scrittori

La piazza e la discoteca


Un fatto mentale. Una disposizione dell'animo. Un atto generoso verso i figli. Certo, sarebbe meglio stare a casa. La piazza non fa più presa. Non attrae. Sa di vecchio. Sa di comizi. La gente è stufa dei comizi. Abbarbicata a casa, preferisce il meritato riposo. Lo slancio giovanile non è più "sociale". Si conserva per i momenti di caccia. Nei bizzarri movimenti del tunz pa punz discotecaro. Movenze un tempo precipuamente femminee, oggi aperte a un globale unisexismo mellifluo, un magrismo efebico, col culo di fuori.Eccoli, i giovenil furori fare capolino dal bassismo modaiolo, dal jeanserismo che abbraccia tutti, come una religione primitiva che innalza il suo totem e lo riveste fino alla vita sempre più bassa, lasciandone appena intuire i fallismi stemperati dalla sdolcezza poco mascolina.L'uniforme è! Adesso sotto a chi tocca. La caccia si apre. Tutto diventa un festino a tirate di coca. Pr un po' melomani molto megalomani offrono felicità bianca in polvere a basso costo. I nasi succhiano sprizzano euforizzano smaniano di sentire la mano strusciare a lenire il solletichio ad oltranza. La piazza è vuota. Il comizio è scaduto. Il politico riluccica di bianco nel Palazzo d'estate. Il politico si sta avvicinando al popolo con incredibili mosse a sorpresa. Il politico sa. Lasciamolo fare. Ha cominciato sfilandosi di dosso la cravatta: la sentiva come un monito da millesettecentottantanove. Adesso, alleggerito il collo, respira placido nel benestare di un parlamento molto pregiudicato.La piazza è stanca. La sera da lontano è festa anch'essa poco leopardiana. Il tunz pa punz ricomincia. La politica ha scelto l'abito: quello di "per sempre in vacanza".