Si scrive con una sana voglia di sconfiggere l'ansia cronica. Si distende il foglio virtuale e si getta l'attacco. Come viene. Più o meno. Di solito le mani vanno sole. Disegnano cerchi confusi. Fanno casino. Sembra cercare chissà che. Invece niente. Non trovano niente. Poi all'improvviso, nella tasca sinistra della giacca, eccola: la chiave per aprire la portiera. E la stessa chiave per mettere in moto.Attenzione: questa cosa di quando stiamo per mettere in moto è tutto quello che sta per diventare incipit ma non è ancora incipit. 1) Si chiama "attacco". L'attacco è la prima parola poi la seconda e la terza e qualche altra: come mettere in moto la macchina. Può succedere che non ti parta. Allora riprovi. Ma se giri quella chiave e clicchete e clacchete ma niente, allora lascia perdere. Il problema è la batteria. Scarica. O peggio. Una questione meccanica. Quello è l'attacco. Pura meccanica. Solo che oggi quando si parla di meccanica si parla anche di centralina, di elettronica. Tutto dipende dalla centralina. Tutto dipende dall'elettronica. Ormai le auto full optional hanno tutta la serie di spie a segnalare il guasto. Poco ci vuole che te l'aggiustano pure. Senza meccanici di mezzo, in quelle sale chirurgiche per veicoli che non si muovono più. Ci trovi di tutto nel corridoio davanti a quella clinica per vetture, alla sala operatoria per lamiere e contagiri. Pure qualche 500 bella e andata. Solo che l'hanno lasciata lì sperando in un miracolo. Una resurrezione.Tornando a noi: se parte non c'è problema. L'attacco c'è. Questo è il primo punto. Non si può sbagliare. Te ne accorgi. Dal rumore del motore, ovviamente.2) Segue l'incipit. Che non è la stessa cosa dell'attacco. L'incipit è quando l'attacco è partito bene. Allora dai due colpi d'acceleratore - non si sa mai - e poi premi la frizione e via con la prima.Ecco, l'incipit è la prima. E la macchina si muove.(continua, quando non so)