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Credo nella scuola a tre dimensioni: la prima, quella razionale, verbale, che viaggia sul binario univoco docente-discente (ecco, a questa scuola credo solo per far piacere agli altri).In verità credo alla dimensione emotivo-affettiva della scuola. Certo che ci credo. Quelli che non ci credono hanno il dna da gruppo dirigente che tiene in scacco gli altri.La scuola a dimensione fortemente affettivo-emotiva rompe gli indugi e si caratterizza per un coinvolgimento totale, una partecipazione al divenire dei saperi.Quella razionale ha un'àncora che la tiene arroccata. La cementa fino a fossilizzarne curiosità, stupore, eureka.Ecco la chiave: abilità euristiche. L'ultima è la dimensione sociale. Se non stiamo attenti tra un po' d'anni sarà come in America: homeschoolers. Studenti da casa. E allora diremo addio alla tanto amata bistrattata derisa scompaginata scuola.