uscito per i centocinquant’anni della nascita e ad oggi il miglior libro in circolazione, chiudevo il contributo augurandomi di veder presto o tardi sorgere la monografia che rendesse giustizia al più grande operista italiano moderno. Sperai adesso di trovarla in Bernardoni. Ma a distanza d’oltre tre lustri debbo constatare ancora la presenza di lavori bensì volenterosi ma inutile fatica di praticoni e orecchianti. Sicché, oltre di leggervi lo Schickling, il mio consiglio è di farvi da voi il vostro Puccini, senza alcunché sperare da critici e storici. Qualche traccia adesso l’avete”.

 Buona lettura https://www.pangea.news/giacomo-puccini-centenario-morte/ 

   

Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

   

  

 

 
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Le melodie di Bellini, Rigoletto al Circo Massimo, La Forza del Destino, Tibur Tivoli...

Post n°1199 pubblicato il 02 Luglio 2024 da giuliosforza

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     Ieri sera, stanco di intellettualismi, soprattutto se  musicali, mi sono addormentato lasciandomi dolcissimamente cullare dalle quattro melodie che ho in vita più amato ed amo, secondo me le più belle e struggenti della storia della lirica italiana, tutte di Bellini: “Casta Diva” e “Mira o Norma” dalla Norma e “Prendi l’anel ti dono” e “Ah non credea mirarti sì presto estinto o fiore” dalla Sonnambula, il cui pathos romantico  l’uso vocale e strumentale del controcanto esaspera ai limiti  dello sfinimento. Di quest’ultima trascrissi le prime note, le stesse impresse sul marmo delle tomba catanese (su quella ormai cenotafio del ‘Père Lachaise’ a Parigi avevo pregato, quando ancora l’anima non s’era inaridita, tanti tanti anni fa), su un grosso fusto di bambù trafugato a un giardino una mattina che, rousseauiano promeneur solitaire,  vagavo per le vie della città etnea addormentata sotto una spessa coltre di neve nera, la polvere lavica.

    Tengo molto al grosso bastone di bambù catanese che mi accompagnò a lungo sui monti -a cominciare dalla montagna officina di Efesto- che ora con la sua punta d’acciaio acuminato deve limitarsi a risuonar cupo per gli asfalti e i cementi arroventati delle strade della mia borgata. Stamane me lo sono portato con me al Frainile  dove intendo rimanere tutta l’estate, se il caldo tornerà (oggi fa un freddo quasi invernale, da indossare il cappotto) in compagnia di Saramago, del Goethe delle prime poesie e del Werther con testo originale a fronte (una recente edizione di Marsilio che ripropone per fortuna l’originale, quella non ancora in parte dallo stesso Goethe rimaneggiata per motivi di censura) per poi rituffarmi, con Alfred De Musset  e le storiche del movimento Ricarda Huch e Andrea Wulf, nel pieno del Romanticismo che amo. 

   Quanto bene ho dormito stanotte! 

   Altro che Xanax, altro che Prozac, altro che il Platone di Lou Marinoff le melodie di Bellini!

*

   Su 5 stamane. “Rigoletto al Circo Massimo”. quel che resta di un’opera lirica classica. La chiamano contaminazione moderna tra teatro televisione cinema. Non credeteci. Si tratta di un intruglio che non giova a nessuna delle tre forme di comunicazione. E un tale intruglio dovrebbe significare volontà di avvicinamento della folla (spregiativamente detto), del “popolo”, soprattutto quello dei giovani, all’Opera. Alla folla basta e avanza un concerto di Vasco Rossi con i suoi milioni di tifosi, in presenza o virtuali. Verdi, poi… Ci pensa da solo ad auto-castrarsi in molta della sua produzione lirica ridotta ad una serie di canzonette, di motivetti, i più assai gradevoli, va riconosciuto, che, giustapposti, l’uno all’altro ricuciti, senza una solida base sinfonica unificatrice, dovrebbero rappresentare un serio discorso musicalmente compiuto.

Euterpe piange, altro che eu-terpein, rallegrare!

   Un giorno dopo: La Forza del Destino

   Rilassato, per intero e senza prevenzioni (di cui mi sforzo di attenuare almeno l’impatto condizionante sull’ascolto, cosa difficile per un che non ha in Verdi il suo prediletto) seguo e mi godo su rai5 La Forza del Destino, parecchio riprendendomi dal gusto stroncatorio e dissacratorio di ieri mattina. Si tratta di quella di un Maggio musicale fiorentino degli anni Dieci diretta da Zubin Metha. Un Verdi composito che in quello che è indubbiamente uno dei suoi capolavori sa ben fondere (stava per sfuggirmi un volgare mescolare, che sarebbe stato davvero offensivo) in pagine sublimi sacro e profano, serio e faceto, guerra e pace, amore e morte. Inutile dire de “La Vegine degli angeli” e dei cori gregoriani risuonanti in lontananza (ma in tutta l’opera si respira un’aria di religiosità che ne fa, fra tutta la produzione verdiana, se non un unicum una testimonianza definitiva della innegabile religiosità di Verdi - religiosità dico, non religione, che è tutt’altra cosa -) ai quali sono da sempre per formazione assai sensibile. Particolarmente m’è piacito Nicola Alaimo nella lunga divertentissima parte di fra Melitone, ma anche il frate portinaio nel suo ruolo di distributore di minestre ai poveri. Ferruccio Furlanetto in quella seriosa del padre guardiano e Saloa Fernandez in quella di Leonora, ritirata nel suo eremo diventato per la solita dissennata scenografia modernista una grossa gabbia da zoo per scimpanzè, hanno decorosamente adempiuto al loro ruolo.

   P. S.

   Una piccola consolazione per i verdiani anti-pucciniani. Pur non dovendo, questo è chiaro, il Lucchese nulla al Bussetano, se non quel tanto che fatalmente un dopo deve a un prima, un involontario richiamo tra la figura del sagrestano di Tosca, di Fra Melitone e del frate distributore della minestra de La Forza del Destino indubbiamente c’è: quel tanto di scanzonato che fa dei rispettivi episodi di cui sono i protagonisti qualcosa di molto di più che semplici divertenti cammei.   

 *  

   Questa mi mancava.

   Stanotte alle 02:30 stato svegliato, e non si trattava di un sogno, da una telefonata del Soccorso stradale (così almeno la voce si dichiarava, ma chissà quale delinquente si celava dietro tal nome). Avrei voluto vedere voi. Le immediate scuse non furono sufficienti a impedire al mio antico muscolo cardiaco di riprendere la sua solita corsa, più del solito affannata e disordinata. Ora, placato il muscolo, mi sento stordito nella mente e stremato in ogni fibra del corpo, e senza fiato, come un Laocoonte stretto fra le spire dei due serpenti, che nel mio caso non Porcete e Caribea hanno nome ma Spazio e Tempo, i due mostri che s’apprestano a soffocarmi.

   Chi mi libererà dalla morsa di Spazio e Tempo?

*   

   Dalle nostre parti si dice di Tivoli (come a Firenze di Prato): “Tivoli del mal conforto. O piove, o tira vento, o suona a morto”. Orribile. Ma non fu la località (per la verità la nobile Tibur, non la volgaruccia Tivoli, stipatissima ma non certo vivibilissima) il luogo preferito da Poeti, Imperatori, Papi, principi, mecenati, artisti di ogni genere, che ne lasciarono imperiture memorie? Sarà solo questione di mutamento di clima meteorologico o soprattutto di mutamento di clima culturale? Che ne pensano i vari amici che con le parole e coi fatti si adoperano per la rinascita?

   Saluti e auguri da un umile ma verace tiburtino del contado.

   Due commenti che meritano:

   Gianni Andrei,

   Tibur, lustrissimo maestro, è qui a parlarci di storia e di storie, continuamente ad ammonirci, da secoli in verità, per spronarci in uno sforzo comune a concretizzare un nuovo possibile Rinascimento sociale ed etico. Ognuno per la sua parte.

   Filippo Greggi,

   Per noi di Montecelio Tivoli è sempre stata un punto di riferimento vuoi perché avevamo lì il Vescovo, il Pretore, le Scuole superiori, negozi attraenti, il mercato dei nostri ortolani ma non sono mancati gli sfottò. Ma anche grande rispetto in un nostro detto: "ROMA , CAPUT MUNDI, TIVULI PE' SECUNDI".

*

   Mi rigusto dopo un sessantennio il film restaurato El Cid del regista Mann con Sophia Loren, Charlton Heston e Raf Vallone, che narra le imprese di Rodrigo Diaz de Vivar soprannominato El Cid Campeador, il Signore Campione (+1099) perché eroico protagonista della lotta di liberazione della Spagna dai Mori. Non mi dispiacerebbe inserire, fra le ipotesi etimologiche più o meno fantasiose del nome del mio natio borgo selvaggio, quella che lo fa derivare dal nome di nascita del mitico Eroe valenciano.

 
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